Ad alta voce e con la falce…

ScannedImage-4L’amica Gipsy nel suo ultimo post, a proposito di esami, parla di sorriso… dei commissari.
Mi ha fornito lo spunto per altre amene considerazioni.
 
Una nota ricorrente è l’interrogazione-confessione.
I banchi, di solito, separano i nemici.
Ma la/il fatebenefratelli di turno aggira l’ostacolo e si accomoda accanto all’allievo.
Si avvia una sorta di confessione privata tra i due, mentre inutilmente io allungo i padiglioni auricolari per carpire qualche parola.
Tutti, comunque, interrogano sommessamente, quasi si vergognassero di parlare pubblicamente.
Io mi diverto, invece.
Appurato che il cattivo della situazione sono io, ho deciso di rendere infernali le interrogazioni.
Ho posto una bella patacca davanti ai miei occhi; per ogni candidato calcolo in tutto un’ora tra tesine e mappine, visione degli scritti e domande.
Dell’ora mi ritaglio venti-venticinque minuti e sotto con domande di vario tipo, da quella nozionistica a quella che prevede una certa capacità di inferenza e di collegamento.
Riempio gli inevitabili silenzi degli asini, pontificando su questo o quell’aspetto letterario, su questo o su quel termine adoperato.
Se è il caso mostro un volto di scandalo per l’ignoranza o compiaciuto per la preparazione e l’acume dei candidati.
Per farla breve, interrogo, correggo gli errori, spiego.
Ad alta voce.
Nessuno fiata.
Ammonisco il presidente o chicchessia, se durante il colloquio si cicaleggia.
 
A porte chiuse segue la valutazione e la decisione del voto degli orali.
Mi sono accorto che il presidente, uomo miserabile, dietro le mie spalle, dà ai commissari interni un’indicazione di voto con le dita della mano, per far collimare il voto da essi ipotizzato con quello reale.
Poi, ipocritamente, si rivolge a me e chiede il mio parere.
Gli ho cantato in faccia che è meglio che non mi chieda nulla, perché trattasi solo di presa per il culo.
Infine si passa alla votazione.
Io, quasi sempre, sono in minoranza.
 
Però in quell’ora mi diverto assai.
Di necessità virtù, no?

ScannedImage-3L’altro pomeriggio si è presentata con una borsa dalla forma di un’automobile degli anni Trenta!
Il particolare basti per raffigurarla.
Franci è la più sticchia tra le colleghe, veste con buon gusto, spesso griffato.
Dentro, però, una fragilità disarmante.
Dovendo scegliere, anche per lei, un albergo a London, gli amici hanno optato per un quattro stelle.
<<Se devo dormire col topo nella stanza>> mi ha confessato << io mi adeguo e dormo col topo nella stanza>>.
Di Franci gli amici non hanno capito nulla!
 
Ho partecipato ad un high tea.
Si sorseggia un the particolare e si spiluccano porzioni mignon tra dolce e salato.
Un pugno di colleghi, per l’addio a un corso di inglese, abbiamo colonizzato per qualche ora un locale. E a darci sotto con cookies, brownies, l’americano cheesecake alla mousse di cioccolato( che non ho avuto l’ardire di assaggiare),plumcake, toast salati…
Al teacher abbiamo donato una camicia burberry, lui a noi dei biglietti letterari, acquistati ad Exeter, con dediche personalizzate rigorosamente in english.
 
Proseguono gli orali degli esami di maturità; due candidate brillanti, che ho tenuto sotto torchio per venti minuti(era un piacere ascoltarle!), e tre meleagridi, affette da incontinenza lacrimale.
Il silenzio di piombo che è calato è stato sufficiente a valutarle, nonostante il tentativo mieloso di una commissaria(indegna del ruolo) di cavare dalla loro bocca significati coerenti.
 
(Nell’immagine il biglietto che m’è toccato; vi risparmio la dedica)

L'indistinto e l'amorfo

L’altra scempiaggine degli esami di stato è che sul tabellone pubblico i voti delle tre prove scritte non possono essere riportati, ma soltanto il totale.
Il candidato deve, pertanto, inoltrare richiesta formale in segreteria per sapere quale risultato abbia conseguito nelle singole prove o, se fortunato, chiederlo ai commissari.
Tra l’emozione e il terrore la seconda ipotesi è scartata.
Medesima beffa per il risultato finale.
Sul tabellone sarà riportato diplomato/non diplomato.
Senza voto.
Medesima trafila nelle segrete stanze.
Si dice che debba essere versata anche una sommetta per il disbrigo della rogatoria.
Il tutto ha un nome: legge sulla privacy, o meglio interpretazione di essa.
Vorrei sollevare due obiezioni.
Prima: durante l’anno scolastico, per le interrogazioni e i compiti scritti, Cicco sa che Paolo ha ottenuto 7 in storia dell’arte, Milena sa che Vercingetorige ha ottenuto 9 in storia(sarà per il suo nome…) e così via.
Perché, all’esame di stato, ciò è un’infrazione alla privacy?
Due: non è legittimo che il pubblico, cioè allievi e famiglie, tramite il confronto dei dati, si rendano conto di come abbia operato una commissione nell’assegnazione dei voti e che risalti, in modo particolare, il merito di chi ha studiato e il demerito dei fannulloni?
Invece non è consentito.
La parola d’ordine è privacy, un modo come un altro per massificare, per incorniciare l’indistinto e l’amorfo, cosa che si somma alla cancrena del sessantottismo, ancora incrostato sui banchi delle cattedre scolastiche.
 
