Vento e bandiere

c0760a3ee848a129409fc0f644d38916.jpgboats_and_marker_flagsHo appurato tramite il contatore del mio blog che tra i poeti più ricercati c’è Montale; qualche tempo fa mi cimentai nell’analisi di “Ripenso il tuo sorriso”, così ho deciso di postare parafrasi e spiegazione della poesia “Vento e bandiere”. Questo per una serie di motivi: può essere motivo di confronto con un potenziale lettore per finalità didattiche, archiviare il lavoro qui nel blog e conseguentemente ritrovarlo più facilmente che se lo conservassi in una penna-macchina, e poi  l’attualità di Montale. Ho in serbo un’altra poesia, che s’attaglierebbe alle manifestazioni di libertà di domani primo luglio. Me la penserò.

VENTO E BANDIERE
La folata che alzò l’amaro aroma
del mare alle spirali delle valli,
e t’investì, ti scompigliò la chioma,
groviglio breve contro il cielo pallido;

la raffica che t’incollò la veste
e ti modulò rapida a sua imagine,
com’è tornata, te lontana, a queste
pietre che sporge il monte alla voragine;

e come spenta la furia briaca
ritrova ora il giardino il sommesso alito
che ti cullò, riversa sull’amaca,
tra gli alberi, ne’ tuoi voli senz’ali.

Ahimè, non mai due volte configura
il tempo in egual modo i grani! E scampo
n’è: ché, se accada, insieme alla natura
la nostra fiaba brucerà in un lampo.

Sgorgo che non s’addoppia, – ed or fa vivo
un gruppo di abitati che distesi
allo sguardo sul fianco d’un declivo
si parano di gale e di palvesi.

Il mondo esiste… Uno stupore arresta
il cuore che ai vaganti incubi cede,
messaggeri del vespero: e non crede
che gli uomini affamati hanno una festa.

(Eugenio Montale, da Ossi di seppia, 1925,
sezione Movimenti)

 

Parafrasi: Vento e bandiere
La folata di vento, che sollevò l’amaro aroma
del mare(dirigendosi) verso le valli a forma di spirale
e ti investì, ti scompigliò i capelli,
groviglio breve stagliatosi contro il cielo pallido;

una volta che, te ormai lontana, è tornata a questa pietrosa costa, che fa sporgere il monte a strapiombo sul mare, la raffica di vento che ti incollò il vestito al corpo,
e ti modulò rapidamente rendendoti  una sua immagine,
una volta che si è affievolito il suo impeto ubriaco,
il giardino ritrova ora l’impercettibile alito di quel vento che ti cullò,
mentre eri distesa sull’amaca tra gli alberi nei tuoi voli senza ali.

Ahimé, il tempo non mai dà due volte la stessa forma ai grani.
E salvezza si ricava da ciò: perché, se accada(che il tempo dia la stessa forma),
la nostra fiaba brucerà in un solo momento.
Sgorgo che il tempo non si raddoppia, -e ora il vento
rende vivo un gruppo di case che allo sguardo appaiono distese sul fianco di un pendio
e si parano a festa con bandiere e palvesi.
Il mondo esiste…
Uno stupore fa arrestare
il cuore che cede ai vaganti incubi messaggeri della sera:
e (il cuore) non crede che gli uomini affamati(di significato)hanno una festa.

 

La poesia presenta come nucleo di fondo il tema, caro a Montale, del ricordo, cui si lega quello del tempo. Nel testo è presente anche un “tu” femminile, cui si rivolge il poeta.
La molla del ricordo è il vento, che in un tempo indefinito investì con il suo impeto la donna, le scompigliò i capelli e la modellò con il suo soffio, facendone quasi un’immagine di sé.
Si può parlare quasi di una donna-vento, sembra, infatti, che l’elemento naturale si fonda con quello umano.
Ora, nel presente, mentre il poeta rievoca il passato e la donna è assente, quel vento ha affievolito la sua potenza, è rimasto solo un alito, eppure sembra lo stesso che allora cullò la donna distesa sull’amaca, mentre lei si abbandonava ai voli senza ali.
In realtà, nonostante il ripetersi del fenomeno naturale, il tempo non si raddoppia e le situazioni non si ripetono allo stesso modo.
E ciò è motivo di salvezza.
Cosa si sottrae al tempo?
Il ricordo.
Se questo seguisse la stessa vicenda della natura, la fiaba tra il poeta e la donna brucerebbe, invece il tempo nulla può contro il ricordo.
Ora  il vento con il suo soffio rende vivo il paesaggio arroccato su un pendio, mentre sventolano bandiere e palvesi.
Il mondo continua ad esistere.
Uno stupore arresta il cuore, che cede ai vaganti incubi, messaggeri del vespero, e non crede che gli uomini affamati(di senso?)possano manifestare con bandiere e palvesi la gioia della festa.

Quadretti umani

C'ho una presidentessa che nei ritagli di tempo studia un libello di Benedetto Croce. Sempre più raro un collega che studia servendosi delle fonti, non dei manuali.

C'è un membro interno che con la testa non ci sta.
Abile, invece, nella ruffianeria.
Il viscido della situazione: sbircia, ammicca, narra le tragedie personali degli allievi a scopo umanitario.
Gira e rigira, smarrisce le terze prove, le griglie di valutazione, gli elaborati.
Egli ha anche la funzione di redigere uno dei verbali… per la gioia della presidentessa-filosofa.
Con gli occhi gli ho fatto capire che gli spacco la faccia, se s'avvicina agli elaborati d'italiano.

