"FIRMINO" (Una lettura)

ScannedImage-7Gli ingredienti per un libro che rimane fisso nella memoria e per una lettura senza pause ci sono tutti nel racconto Firmino di Sam Savage, pubblicato nel 2007 da Einaudi.
A quanto pare si tratta di un caso internazionale.
Di solito me la do a gambe di fronte ai casi letterari.
O li leggo dopo anni o non li sfoglio.
Il fatto è che si soffia tanto sulla brace delle polemiche letterarie, che preferisco non unirmi alla massa delle voci, spesso farneticanti, capaci di distruggere uno scrittore e il suo libro o di portarlo ingiustamente sugli altari della gloria.
Però si ha anche la fortuna di imbattersi nei libri, quelli che vuoi rileggere una seconda e una terza volta e proporli agli altri in una sorta di mistica ed euforica evangelizzazione del libro scoperto.
Dopo aver letto Firmino, ho spiluccato qualche recensione, anche di scrittori o opinionisti di un certo spessore.
Quasi tutti scorgono nella vicenda del ratto-lettore Firmino il malinconico e divertente potere di redenzione della Letteratura(cosa di cui sono feroce assertore).
Il topo Firmino che si ciba di libri per non morire di fame è stato, addirittura, eletto a simbolo del lettore emarginato di romanzi nella nostra società.
Troppo semplicistico.
È vero, Firmino legge ogni tipo di storia, modella, sempre con le zampe per terra, la sua vita, divora, letteralmente e non, innumerevoli libri; a ciò però si lega indissolubile un percorso di conoscenza di sé e degli altri, uno sforzo di comprensione degli uomini-ratti e degli uomini umani, una volontà di amare e di vivere l’amore che lo conduce a suonare tutte le corde dei sentimenti umani, mentre, piccolo reietto del mondo animale, percorre instancabile i tubi delle fognature, lappa i rimasugli del latte della madre, sgranocchia i pop-corn delle sale cinematografiche, si redime dai bassi istinti che lo indurrebbero a saltare addosso alla sorella preso da foia sessuale.
Chi legge Firmino conferma la propria fedeltà al potere salvifico della Letteratura, però diventa suo compagno nell’avventura della vita, nei sogni che la animano, negli istinti che la sorreggono, nelle illusioni, amare e lusinghiere, con cui si impara a fare i conti con la durezza del reale.
Chi si illudesse di leggere una favola moderna potrebbe rimanere fortemente deluso; il tocco dello scrittore, ex professore di filosofia, fa capolino lungo tutta la rete narrativa, ma con la leggerezza del favolista e la dovizia linguistica del narratore.
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Nell’immagine una delle illustrazioni presenti nel racconto; si tratta dell’episodio di Firmino allo specchio.
 
 
 

"Cento"

ScannedImage-6Mi è capitato, in questi giorni, di incontrare dei ragazzi che frequentano il liceo dove insegno.
Sono anche miei compaesani, ma non frequentano le mie classi.
Entrambi schivi, ombrosi, poco loquaci e soprattutto scevri da smanceria adulatoria, tipica di molti alunni.
Con uno abbiamo diviso rasoio e forbici dal barbiere.
Gli ho chiesto come fosse andata agli esami di stato.
Al che, quasi sottovoce e rosso di timidezza, ma con gli occhi lucidi di soddisfazione, mi ha risposto <<Cento, professore!>>.
D’estate racimolerà qualche centinaio di euro per acquistare i libri e mantenersi agli studi.
Gli ho sorriso artificiosamente, perché la forza di congratularmi con lui e con chi l’ha educato si è raggelata per lo stupore.
 
Un altro lo riconosco da lontano, mentre percorro gli infiniti incroci delle strade del mio paese.
Un’imponente impalcatura con annesso ponteggio abbraccia una palazzina in fase di ristrutturazione.
Le tende verdi si gonfiano al vento pomeridiano, mentre le strisce rosso-bianche che segnalano pericolo di calcinacci svolazzano impazzite.
Il giovane armeggia con il secchio, la carrucola e lo sterro, che ripone su un cumulo di macerie a forma di piccola collina.
Ha braccia vigorose, tostate dal sole.
Scambiamo due parole.
Anche lui si è diplomato.
Durante i mesi estivi darà una mano a suo padre per i lavori di ristrutturazione della casa.
 
Un elogio, almeno attraverso le mie fannullone parole, gli spettava, no?
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DEDICO L’IMMAGINE, DESUETA, ALL’AMICA-BLOGGER BLUE!

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Le mie mani fremevano come le api. Però ho sfidato me stesso, se si pensa che fichi, come quello nella foto, ce ne sono numerosi, pendenti di ronzii perniciosi. Una grandinata, la scorsa settimana, ha bucherellato quasi tutti i frutti. Perduti per l’uomo, non per la natura, che ha convocato per il banchetto zuccherino un esercito di api.

