Cani, galli, padroni… e galline

Soltanto nelle prime ore del mattino è possibile percorrere le strade del mio paese.
L’afa non risparmia la collina, anzi!
L’aria è molto secca.
Da bambino sfidavo a piedi strade, pendii, cortili a sbrigare le incombenze di nonne e zie.
Per non parlare delle smanie di mia madre.
Ogni ora rammentava che le mancava ora questo ora quel prodotto.                                                          
Nei primi anni ’70 dovevi percorrere metri e metri per riempire il saccoccio della spesa.
Il filo per ricamare dalla ‘za Tuzza, le spezie dal droghiere, i detersivi dalla signora Luisa.
Non è che molti fossero esercizi commerciali in regola.
Di fatto l’ingresso delle abitazioni si trasformava in negozio, in “putìa” nel mio dialetto.
Donne-commercianti con due polsi da muratore facevano dentro e fuori, contribuendo a rimpinguare il salario del marito.
Era consueto incontrare per la via galline( Leopardi canit) e, per il mio terrore, cani randagi.
Poiché me la facevo sotto, cambiavo strada.
Ma qualche cane mi veniva dietro ugualmente.
Stando immobile e indifferente, il pericolo passava.
Invece, un pomeriggio, l’assalto venne da uno sposagalline. Un gallo, stuzzicato da me, mi inseguì fino a farmi cadere e mi beccò il cranio.
 
Oggi si va in macchina.
Stamani mi sono inerpicato su e giù per il paese per varie spese.
Più volte ho percorso le stesse strade, regnando il senso unico.
Saggio sarebbe stato usare i piedi, ma non si rinuncia, a causa dell’afa, al mezzo.
Poi la stoltezza è tale che mi martirizzo un’ora a fare bicicletta, sciogliendomi per il sudore.
Le mie contraddizioni!
Qualche tratto di strada, tuttavia, l’ho percorso a piedi, prima di raggiungere il salone.
Ti incontro un conoscente, che si effonde in liete parole di lode per Dio.
Ha scoperto di essere arcangelo, apostolo e profeta.
Dal barbiere uno panegiricizza l’onorevole Berlusconi.
<<Si i ministri un portanu no’ munzeddu, iddu li ietta fora, ca’ iddu cumanna*>>.
Che dire?
Tutti abbiamo bisogno di un padrone.
Anche chi lo nega.
Nel nome del Padre, del Figliolo e dello Spirito Santo.
 
*Se i ministri non contribuiscono alla crescita del monticello( denaro pubblico e privato), Lui li butta fuori, perché Lui comanda)

11 commenti (+aggiungi il tuo?)

  1. lauraetlory
    Lug 08, 2008 @ 12:19:00

    Caldo secco, che meraviglia. Da noi il caldo e’ tropicale, umidiccio. Invece mi piace immergermi nel caldo spesso e bambagioso delle primissime ore del pomeriggio. Quel tipo di caldo che non ti fa neanche sudare, perche’ il sudore vaporizza prima. Camminare per le stradine del paese, deserte, con le cicale che ti stordiscono con il loro canto che cresce insieme alla temperatura. Soffrire per l’arsura in fondo alla gola e per il riverbero accecante e poi, finalmente, arrivare a casa e immergersi nell’ombra rinfrescante dell’androne. Me lo ricrdo cosi’ il caldo delle vacanze estive, il caldo di una volta. Oggi sembra di essere sul delta del Bengala nella vischiosa stagione delle piogge!
    Laura

    Mi piace

    Rispondi

  2. mariaprivi
    Lug 08, 2008 @ 19:08:00

    il “salone” è il barbiere o barberia.
    Ricordo.
    E tu forse non conosci gli ambulanti che portavano casa casa di tutto, dal ghiaccio alla merceria.
    La macchina in paese. Che vergogna.
    m

    Mi piace

    Rispondi

  3. melchisedec
    Lug 09, 2008 @ 07:39:00

    @Laura, un inno al caldo afoso! Meglio che l’umibo-colla! 🙂

    @Maria, sì, lo chiamo così, anche se ormai trionfa l’inglese o il francese nella denominazione della barberia. Degli ambulanti ricordo vagamente, non di quelli che portavano ghiaccio. Comunque ogni tanto passano il “gelataro”, con annessa musica alle tre del pomeriggio, l’arrotino, il venditore di sale e il “patataro”.
    🙂

