ruderi

Tra una correzione e un caffé, tra una litigatina e un sorriso, mi affaccio e contemplo ruderi. Ruderi tra verde.

Le pause mi fanno proprio male

Minimo, per nulla importante.
Il senso di un post non è riconducibile necessariamente al narrato, diciamo volgarmente al contenuto.
Probabilmente neanche c’è contenuto o, se c’è, è insignificante dal punto di vista di chi legge.
Il lettore, dunque, può trovarsi seriamente in imbarazzo.
Che gliene può fregare del bruco che mi divora  le foglie delle zinnie?
Lo confermano i commenti al post precedente, pochi.
Tanto per continuare a imbarazzare il lettore, riporto delle riflessioni grammaticali, scaturite dalla visione di questa scena.
Dei rondinotti(o simili) volteggiano nell’azzurro, percorrendo sempre la medesima ellisse.
Pare incredibile, ma è così.
Mi è riaffiorato un poetico “Che voli di rondini intorno…”
Ma “intorno” che complemento è?
Oscilla tra un complemento avverbiale di stato in luogo circoscritto e uno di moto a luogo circoscritto.
Se è vero che gli uccelli sono intorno in un luogo circoscritto(lo spazio d’ aria tra l’antico palazzo, le scale di emergenza della mia scuola, da dove scatto la foto, e i tetti di altri palazzi), tuttavia le creature non stanno ferme, ma compiono un giro intorno.
Sempre il medesimo.
Lo confermano gli occhi di chi scatta la fotografia.
Il problema sta, però, nell’enunciato, ossia nell’omissione del predicato verbale(Che voli di rondini intorno…).
Di stasi? Di movimento?
La foto non lascia dubbi.
L’enunciato, pur poetico, lascia un che di indefinito.
Appunto poetico.

rondini 006

Le pause mi fanno proprio male

Minimo, per nulla importante.
Il senso di un post non è riconducibile necessariamente al narrato, diciamo volgarmente al contenuto.
Probabilmente neanche c’è contenuto o, se c’è, è insignificante dal punto di vista di chi legge.
Il lettore, dunque, può trovarsi seriamente in imbarazzo.
Che gliene può fregare del bruco che mi divora  le foglie delle zinnie?
Lo confermano i commenti al post precedente, pochi.
Tanto per continuare a imbarazzare il lettore, riporto delle riflessioni grammaticali, scaturite dalla visione di questa scena.
Dei rondinotti(o simili) volteggiano nell’azzurro, percorrendo sempre la medesima ellisse.
Pare incredibile, ma è così.
Mi è riaffiorato un poetico “Che voli di rondini intorno…”
Ma “intorno” che complemento è?
Oscilla tra un complemento avverbiale di stato in luogo circoscritto e uno di moto a luogo circoscritto.
Se è vero che gli uccelli sono intorno in un luogo circoscritto(lo spazio d’ aria tra l’antico palazzo, le scale di emergenza della mia scuola, da dove scatto la foto, e i tetti di altri palazzi), tuttavia le creature non stanno ferme, ma compiono un giro intorno.
Sempre il medesimo.
Lo confermano gli occhi di chi scatta la fotografia.
Il problema sta, però, nell’enunciato, ossia nell’omissione del predicato verbale(Che voli di rondini intorno…).
Di stasi? Di movimento?
La foto non lascia dubbi.
L’enunciato, pur poetico, lascia un che di indefinito.
Appunto poetico.

rondini 006

BrucoEppure non riesco a deprecare il bruco che m’ha divorato, nel giro di pochi giorni, le tenere e pelosette foglioline delle zinnie; le avevo piantate più di sei settimane fa. Ne sono rimaste superstiti soltanto cinque; una ha già un bocciolo pronto a esplodere. Mi pare sia fucsia, ma ancora il bianco-verde dei sepali ne vela la tonalità effettiva. Poiché sono caparbio, ho tirato fuori dal cassetto altre due buste di semi e ho sparso la semenza a casaccio in un terriccio soffice e scurissimo. Mentre lo mescolavo con un po’ di sabbia, è comparso dal fondo del vaso un lombrico, che ha cominciato a dimenarsi con multiformi acrobazie. Mi fanno un po’ ribrezzo i lombrichi, ma sono utili, perciò l’ho rimesso nel suo habitat. So per certo che lui non è colpevole dello strazio sulle foglie. Sembrano dei colapasta.
 

La Tranciaballe

cast-margelC’è un donnone che si aggira nella mia scuola.
Ha un vocione imperioso, a tratti stridulo; del tutto inespressivo il volto, macchiettato di efelidi su gote color prugna.
Una presidentessa di commissione, un po’ invasata, un po’ repressa.
L’abbigliamento è semplice: indossa delle gonne che probabilmente usava mia madre negli anni ’70, camicetta a manica rigorosamente lunga, o con fiorellini di prato o a tinta unica.
Non sono più abituato a incrociare colleghe così datate nell’aspetto; la maggior parte delle insegnanti sfoggia, infatti, un abbigliamento all’ultimo grido.
Anche le più anziane sfilano con abiti da sera e capelli vaporosi.
L’esame di stato fa scattare questa sorta di sfilata di gala tra polvere di gesso e cartacce.
L’aula dell’esimia è diventata un forziere di regole e verbali, compiti e cancelleria.
La bruta ritiene di essere l’unica al mondo.
Non tiene conto che in una scuola esistono più aule e si dà il caso che il suo fortino sia ubicato in prossimità dell’aula che occupa la mia commissione.
Ha letteralmente tappezzato le pareti del corridoio di avvisi scritti a quadrata littera.
Uno di essi minaccia che saranno allertate le forze dell’ordine nel caso in cui un estraneo sia beccato nella zona minata; su un altro, posto sulla porta, si legge un iperbolico “vietato l’ingresso agli estranei”.
Chi s’imbatte in lei lungo il corridoio deve farsi riconoscere.
Membro interno? Esterno? Estraneo? Infiltrato?
Io non la cago neanche e aspetto impaziente un attacco.
Un mio simpaticissimo collega stamani ha sbottato in “Sono un ladro” dopo un’ennesima richiesta di identificazione da parte del maschione travestito da donna.
Un altro, fine pensatore, sostiene che quel vietato l’ingresso agli estranei debba essere interpretato al contrario, con un senso ribaltato.
Tutti i maschietti preferiscono tuttavia rispettare il senso letterale.
Non avrà vita facile la presidentessa; non ha ancora capito che l’aula accanto al fortino è in verità occupata da cagnoli, come si dice a Palermo.
Ossia individui a metà tra i cani di strada e gli esseri umani con la battuta arguta sempre sulla punta della lingua.
 
(Nell’immagine il personaggio Agatha Trunchbull; rimando al film Matilda 6 mitica)