Ode ai cachi

cachi grande

Sui rami ridotti a scheletri luccica velluto d’autunno.
Non una foglia li adorna.
Sulla bocca del frutto è caduta una stella giallognola col suo osso irto.
Il sole estivo s’è raggrumato nella polpa che filiformi venature avvolgono come membrana protettiva.
Placenta di nascosti godimenti.
Ghiacci e cime nella succulenza addentata.


cesto

11 thoughts on “Ode ai cachi

  1. Che BELLAAA la stella giallognola ,il sole estivo nella polpa e ghiacci e cime nella succulenza addentata.Mi piacciono moltissimo i cachi,quest’anno ne ho mangiati una cassetta intera.Me li ha mandati mio suocero,raccolti ancora verdi ,perchè non si rovinassero,hanno attraversato lo stretto e sono maturati nella mia cantina.Che sapore Mel!

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  2. @No, Marcello, è un dono delle mani di mio padre, campagnolo nel dna.

    @Grazie, Blue , Tres e Pitagox. Detto da voi è un complimento.

    @Alidada, Daphnee,  io li mangio con misura, perchè mi stufano subito.

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  3. Mel sembrano pitturati (dipinti, scusa veh…) dall’Arcimboldo; che è tutto un dire … visto che casomai fu l’Arcimboldo a presentarci le sue dirette espressioni a tema. Quelle col nervo che tira, la vena che pulsa, il fusto che si irrora di un forte spruzzo di linfa…

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