Le rondini di Tullio Hermil

ScannedImage-7Molte rondini erano partite; altre partivano. Eravamo giunti in tempo per salutare l’ultimo stormo.
Tutti i nidi erano abbandonati, vacui, esanimi. Qualcuno era infranto, e sugli avanzi della creta tremolava qualche penna esile. L’ultimo stormo era adunato sul tetto lungo le gronde, e aspettava ancora qualche compagna dispersa. Le migratrici stavano in fila sull’orlo del canale, talune rivolte col becco, altre col dorso, per modo che le piccole code forcute e i piccoli petti candidi si alternavano. E così, aspettando, gittavano nell’aria calma i richiami. E di tratto in tratto, a due, a tre, giungevano le compagne in ritardo. E s’approssimava l’ora della dipartita. I richiami cessavano, una occhiata di sole languida scendeva sulla casa chiusa, sui nidi deserti. Nulla era più triste di quelle esili piume morte, che qua e là, trattenute dalla creta, tremolavano. Come sollevato da un colpo di vento subitaneo, da una raffica, lo stormo si levò con un frullo d’ali, sorse nell’aria in guisa d’un vortice, rimase un istante a perpendicolo sulla casa; poi, senza incertezze, quasi che davanti gli si fosse disegnata una traccia, si mise compatto in viaggio, si allontanò, si dileguò, disparve.
(G. D’Annunzio, L’innocente)
 
Frequentemente si accusa D’Annunzio dei peggiori reati letterari.
I detrattori magari hanno letto soltanto Il piacere.
Negare la tendenza dannunziana al virtuosismo linguistico è un atto di miopia critica.
Ci sono isole, però, in cui la disposizione del discorso si fa immagine viva e feconda maestra.
Spicca qui, a mio parere, l’uso dell’aggettivo in funzione predicativa, sia che accompagni il sostantivo, sia che completi il predicato verbale.
A livello retorico domina il climax nell’accezione che gli è propria(abbandonati, vacui, esanimi) e a corredo delle singole proposizioni(lo stormo si levò con un frullo d’ali, sorse nell’aria in guisa d’un vortice, rimase un istante a perpendicolo sulla casa; si allontanò, si dileguò, disparve).
Le rondini sono in movimento, ma chi legge ha l’impressione di contemplare un arazzo da una posizione statica.
In realtà si tratta di un ricordo di Tullio Hermil durante una gita a Villalilla.
Il lettore è con lui sulla scena.
Ho postato lo stralcio come esempio di scrittura sapiente e consapevole.
Ma oggi va di moda dire “buona scrittura”, che vuol dire tutto e il contrario di tutto.

12 commenti (+aggiungi il tuo?)

  1. mariaprivi
    Set 25, 2008 @ 17:09:00

    Ho sempre amato D’Annunzio, anche quando “bisognava” aborrirlo.
    Un Piacere leggerlo.
    Comunque.
    Ne l’Innocente adoro la scena in cui la moglie seduce il marito nella villa di campagna, nel Piacere quando lui scappa scoprendo il pube implume della dama dai rossi capelli.
    E trovo commovente Settembre, andiamo oggi in terra…
    Tanti registri, tanti tagli diversi, un uso alto della parola.
    E poi è stato anche un pubblicitario.
    maria

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  2. agape30
    Set 25, 2008 @ 17:25:00

    Io l’ho amato da quando insegno: né il liceo, né l’università mi avevano dato l’opportunità di studiare bene questo autore, chissà perché. Non è il mio autore preferito, ma leggere “La pioggia nel pineto” mi emoziona.

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  3. melchisedec
    Set 25, 2008 @ 19:07:00

    @Maria, Settembre è una chicca.
    Se riesco a trovare un altro brano, “Il seminatore”, lo posto.
    Su D’Annunzio pesa, più che la mole della sua scrittura, un giudizio politico negativo. E’ notorio, no?
    Io apprezzo lo scrittore e comprendo anche il particolare contesto dei primi del ‘900. Lui fu tra i primi a sfruttare i meccanismi del mercato editoriale, cosa che oggi è scontata per uno scrittore di grido, mi pare.

    @Agape, anch’io l’ho apprezzato col passare del tempo.

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  4. saonda
    Set 25, 2008 @ 19:44:00

    Grande, magistrale, nello stile e nelle impostazioni delle frasi, davvero trascinante; ma cosa dice conta di più, e non mi sembra che vada oltre il suo tempo. Posso leggerlo per giorni, poi mi accorgo di ricordare proprio poco.

