I piovaschi di settembre hanno giovato alle olive. Molte, schiacciate da un martellaccio, sono già finite nei barattoli di vetro, in siciliano "burnie". Fra una settimana il verde intenso diventerà verde-grigio e l’acqua, sostituita quotidianamente, avrà fatto il miracolo della commestibilità. Dopo la sgocciolatura, è possibile condirle con aglio, peperoncino, qualche foglia di menta e olio. Ottimo stuzzichino. Se proprio vogliamo farla "porca", si può associare della provola piccante, della tuma o del primosale e pane tosto, di quello che s’aggruppa nella gola. "Porcissima"… un bel bicchiere di vino rosso.CIMG0004Anche dai noci piovono, nelle giornate di vento, i frutti. Quasi impossibile arrampicarsi sugli alberi per coglierli, a meno che non si disponga di una scala stabile e abbastanza lunga. In foto le noci distese per l’essiccazione. Però è possibile gustarle appena raccolte. Occorrono dei guanti, perché il succo del mallo, oltre che essere un’amara medicina, è un potente colorante. Una mia zia ricava dai malli un amaro.CIMG0001L’autunno è pertanto arrivato. Ora sì, lo posso dire.

***FABIUS si è cimentato nelle Letteriadi di Laura e Lory con il racconto "Cattivi sapori". A me è piaciuto.

Didattica dei Conti

Delle 18 ore di servizio 4 sono una mina vagante.
Non me ne sto con le mani in mano.
Sostituisco qualche collega assente.
Quindi, di fatto, effettuo 18 ore.
La Dirigenza mi avrebbe voluto pagare 5 ore eccedenti che, sommate alle 4, sarebbero diventate una cattedra di italiano e latino in una seconda del biennio.
Una collega è in gravidanza, quindi legge vuole che si passino al setaccio le risorse disponibili.
Non ho accettato la proposta.
Risolutamente.
E non per fannulloneria.
Non tollero che la didattica si usi a convenienza.
“Sarebbe preferibile non dissociare l’italiano dal latino”, argomentazione quanto mai saggia, se non fosse che, in altri ambiti, discipline affini vengono parcellizzate impietosamente e in barba alla didattica.
In una quarta, per esempio, un collega insegna storia, un altro filosofia.
I colleghi di lingua straniera si avvicendano a ruota libera in una classe nell’arco di cinque anni e questo solo per far quadrare i conti.
Bell’affare!
Dove sono i principi didattici?
Diciamoci le cose in faccia!
Pagare un supplente per 9 ore costa più che pagare un docente di ruolo per 5 eccedenti!
Mi tengo le mie 4 ore vaganti, anche se per poco.
Nel mio orizzonte si profilano, comunque, ore di storia e/o di geografia al biennio.
Intanto si scomodino a scorrere la graduatoria d’Istituto, ché supplenti a spasso ce ne sono assai!
 

Non ho intenzione in questo periodo di continuare a gridare come Giovanni nel deserto.
Mi godo pertanto questa domenica assolata.
Secondo giorno di riposo, dopo il sabato libero.
Il cielo è d’un azzurro intenso, l’aria frizzante.
Un gatto nero, di fronte casa mia, rovista tra i cespugli.
Il soffritto per il ragù entra dalle finestre.
Il letto è ancora disfatto.
E io sono qui immobile sul da farsi.
***
Rimando, invece, ad alcuni link:
DUCCIO DEMETRIO(Grazie ad Amalteo!)
***
Ad maiora!
 
 

Con sempre crescente interesse seguo le Letteriadi di Laura e Lory. Uno degli ultimi racconti ha suscitato molto scalpore e commenti benevoli, si intitola Temporale.
Protagonista è una studentessa che fa un pompino ad un professore, sì avete letto bene, un pompino.
Molti commentatori si sono limitati castamente  a scrivere la parola soltanto con le iniziali; non intendo farlo io. Se un atto sessuale è motore di un racconto, non vedo perché se ne debba tacere la denominazione, per quanto possa suonare volgare.
Il racconto è lindissimo, ma il lettore capisce. Probabilmente, nelle intenzioni di chi l’ha scritto c’è l’esigenza di portare alla ribalta le manovre di qualche lestofante dal colletto bianco, che abusa della cattedra per fini edonistici.
O forse la protagonista sperimenta il gusto del proibito.
O certe cose capitano.
A chi vuole che gli capitino.

Le rondini di Tullio Hermil

15398182cbdace004c818240098526e6
Molte rondini erano partite; altre partivano. Eravamo giunti in tempo per salutare l’ultimo stormo.
Tutti i nidi erano abbandonati, vacui, esanimi. Qualcuno era infranto, e sugli avanzi della creta tremolava qualche penna esile. L’ultimo stormo era adunato sul tetto lungo le gronde, e aspettava ancora qualche compagna dispersa. Le migratrici stavano in fila sull’orlo del canale, talune rivolte col becco, altre col dorso, per modo che le piccole code forcute e i piccoli petti candidi si alternavano. E così, aspettando, gittavano nell’aria calma i richiami. E di tratto in tratto, a due, a tre, giungevano le compagne in ritardo. E s’approssimava l’ora della dipartita. I richiami cessavano, una occhiata di sole languida scendeva sulla casa chiusa, sui nidi deserti. Nulla era più triste di quelle esili piume morte, che qua e là, trattenute dalla creta, tremolavano. Come sollevato da un colpo di vento subitaneo, da una raffica, lo stormo si levò con un frullo d’ali, sorse nell’aria in guisa d’un vortice, rimase un istante a perpendicolo sulla casa; poi, senza incertezze, quasi che davanti gli si fosse disegnata una traccia, si mise compatto in viaggio, si allontanò, si dileguò, disparve.
(G. D’Annunzio, L’innocente)
 
Frequentemente si accusa D’Annunzio dei peggiori reati letterari.
I detrattori magari hanno letto soltanto Il piacere.
Negare la tendenza dannunziana al virtuosismo linguistico è un atto di miopia critica.
Ci sono isole, però, in cui la disposizione del discorso si fa immagine viva e feconda maestra.
Spicca qui, a mio parere, l’uso dell’aggettivo in funzione predicativa, sia che accompagni il sostantivo, sia che completi il predicato verbale.
A livello retorico domina il climax nell’accezione che gli è propria(abbandonati, vacui, esanimi) e a corredo delle singole proposizioni(lo stormo si levò con un frullo d’ali, sorse nell’aria in guisa d’un vortice, rimase un istante a perpendicolo sulla casa; si allontanò, si dileguò, disparve).
Le rondini sono in movimento, ma chi legge ha l’impressione di contemplare un arazzo da una posizione statica.
In realtà si tratta di un ricordo di Tullio Hermil durante una gita a Villalilla.
Il lettore è con lui sulla scena.
Ho postato lo stralcio come esempio di scrittura sapiente e consapevole.
Ma oggi va di moda dire “buona scrittura”, che vuol dire tutto e il contrario di tutto.