"L'intera Montedison per una lucciola"

scansione0004

Lucciola, lucciola, vien da me:
ti darò il pan del re,
pan del re e della regina…
Lucciola, lucciola, vien vicina!
 
Sono alle prese con gli “Scritti corsari” di Pier Paolo Pasolini, pubblicati nel 1975, una raccolta di articoli e saggi, la cui lettura non è agevole. Più volte bisogna rileggere il testo e connettere analisi pasoliniana e storia italiana, quella che si snoda tra il 1960 e il 1975.
Sono gli anni del consolidamento del fascismo democristiano, una sorta di fase di passaggio tra il fascismo fascista, quello del Duce, e il fascismo contemporaneo, quello dei consumi.
Pasolini scorge, infatti, nella storia italiana, dalla fase del post-fascismo al ’70, tre momenti: il fascismo fascista, il fascismo democristiano, che eredita i valori del primo sotto una veste falsamente democratica, e il fascismo radicalmente inteso.
Nella raccolta è contenuto il celeberrimo articolo “La scomparsa delle lucciole”, pubblicato sul Corriere della Sera col titolo “Il vuoto del potere in Italia” il 1 febbraio 1975.
“Nei primi anni Sessanta, a causa dell’inquinamento dell’aria, e, soprattutto, in campagna, a causa dell’inquinamento dell’acqua (gli azzurri fiumi e le rogge trasparenti) sono cominciate a scomparire le lucciole. Il fenomeno è stato fulmineo e folgorante. Dopo pochi anni le lucciole non c’erano più. (Sono ora un ricordo, abbastanza straziante, del passato: e un uomo anziano che abbia un tale ricordo, non può riconoscere nei nuovi giovani se stesso giovane, e dunque non può più avere i bei rimpianti di una volta). 
Quel "qualcosa" che è accaduto una decina di anni fa lo chiamerò dunque "scomparsa delle lucciole".
Pasolini adopera la metafora della lucciola probabilmente per indicare l’universo valoriale della civiltà contadina e arcaica italiana fino almeno agli anni ’60, polverizzata dallo sviluppo capitalistico di quegli anni, ma il lettore attento non può non scorgervi un riferimento alla funzione sociale della cultura umanistica, impotente di fronte al radicamento del nuovo fascismo.
Gli anni ’70 segnano, infatti, l’affermarsi del fascismo radicale e la totale scomparsa delle lucciole; tramontano Chiesa, patria, famiglia, obbedienza, ordine e risparmio e nel giro di pochi anni gli Italiani diventano un popolo degenerato, ridicolo, mostruoso, criminale: “Ho visto coi miei sensi il comportamento coatto dei consumi ricreare e deformare la coscienza del popolo italiano, fino a una irreversibile degradazione”.
Al fascismo-maschera, quello delle parate e del totalitarismo, si sostituisce quello radicale, che connette coscienza ed esistenza e crea vuoto di potere.
Ma cosa è accaduto dopo?
Si potrebbe azzardare che il vuoto di potere in sé, che Pasolini lamenta nell’explicit dell’articolo, oggi sia stato abbondantemente colmato dall’emergere di nuove maschere del potere, certamente senza più il luttuoso doppiopetto, anzi raggianti di sorrisi e promesse, di paillettes e lustrini.
Le lucciole, insomma, sono tornate.
Quelle prodotte dalla ricchezza!

11 pensieri su “"L'intera Montedison per una lucciola"

  1. Devo dire pur ammirando la lucidità e la chiarezza intellettuale di Pasolini, non sempre mi sono trovato d’accordo con la sua visione “primitivista” (ossia con l’idea che la civiltà è comunque sempre negativa e deturpante). Ma la “colpa” non è di Pasolini. Il problema è che il rimpianto della lucciola, qualora non si accompagni ad un’analisi volta a ricercare concretamente anche gli aspetti positivi che ci sono nel progresso e nel cambiamento – e chiaramente ci sono, se non si vuole impostare il discorso in maniera manichea – finisce per assumere un andamento malinconico da “Laudator temporis acti”: come si stava bene un tempo, com’era felice allegra e sorridente l’Italia contadina e rurale ecc. ecc. – quando sappiamo benissimo che così non era, ma che si trattava di un mondo poverissimo, quasi feudale, nel quale le persone si spezzavano la schiena dalla mattina alla sera.

    "Mi piace"

  2. …la differenza tra progresso sostenibile e progresso selvaggio…tra il tutto subito ed il tutto con calma….ho l’impressione che per correre dietro al “progresso” si siano persi molti valori che avrebbero dovuto rappresentare l’ossatura per sostenere la carne nuova….e sotto questo punto di vista forse non aveva tutti i torti nel rimpiangere “l’educazione” contadina nel rapporto con la natura…..che quest’anno ho visto solo una lucciola….e non piu’ di due maggiolini….

    "Mi piace"

  3. @Chichita, non è un autore amato.

    @Marcello, penso che ognuno di noi abbia i propri miti con cui interpreta la realtà. Il “primitivismo” è tipico di Pasolini, l’opposizione tra cemento e zolle, carro e macchina; a proposito lui amava le automobili.
    Di lui apprezzo l’analisi lucida, senza peli sulla lingua. E’ chiaro che aggrapparsi al primitivo non porta a nulla, ma neanche il moderno… in assoluto.
    Il primitivo è una reazione.

    @Kappadue, non credo di averle mai viste.

    @Già è una fortuna, Sysjena! Benvenuto!

    "Mi piace"

  4. Pasolini è sempre stato troppo avanti, nonostante i limiti, dal mio punto di vista ovviamente, che sono quelli di essere figlio del “suo” tempo. La tua analisi evidenzia bene il suo andare “oltre” che è segno di grandezza. Ma… davvero tu, Mel, no hai mai visto le lucciole? Non può essere! Io le ho viste a Fiascherino all’inizio di giugno…

    "Mi piace"

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...