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  5. lanoisette
    Set 26, 2008 @ 10:31:00

    Io lo preferisco come poeta: ha una musicalità straordinaria.

    a proposito di giudizio politico, di lui Fortini diceva “Un grand poète… hèlas!”

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  6. Ombraserena
    Set 26, 2008 @ 10:46:00

    come sai, a me piace molto d’annunzio. Ho registrato in televisione “L’innocente” di Visconti: ci voleva lui per rendere filmicamente un romanzo dannunziano! è un film bellissimo, in particolare i vestiti delle donne sono divini, i mazzi di fiori sono superbi, e Laura Antonelli era al colmo della bellezza e della grazia. Cmq se posso permettermi, Mariaprivi, nel “Piacere” non è Andrea Sperelli che scappa scoprendo il pube implume, ma uno dei suoi amici. E la signora, tale Giulia, era una “finissima bionda” il cui marito era andato a portare i suoi cavalli da corsa a Firenze, alle Cascine; per cui la dama si concedeva qualche avventuretta. Ed era priva “di quel che Goethe (se ben ricordo) lamenta la mancanza nelle statue classiche femminili”.

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  7. melchisedec
    Set 26, 2008 @ 11:42:00

    In questo ambito D’Annunzio piace.
    Ombraserena attentissima cultrice delle opere del Vate.
    🙂

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  8. Masso57
    Set 26, 2008 @ 11:45:00

    A mio parere (cosa che mi costò un attimo di impopolarità ai tempi del liceo) a D’Annunzio nuoce il fatto che tutto il resto che ha combinato in vita sua abbia finito con lo sminuire la sua vena letteraria, notevolissima, ed a tutto campo, dato che egli seppe scrivere, oltre prosa e poesia, persino sceneggiature cinematografiche, canzoni, oltre ai motti bellici.
    Da conoscere e (ri)scoprire, decisamente.

    [per Ombraserena:e pensa che “L’innocente” non fu neppure completato del tutto, dato che la malattia di Visconti gli impedì di completare il montaggio, e quello visto al cinema è in parte un’incompiuta: infatti all’epoca si vociferava che la protagonista dovesse essere la splendida Jennifer O’Neill, a ruoli invertiti con Antonelli, giudicata dalla produzione più “appetibile” per il pubblico italiano.]

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  9. merins
    Set 26, 2008 @ 20:22:00

    da studentessa odiavo D’Annunzio, il suo stile mi nauseava come un cibo troppo carico…
    da supplente, a Varese, sono stata con la classe al Vittoriale (così come ora li porto alla casa di Bellini o di Verga… :)) e da lì ho cominciato a volerlo capire davvero… non ci vado pazza ma lo rispetto
    p.s.
    un mio alunno una volta mi ha detto che D’Annunzio ha scritto la pioggia sul Simeto (il fiume più importante di Catania…)

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  10. latendarossa
    Set 27, 2008 @ 13:51:00

    Mi è sempre stato cordialmente sulle scatole, in quanto esemplare tipico dell’intellettuale italiano tronfio retorico narcisista fumoso.
    Questo non significa che non abbia scritto anche pagine assai belle e sincere, valide tuttora, il problema è che te le devi andare a cercare col lanternino…

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  11. Ombraserena
    Set 28, 2008 @ 04:36:00

    – Ecco, – spiegò Andrea, ancóra ridendo – conosci tu la più bella poesia di Teofilo Gautier, il Musée secret?

    – O douce barbe féminine! – recitò il Musellaro, ricordandosi.

    – Ebbene?

    – Ebbene, Giulia Moceto è una finissima bionda; ma se tu avessi la fortuna, che ti auguro, di tirare le drap de la blonde qui dort, certo non troveresti, come Filippo di Borgogna, il toson d’oro. Ella è, dicono, sans plume et sans duvet come i marmi di Paro che canta il Gautier.

    – Ah, una rarissima rarità che io apprezzo molto – disse il Musèllaro.

    ECCO QUI LO STRALCIO CHE RIGUARDA LA DONNA IMPLUME… avevo sbagliato di scrivere, non Goethe ma Gautier….

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  12. melchisedec
    Set 28, 2008 @ 08:20:00

    Bellissima la battuta sul Simeto! 🙂

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