Il popolino palermitano, che rovescia per strada i cassonetti e appicca il fuoco, è il medesimo che ha scelto, nelle cabine elettorali, l’attuale "amministrazione". Lo specchio, come si suol dire.

fumo(Foto scattata nel primo pomeriggio di oggi)

Il gigante e la puttana

Delle tre cantiche la seconda paga sempre lo scotto del tempo che non basta.
Il Purgatorio rimane quasi sempre in ombra rispetto all’Inferno e al Paradiso.
Però quest’anno mi sono spinto oltre: non solo otto canti per intero, ma ho proposto ai ragazzi anche degli stralci degli ultimi.
Una lunga, articolata e complessa allegoria li caratterizza, una scena cinematografica che annuncia l’apparizione di Beatrice che guiderà il sommo poeta all’empireo.
Dante saccheggia la mitologia classica e le sacre scritture, parla di vecchi saggi e donne gentili, di un grifone e di un’aquila, di corna e occhi sovrumani, di un gigante e di una puttana, che vorrebbe distogliere il pellegrino dalla meta.
Dante era davvero incazzato con i suoi tempi.
Bui, forse quanto oggi.
Perciò gli concediamo questo e altro ancora.
Che parli di un gigante e di una puttana, così, senza peli sulla lingua.
 
 
 
Sicura, quasi rocca in alto monte,
seder sovresso una puttana sciolta
m’apparve con le ciglia intorno pronte;
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e come perché non li fosse tolta,
vidi di costa a lei dritto un gigante;
e basciavansi insieme alcuna volta.
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Ma perché l’occhio cupido e vagante
a me rivolse, quel feroce drudo
la flagellò dal capo infin le piante;
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poi, di sospetto pieno e d’ira crudo,
disciolse il mostro, e trassel per la selva,
tanto che sol di lei mi fece scudo
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a la puttana e a la nova belva.

(Purgatorio, XXXII)

L'ùpupa e il teschio

Da qualche ora la flebo ministeriale distilla i commissari degli esami di stato.
Il sito è in preda a frequenti collassi, sbianca nello schermo con la sua pagina momentaneamente non disponibile.
Colleghi e alunni euforici, avidi di notizie sui membri esterni: provenienza, accertamento di sanità mentale, parentadi.
Dal canto mio sono sereno; quest’anno sono interno, gli allievi, inoltre, danno frutti.
Farebbe bene a impensierirsi chi ha turlopinato i ragazzi, vuoi per incapacità didattica, per noia, per stanchezza; il condizionale è d’obbligo, chiaramente.
In questi giorni in classe si boccheggia; gli schiamazzi nei corridoi si amplificano più del solito come anche il frastuono del traffico.
Le scuole andrebbero dislocate su eremi!
Si susseguono freneticamente le interrogazioni, i compiti e le ultime spiegazioni.
Parlare di sepolcri a dei ragazzi in fiore non è che sia il massimo.
Però in questo passaggio Foscolo mi fa andare in deliquio…
 
Senti raspar fra le macerie e i bronchi
la derelitta cagna ramingando
su le fosse e famelica ululando;
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e uscir del teschio, ove fuggia la luna,
l’úpupa, e svolazzar su per le croci
sparse per la funerëa campagna
e l’immonda accusar col luttüoso
singulto i rai di che son pie le stelle
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alle obblïate sepolture.

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Le zucchine immerse nell’olio bollente sprigionano un intenso aroma di frittura, che attenuano  le folate di marsiglia del bucato steso a mezzogiorno. Un’anziana spia dalle persiane, un omiciattolo peloso è già in canottiera. Nell’aria afa. Scordo la fatica dell’aula, annusando famiglia.