Onorevole Gelmini, oh se Lei potesse leggere le mie lamentazioni!
Forse concorderebbe con me.
Stamani, oltretutto, avrei evitato di mortificare pubblicamente una collega.
Ché, poi, nel pomeriggio, uno ci sta male e vorrebbe tagliarsi la lingua!
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(Chiedo venia all’adorabile Gipsy, che avrebbe voluto coinvolgermi in una carinissima catena con ricchi premi e cotigliooon. Non parteciperò, per il fatto che i blog che adoro, in genere, li frequento quotidianamente sfogliandoli tutte le volte in cui ho molto tempo, senza aspettare mosse tanto strategiche quanto becere di “commento se commenti”).

ScannedImageFinanche i lombrichi, impiastricciati di terriccio, sanno che Montale in "Ossi di seppia" attraversa D’Annunzio.
Eppure una candidata ha avuto il coraggio di scrivere che le immagini un’acqua limpida, un’ellera i suoi corimbi e la giovinetta palma sono espressione del panismo…
Un’altra sventurata delira sulla donna-angelo in Petrarca, cui Montale in un certo qual modo si richiamerebbe.
Per non parlare della comunicazione incorporea tramite sms, chat, e-mail!
Quante minchiate nei temi!
 
Il commissario di matematica si sfigura per l’orrore, quando legge sull’omonimo programma del collega interno “prospetto qualitativo di limiti e funzioni”, come se questi gli suggerisse “han fatto matematica senza numeri”.
L’ultima frontiera della scuola italiana è fare latino senza desinenze, matematica senza numeri, educazione fisica senza esercizi, inglese in italiano, Dante senza divini versi…
 
Una giovane handicappata, con forte ritardo cognitivo, sta svolgendo tutte le prove con la supervisione di un insegnante di sostegno. Durante gli scritti era smaniosa, infastidita dai volti sconosciuti. Con una gomitata stava per sfondare l’addome al suo insegnante! (Io ho riso spudoratamente!)
Ogni tanto il silenzio veniva squarciato dai suoi ululati di stanchezza, tant’è che ha concluso le prove scritte prima del tempo.
La ragazza non conseguirà il diploma, ma un attestato di frequenza.
Dopo cinque anni sa individuare i verbi in una frase, colorare figure senza superare i bordi, un po’ di educazione civica.
Occorreva a tal fine un supplizio di cinque anni?
E non mi si tiri fuori la favoletta della socializzazione, ché l’handicappata, sul più bello, ha lanciato la biro ad una compagna.
Che società ipocrita!
Da una parte è vietato usare il termine handicap, sostituito con diversamente abile.
Dall’altra delle prove differenziate somministrate in una cornice regolare.
L’imperativo dominante è ricondurre a normalità ciò che non lo è.
Come se esistesse la normalità!
 
 
 
 
 

PUPI SICILIANITra qualche ora gli studenti italiani si cimenteranno nella pupazzata della terza prova. Essa prevede tre tipologie, A trattazione, B risposta breve(5-7 righe), C quiz a risposta multipla. La commissione di cui faccio parte, sulla base delle scelte del consiglio di classe, ha optato per il quizzzzzone. Personalmente mi sono rifiutato di esserne protagonista; il Presidente ha alzato le spalle e con un’espressione paterna mi ha domandato retoricamente "Ma come devo fare con lei?". Per il latino, perciò, mi riservo di interrogare all’esame orale, durante il quale i candidati possono dimostrare di possedere conoscenze e di argomentarle. Non credo che 5-7 righe o un’opzione su 4 crocette possano dare ai commissari materiale per la valutazione. Personalmente delle tre tipologie preferisco la A, perché i ragazzi hanno più tempo a disposizione, argomentano, usano il linguaggio specifico della disciplina, monitorano, o dovrebbero, la forma grammaticale. In fondo senza linguaggio(specifico) c’è possibilità di veicolare conoscenza? Dubito.

Buon lavoro a tutti i colleghi impegnati!