Mentre le ruspe ministeriali radono al suolo la struttura storica della scuola italiana e la betoniera impasta materiali compositi, gli insegnanti riciclano una visione romantica soggettiva come medicamento a ferite per un tumore che è incurabile.
Ciò si verifica anche per le adozioni dei libri di testo.
 
Nelle scuole di ogni ordine e grado, i mesi di aprile e maggio sono dedicati, tra l’altro, alla scelta dei libri di testo.
Collegi e dipartimenti sono chiamati a esprimere giudizi sui vecchi libri e a proporre nuove adozioni; già dall’anno scorso si è condizionati da un altro pasticcio di norme, quali l’adozione sessennale e il dimidiamento del book in cartaceo e on line.
Ora qual è la questione?
Dall’anno prossimo il riordino dei licei sancisce, quasi in modo definitivo, la liquidazione di uno dei cardini della scuola italiana, la continuità dell’insegnante nella/e classe/i.
I numeri(le 18 ore di insegnamento e le ore destinate alle materie) non quadrano: un insegnante può ritrovarsi in più classi e in due-tre sezioni, inoltre della propria classe di concorso può insegnare tutte le materie o una o due.
E ogni anno la scacchiera è destinata a cambiare in concomitanza al radicamento del riordino.
Nel concreto gli insegnanti saremo spostati da una classe all’altra e da una sezione all’altra e gli allievi dovranno rassegnarsi a vedere avvicendati sulla cattedra molti insegnanti.
I numeri sono numeri.
 
Dunque ha senso nelle riunioni continuare a dire “le mie classi” e “la mia sezione” e a favoleggiare sul Libro di Testo Preferito come chiave unica di accesso al Mistero della Conoscenza?
I libri sono strumenti, noi medium.
Strumenti che un insegnante può migliorare, peggiorare, integrare e, nei casi gravi, ignorare.
Nelle grandi scuole non sarebbe più saggio adottare gli stessi testi per almeno tre sezioni, dato che si profila una scacchiera mobile?

A pagina 43 e 42

A pagina 43 del quotidiano La Repubblica del 22 aprile scorso, lo scrittore Erri De Luca offre ai lettori un piccolo gioiello che ha per referente il vulcano islandese, di cui già non si parla più.
 
Per quanto mi riguarda è un buon pezzo di letteratura, godibile per la fattura artistica e utile sotto il profilo didattico; il testo può fungere da exemplum di scrittura per i ragazzi, che spesso aborriscono l’articolo giornalistico, vuoi per lo spazio esiguo che i docenti di lettere riserviamo ad esso, vuoi perché, almeno diciotto anni fa, redigere un articolo giornalistico non rientrava tra le cose che uno studente di lettere doveva saper fare.
 
L’articolo è scorrevole e l’impressione che se ne riceve è che sia stato scritto di getto; in realtà consta di una struttura ben architettata, sia nella distribuzione/sistemazione dei contenuti, sia nel tessuto formale.
L’attacco dà il taglio a tutto l’articolo, un misto proporzionato di informazioni di carattere scientifico(chimica, fisica…) e lembi biografici di natura poetica anche a prestito della tradizione leopardiana, dai Canti alle Operette; le parole-chiave sono dorsali oceaniche e finestra d’infanzia. Non manca l’incursione della storia e del folclore napoletano e non sfugge al lettore una sottile vena di polemica verso posizioni antropocentriche di marca scientista e, perché no, politica.
Sul piano linguistico e retorico ci si può divertire:  segnalo l’immagine partenopea del polipo di pietra(ma non è polpo?) e le colate-tentacoli, l’associazione analogica lava-sangue, il conseguente rito della liquefazione del sangue di San Gennaro come antidoto dalla forza uguale e contraria a quella del vulcano, il gioco serio e scherzoso con il lotto e così via.
 
Se poi si ha pazienza, a pagina 42 dello stesso quotidiano, si trova l’articolo del professore Marino Niola, Una donna grande; l’andamento è però saggistico, ma non meno meritevole di attenzione del pezzo di Erri De Luca.

L'orizzonte, stasera, pare cosparso di muffa.
Il nonno materno soleva dire “c’è muffurazza”, una sorta di nebbia, che tale non è, che si estende dalle cime ai fianchi delle montagne come muffa su olive nere.
Quasi se ne respira l'acre.

 Non sono l’incendiario
 
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Sono 56 minuti e 18 secondi di chiarezza.

Chiarezza politica e linguistica del Presidente della Camera, on.Gianfranco Fini.
Sul sito del quotidiano La Repubblica è possibile cliccare, vedere e ascoltare il video.
Stamani, a dire il vero, pur apprezzando la rassegna stampa di radiotre, non ho potuto fare a meno di notare l’insistenza del conduttore sugli aspetti gossipari della stampa italiana.
Divorzio, separazione in casa…
Ero un po’ frastornato e ho capito poco.
Stendiamo un velo pietoso!
Di questi tempi, invece, occorre più che mai, per farsi un’idea chiara di ciò che succede, assumere un’ottica filologica in grado di risalire alle sorgenti delle notizie.
Pertanto il video, trasmesso da Sky e diffuso dal quotidiano, terge la fuligine caotica di queste ore.
Dell’intervento di Fini ho apprezzato la dialettica politica e l’uso della lingua italiana come si conviene ad un politico degno di questo nome.
L’esordio è notevole per fattura retorica ed efficacia espressiva:
«Il tradimento alligna spesso in coloro che sono adusi all’applauso e in molti casi alla critica/approvazione, salvo poi, quando i leader girano le spalle, dire tutt’altro; raramente il tradimento è nella coscienza di chi si assume la responsabilità, in pubblico e in privato, di insistere su alcune questioni…».
Dopo l’esordio, l’onorevole Fini, con un prestito linguistico forense, derubricare, rivendica il diritto di esprimere posizioni diverse e divergenti dallo schieramento politico di appartenenza, tronca le malelingue, che definiscono bizze le sue dichiarazioni, evidenzia le bastonature mediatiche di cui è stato vittima e procede con l’analisi dei punti che lo distanziano dalle scelte politiche della Lega-PDL:
-Pluralità di posizioni, non centralismo carismatico.
-Partito popolare garante della coesione sociale.
-Risposte ai bisogni economici del Paese.
-Difesa del senso dello Stato.
-Legislazione sui diritti civili.
-Riforme condivise.
-Immigrazione.
-Province.
-Privatizzazione delle municipalizzate.
-Scuola regionalizzata?-
-Federalismo fiscale.
-Unità nazionale.
-Giustizia.
-Costituzione.
 
Punti caldi, su cui l’opposizione dice e non dice.
O sono sordo io?

Un plauso all'onorevole Fini.
 

scansione0002 La dichiarazione
 
Per Ornella(che non so chi sia!) e Flalia e a futura memoria di chi intenda fruire della detrazione d’imposta ai fini IRPEF per lavori di ristrutturazione edilizia:
 
-COMUNICAZIONE DEI LAVORI al Centro Operativo di Pescara
-COMUNICAZIONE ALL’ASL
-PAGAMENTO TRAMITE BONIFICO BANCARIO
 
In effetti non ho pagato tramite BONIFICO BANCARIO le ditte(materiali e manodopera), ma con assegni, quindi non potrò usufruire di alcuna detrazione.
 
La responsabilità è, perciò, mia.
Sta di fatto che io ho pagato.