risparmioOggi avrei voluto parlare di risparmio. Così non è stato. Lascio un’immagine familiare a molti di noi. Mi sa che dobbiamo tirarlo di nuovo fuori dal pozzo delle cose smarrite. Lui, il salvadanaio.

Lezione di democrazia

sonno

 Palermo dorme

ci si avvia

 Ci si avvia

quanti

Quanti!

stile

Un cartellone dei miei allievi. Hanno stile. E tanto.

 

stile 2

STILE 2. Sono orgoglioso dei miei ragazzi.

"Temo gli Egizi che portano doni"

egitto

L’ho conservato per un anno circa.
Si tratta di un dono; è un papiro acquistato in Egitto dalla mia amica Sissi.
Non amo in modo particolare l’immaginario egizio.
Però non ho resistito al blu cobalto, che predomina sugli altri colori, e l’ho fatto incorniciare con doppio vetro.
Mistero ha voluto che lo tenessi incartato, chiuso, sepolto.
Gli dei sapevano che avrei cambiato stanza e che, se avessi provveduto subito a incorniciarlo, l’avrei dovuto scorniciare per intonarlo con le pareti?
Mistero.
Ecco perché temo gli Egizi e i loro doni.
Mummie, sarcofaghi, delitti.
Sabbia, archeologia, furti di ossa e bende.
Se mi vedrete sparire, sapete perché.
 

egitto, particolare

Co-cum-ci

fluttuareFilamenti di allievi fluttuano tra i corridoi.
Non si capisce cosa sia l’auto-gestione.
Qualcuno parla di co-gestione.
Co-cum-insieme.
A chi?
A noi=ci=docenti.
 
Si travasano da una classe ad un’altra.
 
I bidelli ci lanciano occhiate torve.
Ci=docenti.
Sedie migrano in cerca di aule più capienti.
 
Un collega ha rapportato sul registro che “La classe è vuota”.
Che vuota non è.
Lui e la sua pinguedine tolgono spazio al vuoto, che vuoto non è più.
 
Una pattuglia azzurra staziona a pochi passi dall’ingresso della scuola.
 
Nelle stanze della dirigenza si papocchia.
 
In sala-docenti match tra professori.
Tra un po’ ci scappava il cazzotto e l’occhio nero.
Ringhia il mangia-bambini.
Maledice il baciapile.
Cazzutissimi.
 
La campanella suona.
 
Per oggi è finita.

Baroni, baronetti e reggicoda*

scansione0003Talvolta ho l’impressione di tediare chi legge il mio blog.
Frequente è che io parli di scuola.
Ci sono attimi in cui me ne pento; capita quando mi lascio condizionare dall’indice di gradimento, chiedendomi se un argomento piuttosto che un altro possa piacere di più.
A conferma che il pentimento è insincero e che non procedo per allettamenti, rieccomi qui a parlare del medesimo argomento.
 
Stamani gli allievi di una classe si sono misurati con un saggio breve sulla scuola.
Non li ho mai visti così interessati; di solito, durante lo svolgimento di un compito, furoreggiano sbadigli, tedio, astenia, vuoto mentale, domande (idiotissime) di chiarimento sui titoli e i documenti.
Stamattina, invece, fervore e occhi vivi.
Mi sono pertanto rilassato ed, espletata la parte burocratica, mi sono immerso nella lettura.
Così hanno fatto le mie sissine; sembravano due angeli a proteggermi, una a destra, l’altra a sinistra.
E poi sei occhi sono meglio di due, nella malaugurata ipotesi che necessitasse vigilare.
 
Mentre scorrevano fiumi di inchiostro, mi sono spulciato “La Repubblica” e trovo un’inchiesta riguardante l’università di Palermo. Si scopre, per chi lo abbia ignorato, che duecentotrenta (professori) consanguinei sono sparsi in aule, dipartimenti, facoltà.
Si tratta della Parentopoli palermitana.
L’articolo è QUI.
Per un verso ho provato nausea, alimentata dai ricordi universitari, al contempo però un sollievo interiore incredibile.
Mi si strinse un nodo in gola quando, molti anni fa, il professore di latino, esaminata la mia tesi di laurea, mi propose di rimanere con lui in istituto.
Non ti prometto nulla, però.
In un lampo rovistai nel mio albero genealogico.
Non avevo né parenti-baroni, né agganci con la curia arcivescovile di Palermo.
Allora rifiutai.
 
Tre mesi dopo ero già dietro una cattedra scolastica.
 
QUI, invece, una delle testimonianze più alte di cosa significhi insegnare ed educare.
Grazie, professore Gabriele.
***

Per la parola "reggicoda" il mio grazie al grande Michele Serra; l’ho appresa stamani, leggendo la sua amaca.