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Protetto dalle braccia del maestoso noce, un asino, solitario, smania per le mosche, che ricoprono la parte superiore del muso. Si è messo quasi in posa, indifferente al mio scatto. La madre del mio amico Tanino, durante i miei giorni di permanenza in montagna, ripeteva spesso un detto, che m’è piaciuto e che s’attaglia all’immagine: "Sulità, santità, pani picca e libertà", ossia "solitudine, santità, poco pane e libertà".

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Un angolo, a dir poco incantevole, del patio della casa, dove ho trascorso il tempo tra affetti autentici, cibo genuino, ronzio di api, mosche e calabroni, frenesia sonora di grilli e cicale, fruscio di fronde e, su tutto, il canto del vento, da qualsiasi direzione spirasse. Non sono mancati gli assalti della natura; finanche un grillo ha creduto luogo accogliente la mia schiena. Vi risparmio la mia reazione. Sotto questo patio io e i miei amici abbiamo sgranato, di notte, storie di oggi e di ieri, aneddoti della gente del paese, fatti di grande umanità e, talvolta, di barbarie. Ad ascoltarci soltanto il vento.

(Ho scattato le foto a Giuliana, provincia di Palermo; ringrazio il mio amico Tanino e la teneressima madre, dispensatrice di favole e di storie vissute.)

Rimaniano in tema di saggezza popolare con due detti.
 
<<Iri circannu a buffa cassaru cassaru>>, ossia, traducendo/tradendo, <<andare alla ricerca del rospo, o della rana, attraverso le viuzze del quartiere del Cassero*>>.
Il detto si usa per evidenziare l’impossibilità di cercare qualcosa che si è smarrito e, forse, perduto per sempre. Può anche alludere all’irraggiungibilità di una chimera, un desiderio, un obiettivo. Infine lo si può adoperare per chi ha il viziaccio di cavillare su ogni cosa, non approdando ad alcuna conclusione.
 
L’altro è <<u sceccu**, unni si curca, si susi>>.
Qui l’ambito è economico.
<<Laddove lo scecco si adagia, si alza>>.
Significa che uno guadagna quanto lavora.
Ma siamo in un contesto pre-industriale, quando l’ottica del guadagno a tutti i costi, anche fregando il prossimo, era perlopiù assente dall’orizzonte produttivo. Mi pare che, oggi, il detto possa calzare per gli impiegati statali. Lo stipendio, infatti, è quasi sempre il medesimo.
 
*Cassaro, storico quartiere di Palermo.
**Sceccu, una sorta di asino.
 
Buon fine settimana!

"Sanciuvannari" & C.

lacerta viridisGli occhi dei sanciuvannari sono potenti.
Sono in grado di difendere gli uomini che s’imbattono nelle vipere.
La saggezza dei vecchi consiglia di stare immobili e di fissare lo sguardo altrove, in modo tale che il lucertolone possa concentrare l’acutezza dello sguardo sulla vipera e allontanare dal malcapitato il pericolo del morso.
Il nome sanciuvannari deriva da San Giovanni Battista, che l’iconografia ci presenta spesso alle prese con scorpioni e serpenti, segno visibile degli attacchi di Satana.
Fin qui il racconto di un vecchio del paese; la sua lezione l’ha tenuta, ieri mattina, all’ufficio postale, sotto lo sguardo attento di molti e quello disgustato di una delle impiegate.
 
L’aneddoto non è poi così lontano dalla realtà zoologica, infatti i ramarri, denominazione pseudo-scientifica delle sentinelle del Battista, si nutrono sia di vegetali, sia di altri animali, tra cui rettili e insetti.
Nelle pietraie delle mie montagne non ne ho mai visti.
Un incontro ravvicinato, invece, è avvenuto su un costone roccioso tra i cespugli alcuni anni or sono.
Proprio a mare.
Il ramarro ha uno scatto velocissimo e ha un sistema olfattivo potente.
Tra i cespugli e le rocce del tratto di mare tra Mondello e Capo Gallo è possibile ammirarli.
Il verde-ramarro, più vicino al cinabro, è più brillante sul dorso che nelle altre parti del corpo sinuoso.
Esistono in Italia due sottospecie, la lacerta viridis e la lacerta bilineata, quest’ultima molto diffusa.
Ma non so dire con esattezza se in quell’incontro a mare, quando il rettile si fiondò nella mia macedonia di frutta, che avevo portato con me per dissetarmi dall’arsura, si sia trattato di viridis o bilineata.
 
Consigli di lettura
L’ ombra di Woody.
L’amara «parabola» di un attore in crisi d’identità
Autore Jemma Ottavio
Prezzo € 11,30
Editore L’Autore Libri Firenze (collana Biblioteca 80)
In libreria e via web,normalmente disponibile per la spedizione
entro 3 giorni lavorativi, con IBS.
(segnalato da MARIA)
 
"Il Ritorno del Principe" (La criminalità dei potenti in Italia)
Autori Saverio Lodato e Roberto Scarpinato
Chiarelettere.
(segnalato da ALDERABAN)
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Ho scoperto il sito di un esilarante vignettista. Davvero bravo!