    Mi piace

    Rispondi

  4. LaVostraProf
    Lug 09, 2008 @ 07:47:00

    Nel senso che passano ancora oggi? 🙂

    Mi piace

    Rispondi

  5. mariaprivi
    Lug 09, 2008 @ 08:53:00

    Il venditore di sale?
    incredibile.
    Il gelataio… e vorrei vedere che non ci fosse più: brioscine e gelato di limone, una delle meraviglie del mondo.
    Il patataro, suppongo di patate bollite.
    Il cibo già cotto pronto per la tavola è stato inventato a Palermo altro che take away: cipolle e patate bollite, peperoni arrostiti.

    Mi piace

    Rispondi

  6. melchisedec
    Lug 09, 2008 @ 09:03:00

    Passano ancora oggi, non con la frequenza di un tempo. Sporadico il passaggio.
    Non bollite, patate, anzi patate e cipolle. Qualche massaia ne compra casse intere. Immancabili le trecce d’aglio.
    Il sale “viene abbanniato” e venduto a “coppi”.
    Passa il pescivendolo, la “panettiera” con una vecchia 127, e una sorta di caravanserraglio con articoli vari, dalle sedie alle bacinelle, dalle pinze per il bucato all’ammorbidente.
    🙂

    Mi piace

    Rispondi

  7. noidellaterza
    Lug 09, 2008 @ 10:23:00

    Bellissimo.
    Da piccolissima a Nicolosi, sulle pendici dell’Etna profumate di ginestre e acri d’oleandro, passava un carrettino tirato da un somarello colmo di cianfrusaglie.
    Mi ci perdevo. Ricordo ancora la meraviglia di un nastrino in celluloide con gli strass e di un ditale ornato da una figurina.
    Rimembranze di vecchia signora a parte, tutti questi ambulanti dimostrano come la voglia di lavorare in Sicilia ci sia. Eccome.

    Mi piace

    Rispondi

  8. perlasmarrita
    Lug 09, 2008 @ 10:39:00

    Da me le putighe sopravvivono ancora … anche se sempre più a fatica dinanzi all’offensiva dei supermercati.
    Ma vuoi mettere? Chiamavi Giacomino e gli dicevi… “non posso uscire mi porti per favore un pacco di pasta due scatolette di tonno e una provola?”
    … e ti arrivava tutto in un bel sacchetto di carta :))
    Sapori, suoni, immagini e .. rapporti sociali che si vanno perdendo.
    Ma ancora passa il furgoncino dei surgelati; quello che è un piccolo emporio, dalle scope alle mollette; quello delle clementine di corigliano e quello delle pesche di sibari; ancora passa il freuttivendono sulla sua ape, che strobazza il clacson mentre parcheggia in mezzo alla strada e tutte le signore vanno a comprare… e poi quello dei formaggi e poi… e poi…
    Tutti questi personaggi che ancora popolano il mio quotidiano mi danno la misura di quanto ancora sopravviva un certo mondo… ma per quanto ancora???
    Bel post, Mel. Un post dolcissimo :))

    Mi piace

    Rispondi

  9. melchisedec
    Lug 09, 2008 @ 16:26:00

    @Sì, Maria. Ci si industria. L’ho notato in più occasioni.
    🙂

    @Perla, gli ambulanti resistono da me, ma le “putie” no. Ovunque “catene” e catenelle.
    🙂

    Mi piace

    Rispondi

  10. AMALTEO
    Lug 22, 2008 @ 14:34:00

    mi hai fatto venire in mente che da giovane amavo il caldo.
    ricordo una vacanza ad otranto nella quale camminavo con un gran cappello in strade bianche di sole bianco.
    oggi è tutto diverso.
    poco fa ho fatto la visita di controllo dermatologica. … niente sole .. usare creme a protezione totale
    però il ricordo del passato è intenso e visivo

    Mi piace

    Rispondi

  11. melchisedec
    Lug 22, 2008 @ 16:31:00

    @Amalteo, non sei l’unico. Anch’io devo usare potenti protettivi. Pazienza!

    Mi piace

    Rispondi

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: