Hólon

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L’industria del gossip, nelle multiformi specie con cui spaccia le sue confezioni, crede che noi consumatori siamo seriamente interessati alla nuova fiamma di Lapo Elkann, alle vicende amorose di Belen e Corona, al cane che sfigura Maradona e non ultimo alla dichiarazione di Ricky Martin che tutti, sin dalla notte dei tempi, avevamo intuito essere gay? A pensarci bene, lor signori sono, al pari di noi consumatori, vittime dello stesso meccanismo disumanizzante sconfeziona, usa e getta.
Se Ricky Martin avesse masticato qualche paginetta di Platone, probabilmente di lui oggi non si parlerebbe proprio.
 
“La nostra natura d’un tempo non era quella che è oggi, ma ben altra. Prima cosa: i sessi erano tre, non due come ora, maschio e femmina; ma ce n’era di più di un terzo, che li assommava ambedue e che, oggi, tranne il nome, è scomparso. L’androgino era allora un sesso a parte e prendeva in comune dagli altri due, maschio e femmina, e la forma e il nome[…]La forma di ciascun uomo era rotonda ed aveva dorso e fianchi a cerchio: quattro mani, due volti perfettamente uguali sopra un collo tondo. Per i due volti, l’uno opposto all’altro, una testa sola, quattro orecchie, genitali doppi, e il resto come si può immaginare dalle cose dette[…]Gli uomini che derivano dal taglio di quel doppio essere che allora si chiamava androgino, sono amanti delle donne … ; da quel sesso provengono pure tutte le donne che sono amanti degli uomini. Le donne che invece derivano dal taglio di una donna, agli uomini non pensano affatto, ma di preferenza sono volte alle donne, ed è da quel sesso che provengono le lesbiche. Quanti, infine, derivano dal taglio di un maschio, vanno in caccia del maschio, e, fin che sono ragazzi, come parte di quel maschio ch' essi in piccolo riproducono, amano gli uomini e con gli uomini godono di giacersi e di abbracciarsi … Alcuni, a dire il vero, li chiamano impudenti, ma è falso dacché non per impudenza essi agiscono così, ma perché, arditi, coraggiosi e maschi, sono per intimo affetto inclini a ciò che loro somiglia".
(Platone, Simposio, passim)

Scuola01
Non va, colleghi, proprio non va!
 
Mentre il professore interroga, gli alunni trescano e
si sollazzano in fondo alla classe?
È concepibile che un’aula si trasformi in set per un film porno in diretta?
Sono senza parole.
Non entrerò nel merito specifico dell’atto libidinoso fra adolescenti, ma della deontologia degli insegnanti sì.
 
Ecco il mio prontuario su come si sta in classe.
Si sta attenti sempre: o c’è interrogazione o spiegazione nulla cambia.
Anzi, proprio durante l’interrogazione, si deve pretendere la massima attenzione di tutta la classe.
Le domande poste dal docente devono coinvolgere l’interessato e gli ascoltatori che, nel caso di mutismo o di inceppamento dell’interrogato, sono sollecitati a intervenire, chiarire, partecipare.
L’interrogazione è per tutti un ottimo strumento di chiarificazione dei concetti, di esercitazione, sia per i contenuti, sia per il linguaggio, di calibratura dell’apprendere e dell’insegnare.
Quante volte da un’interrogazione scaturisce una nuova lezione!
Sono proprio le risposte errate o inesatte che permettono ai protagonisti di rivedere il percorso didattico-conoscitivo.
Negli errori degli allievi c’è sempre un margine di responsabilità del docente e, ammesso che non ce ne sia neanche l’ombra, che si fa?
Si procede o si fa una sosta?
 
Pertanto, durante l’interrogazione, pena ramanzina udibile anche fuori dall’aula e nota disciplinare sul registro, è severamente vietato distrarsi, scrivere, leggere, armeggiare nelle tasche del jeans, dove è custodito il cellulare(a volte pare che gli allievi siano infestati da parassiti!), ripassare la lezione dell’ora successiva, corrispondersi fra compagni con gesti e linguaggi muti, ascoltare musica con l’ipod… e così via.
 
E ora accusatemi pure di tirannide!

Per godersi Palermo dall'alto e dal centro… bisogna ringraziare La Rinascente.yeatro massimo


Teatro Massimo

 

vuccria


Uno degli ingressi della Vucciria
 

via roma


Via Roma chiusa al traffico
 

fiore


Un fiore finto, ma bello

Di questo lumacone o uomo

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Noi siamo come i poveri ragni, che per vivere han bisogno d’intessersi in un cantuccio la loro tela sottile, noi siamo come le povere lumache che per vivere han bisogno di portare a dosso il loro guscio fragile, o come i poveri molluschi che vogliono tutti la loro conchiglia in fondo al mare. Siamo ragni, lumache e molluschi di una razza più nobile – passi pure – non vorremmo una ragnatela, un guscio, una conchiglia – passi pure – ma un piccolo mondo sì, e per vivere in esso e per vivere di esso. Un ideale, un sentimento, una abitudine, una occupazione – ecco il piccolo mondo, ecco il guscio di questo lumacone o uomo – come lo chiamano. Senza questo è impossibile la vita.
(L. Pirandello, Lettera alla sorella Lina, 1886)

Festa del Libro

scansione0006Da ieri e fino al 28 marzo radiotre, dal Foyer Sinopoli dell'Auditorium Parco della Musica di Roma, trasmette Libri Come, la Festa del Libro e della Lettura.
Si alternano scrittori famosi ed esordienti per celebrare il Libro.
Ieri ho ascoltato Boris Pahor con picchi d’emozione da stelle e il giovane professore D’Avenia, che ha pubblicato con la Mondadori Bianca come il latte e rossa come il sangue.
D’Avenia ha sfatato il mito secondo cui le case editrici non vaglino minimamente gli sconosciuti; la proposta editoriale del giovanotto mi pare allettante.
A condurre la diretta i miei miti, Giuseppe Antonelli e Tommaso Giartosio.
Che voci e che bravura!
 
Dire che vorrei trovarmi a Roma è scontato.