"Conglomerato"

…la terra
mi sembra un promontorio senza vita,Amleto
questo stupendo baldacchino, il cielo,
questa splendida volta, il firmamento,
questo tetto maestoso,
ingemmato di fuochi d'oro… ebbene,
per me non è nient'altro che un odiato
pestilenziale ammasso di vapori.
Che sublime capolavoro è l'uomo!
Quanto nobile nella sua ragione!
Quanto infinito nelle sue risorse!
Quanto espressivo nelle sue movenze,
mirabile: un angelo negli atti,
un dio nell'intelletto!
La bellezza dell'universo mondo!
La perfezione del regno animale!
Eppure che cos'è agli occhi miei
questo conglomerato di terriccio?

(Amleto, II sc. II)
 
Dopo Alice mi tocca parlare dell’Amleto rappresentato dal giovane e bravo regista palermitano Cristiano Pasca al teatro Libero di Palermo.
Più volte ho ribadito nel blog, ma anche in classe ai miei allievi, quanta idiosincrasia si scateni in me, quando un classico viene in qualche modo piegato alla contemporaneità.
Ritengo che spetti al fruitore dell’opera rivitalizzare un mito attraverso la rete di significati che è in grado di tessere secondo la sua sensibilità e il suo essere presente nella storia.
Le addizioni culturali, e peggio quelle ideologiche, trivializzano i significati del classico e sfigurano il tempo storico in cui è stato concepito.
Tuttavia, e per fortuna, Pasca non ha deformato, nel complesso, il mito di Amleto, ma la sintassi teatrale della rappresentazione, infatti il regista ha sfruttato diversi registri mimetici per la messa in scena dell’intreccio; storicamente non è nuova, almeno nel campo della scrittura, la possibilità di riscrivere un testo, la cui forma semantica rimane invariata, con il ricorso a stili diversi.
L’abile Pasca ha operato una sorta di mescolanza ben dosata di stilemi teatrali di vario tipo, quali il teatro di varietà, la tradizione delle marionette, il teatro di figura, le arti marziali, la tradizione canora francese di Edith Piaf, l’incursione sulla scena di uno schermo televisivo con videoregistrazione di immagini, ottenendo la riduzione ad un’ora e dieci circa del tempo della mimesi(e per i giovani è un toccasana), il divertimento del pubblico e nel contempo il suo straniamento; lo spettatore, infatti, non può identificarsi con alcun personaggio, né parteggiare per l’uno o per l’altro, ma viene catapultato nella medesima macchina scenica e metateatrale stupito più dagli effetti e dall’espressività degli attori che dai temi del dramma.
In tal modo Amleto e i suoi dubbi passano in secondo piano e, probabilmente, i giovani spettatori delle scuole ricorderanno più le battute dialettali del teatro delle marionette che il senso dell’archetipo amletiano; lo smontaggio di un dramma e la sua riproposizione, operazioni culturali pregevoli, si rivelano sensati soltanto a patto che sia riconosciuta la fonte.
Occorre, insomma, per uno spettacolo del genere un fruitore abbastanza a dentro nella storia, altrimenti il rischio è l’effetto-superficie.
Oltre tutto a me è parso di scorgere nelle modalità di rappresentazione di Pasca una metafora del mondo contemporaneo: il delitto, l’inganno, il tradimento sono sotto gli occhi di tutti, passerebbero inosservati, se non ci fossero i riflettori accesi, se non si frapponesse, tra un reato e un altro, una risata, un’immagine hard, uno scandalo e, perché no, un’intercettazione telefonica.
 
I ragazzi, comunque, si sono divertiti, li ho visti ridere di cuore e sono intervenuti nel dibattito con il regista.
Come sempre, quello fuori sono io.

5 pensieri su “"Conglomerato"

  1. Mi hai incuriosita moltissimo con questa recensione, Mel, per via dell'intreccio di tutti quei linguaggi diversi (che a prima vista con l'Amleto c'entrano poco); solo che dovrei vederlo! Da quel che hai scritto penso anch'io che prima di accostarsi a rivisitazioni di questo tipo occorra prima conoscere bene l'opera "originale". Leggendo la citazione mi è pure venuta voglia di rileggerlo! Mel non c'entra ma son troppo contenta e se non lo dico a te a chi lo dico (sul web)??? Ho finalmente una fotocamera digitale!!! Non sarò brava come te ma ora potrò anch'io postare le mie foto! :-)))

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  2. sono un alunno della scuola alessandro volta, appassionato di teatro, ho anche una piccola compagnia amatoriale, siamo stati anche noi a vedere lo spettacolo e sinceramente ero anche io un pò in ansia per una rilettura in chiave moderna di un mostro sacro come l'Amleto, ma devo dire che mi ha veramente entusiasmato e ho apprezzato la capacità di sintesi e la forza dei temi. Anche io ho letto, come diceva lei, una metafora del mondo contemporaneo. Forse i testi classici sono immortali proprio perchè riescono sempre, se letti e interpretati bene, a parlare della società moderna… e non nascondo di essermi divertito tantissimo soprattutto nella scena dei burattini. Che tra l'altro è una sintesi geniale di tutto il terzo atto. ho un altro esempio recente di Amleto, quello rappresentato al teatro biondo… sinceramente, anche se quello era integrale e rappresentato in modo un pò più classico mi sono un pò annoiato e non mi sono arrivate tutte queste sensazioni e impressioni che ho ricevuto nel vedere quello del teatro libero.

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