129082A1C'è poi un bradipo di scienze, che è l'inettitudine fatta persona.
Una parola non l'ha ancora pronunciata.
Avanti e indietro dall'aula per una sigaretta e un caffé, un caffé e una sigaretta.
Non sa caricare la cucitrice.
Occorre, forse, una laurea per farlo?

Che immagine di me?
Lo scoprirò.
 

Due fenomeni non poco preoccupanti scaturiscono dagli elaborati corretti, uno prettamente linguistico, l’altro filologico.
 
Diffuso a macchia d’olio è l’uso del verbo “circondare”.
I ragazzi lo applicano ad ogni contesto.
Che si parli di “volta celeste” o di “stelle”, di “società” o di “problemi”, di “oggetti non identificati” o di “piaceri” è un tutto un circondare ed essere circondati.
Il verbo circumdare, nella tradizione latina, trova applicazione in contesti eminentemente bellici; circum-dare(composto dalla preposizione circum, intorno, e dal verbo dare) è uno dei verbi ricorrenti fra gli storici latini, primo fra tutti Cesare, e soltanto in qualche caso il significato viene esteso ad altri contesti con il senso di “circoscrivere” e di “cingere”.
Perché i giovani lo applicano ovunque?
Paura? Insicurezza? Chiusura? Ignoranza?
 
La citazione dotta, senza che sia riportato esattamente il testo dell’autore e l’opera da cui esso è tratto, abbonda in gran parte degli elaborati.
Sembra non ci sia differenza tra la frasetta condivisa su facebook o quella posta sul profilo di msn e l’inserimento di una massima, di un verso, di un pensiero in un documento pubblico, per giunta di un esame di stato.
Quasi tutte le citazioni sono decontestualizzate e forzate fino all’inverosimile, spesso neanche si ha la delicatezza di chiuderle tra virgolette, per cui si creano nei temi delle zone sfumate, dove convivono citato e citante.
I classici più gettonati sono Oscar Wilde e Schopenhauer, Leopardi e Orazio, Seneca ed Epicuro.
Noia, dolore, attimi da cogliere, vite come opere d’arte, bisogni e piaceri, pendoli e ritratti abbondano a iosa in un miscuglio privo di originalità.
 
 
Mi spiace tediarvi su argomenti scolastici, ma per quanto mi riguarda la scuola è uno dei luoghi privilegiati da cui osservare la nostra società, a livello umano e culturale.

Al via la correzione degli elaborati degli esami di stato!
Ieri pomeriggio, stamani e fino a martedì docenti raggruppati per area disciplinare correggiamo i capolavori dei ragazzi.
Correggere è una delle operazioni più delicate, non soltanto perché occorrono mente lucida e animo sereno, ma perché sono inevitabili gli scazzi fra docenti.
Quest’anno ho deciso di adottare una linea di ascolto e di attesa, evitando il più possibile di adirarmi: ascolto il parere dei colleghi, cogliendone tutte le sfumature, anche quelle che mi farebbero imbufalire, medito sulla risposta da fornire, attendo il momento opportuno per verificare la coerenza tra il dichiarato e l’agito.
Per esempio, ieri, sono rimasto per qualche minuto da solo nella correzione dei compiti d’italiano; è umano che uno dei commissari si allontani per necessità fisiologiche, per gustare un caffè veloce, per fumare, per sgranchirsi e così via.
Al che una balena biondo-cenere, tutta collane e accessori, commissaria di scienze, rivolgendosi al presidente, ha manifestato il suo stupore per il fatto che fossi rimasto da solo a correggere.
Il presidente l’ha messa a tacere immediatamente.
Io, fingendo di non sentire, ho taciuto, contando fino a dieci.
 
La risposta-azione la nutro in seno.
Non appena sarà aperta la busta con gli elaborati della terza prova, mi piazzerò nella sua postazione per verificare che nelle risposte di scienze non ci siano errori grammaticali.
 
Se un docente di scienze deve ficcare il naso nei compiti d’italiano, mi pare legittimo che un docente d’italiano ficchi il naso nei compiti di scienze.

Ex potenti humilis

scansione0005Personalmente ho sempre detestato la sub-cultura del capro espiatorio e, perciò, due parole devono essere spese per Lippi e per i calciatori italiani, vittime e carnefici di una sassaiola degna della peggiore umanità. Premesso che non me ne frega un emerito tubo del calcio e confessando la mia totale ignoranza sul piano calcistico, insorgo, invece, con tutte le mie forze contro chi, di fronte alla sconfitta di un gruppo, di una squadra, perché no di una classe, si limita a colpevolizzare, anche con espressioni offensive, il leader, l'allenatore, l'insegnante.
Le colpe, gli errori, le responsabilità, nella vittoria come nella sconfitta, sono di tutti, non del singolo.
Si è, invece, assistito a uno spettacolo indegno, cui hanno prestato il fianco lo stesso Lippi nel corso della conferenza stampa post sconfitta e qualche calciatore con dichiarazioni tali che occorrerà molto tempo, perché siano dimenticate e rimangano soltanto un brutto ricordo.

Esprimo, pertanto, la mia solidarietà a Lippi e ai calciatori italiani.
Il calcio è un gioco, uno sport:  la sconfitta e/o la vittoria ne rappresentano la regola aurea.
Si può essere delusi, amareggiati, adirati, ma offendere, vituperare, denigrare sono azioni umanamente inammissibili.