All’ALITALIA
 
È mai possibile che la disorganizzazione endemica, che è radicata in Italia, debba sempre rovinare tutto? Anche il ritorno da una splendida vacanza?
 
I fatti
Decolloda Amsterdam alle 17.00, atterro a Fiumicino alle 19.15.
Alle 19.45 imbarco per Palermo; l’aereo, però, decolla alle 20.45, poiché Fiumicino è congestionato dal traffico: nove aerei in fila in attesa di volare.
Giungo a Palermo alle 21.20, ma il bagaglio non c’è, infatti arriverà con l’ultimo volo da Roma.
Arrivo a casa alle ore 01.00, dopo avere sborsato una somma considerevole per il taxi.
 
SAREBBE COSTATO COSI’ TANTO AVVERTIRE I PASSEGGERI CHE NON SI E’ FATTO IN TEMPO A CARICARE I BAGAGLI SULL’AEREO PER PALERMO E CHE SI SAREBBE DOVUTO ATTENDERE L’ULTIMO VOLO DA ROMA PERCHE’ POTESSIMO RECUPERARLI, COSI’ DA EVITARE DISAGIO, NERVOSISMO, DENUNCIA DI SMARRIMENTO?
SU OGNI BAGAGLIO C’E’ UN CODICE CHE CORRISPONDE ALL’IDENTITA’ DEL PASSEGGERO O NO?
 
 
AI GESTORI AEROPORTUALI
E poi… perché ogni aeroporto europeo è dotato di una gabbia per fumatori, ubicata addirittura in prossimità del gate, mentre in Italia vige il divieto assoluto?
 
A parte ciò, ho trascorso una splendida vacanza in Olanda.
Ne parlerò nel prossimo post.

Intermezzo b(l)o(ggh)vino

intermezzo bovino

Proprio laddove l'aridità macchia di ocra le rocce, eccola lì la bestia a strappare erba secca!

Perché il primo settembre possano allietarsi i riparandi del primo anno con il compito d’italiano, stamani, intanto, mi sto divertendo io con Cechov, tra i russi il mio preferito.2
Non conoscendo la lingua russa e non potendo perciò verificare di persona la genuinità del testo originale, devo accontentarmi di confrontare tre diverse traduzioni del medesimo racconto; tutte ne esprimono il senso generale, ma durante la terza lettura emergono a macchia di leopardo differenze sintattiche e lessicali notevoli.
Tralascio le prime.
 
Non c’è forse un abisso tra “rispose di non avere fame” e “rispose di essere sazio?”
Uno può non avere fame per vari motivi: sta male fisicamente o è sazio o è nervoso o si è imposto una penitenza…
Il personaggio viene presentato quasi come un asceta, perciò è plausibile che non abbia fame.
 
È lo stesso dire “gli misero un caldo mantello” e “gli misero un pesante mantello?”
Il calore si sprigiona dopo che si è indossato il mantello.
Si può indulgere al traduttore, ipotizzando una metonimia.
 
Qui, però, m’infurio.
Vale indifferentemente, di fronte alla scena di un saggio con il cranio sfondato da alcuni assassini, usare “il suo volto esprimeva stupore” e “il suo volto esprimeva lo stupore?”
Non si sa che Cechov rende carne i vizi e le virtù? I sentimenti e pensieri dei suoi personaggi?
Un traduttore dovrebbe saperlo.

Il dialetto sul pomodoro

Il dialetto… sul pomodoro

Il midollo spinale di una tradizione è costituito dalla trasmissione rigida di contenuti,  mezzi, riti, linguaggio di un determinato oggetto, ma il valore e il significato che attribuiamo ad esso cambiano nel tempo e sono determinati dal contesto storico-culturale in cui viviamo, oltre che dalle necessità pragmatiche.
Le conserve di pomodoro, pur con il passare del tempo, seguono anch’esse un determinato rituale, delle procedure rigide, non realizzando le quali si rischia di perderci astratto e mastria¹.
Ma il significato che attribuiamo ad esse è il medesimo di un secolo o di quarant’anni fa?
I miei nonni non avevano a disposizione le conserve belle e pronte, perciò era una necessità, come già i loro antenati, sfacchinare per tutto il mese di agosto con pomodoro, stenditoi e legna, perché allora si era costretti a far uso della legna sotto la quarara².
Perciò immaginate il quadro: l’afa estiva, il calore della fiamma e il fumo negli occhi.
Oggi il quadro è cambiato: dei prodotti industriali ci si fida poco e sul pomodoro usato sappiamo tutto: chi l’ha coltivato e chi l’ha colto.
Finché si avranno le forze e ci saranno le condizioni materiali adatte, si perpetuerà la tradizione.
Probabilmente anch’io un giorno farò uso della salsa industriale o probabilmente mi ostinerò a sfacchinare, cambiati il quadro di riferimento e l’interpretazione.

Dalla tradizione delle conserve derivano alcuni modi di dire:

1)Perderci astratto e mastria, espressione quasi intraducibile, vuol dire rimetterci, perdere non solo il prodotto finito, nella fattispecie l’estratto di pomodoro, ma anche la fatica e le abilità messe in campo per produrlo. L’espressione si adopera per indicare un fallimento di vario tipo, un investimento non fruttato, una relazione umana naufragata, etc…

2)Quarara, cioè caldara, caldaia, capace recipiente di rame o altro metallo usato per la bollitura.
Quarara si trova in un detto, “beddu si pa quarara”, pure intraducibile; è un’espressione ossimorica, perché dapprima si dà del “bello” a qualcuno, poi però si specifica che la sua qualità è buona soltanto per finire in una caldara, quindi per essere bollita o bruciata.
“Bello”, attenzione,  non ha un’accezione estetica, ma morale.
Quindi l’espressione si adopera per evidenziare le malefatte di qualcuno.
Fondamentale è il tempo di pronuncia del detto: è necessaria una pausa tra “beddu si” e “pa quarara”, laddove essa ha proprio la funzione di marcare la linea di confine tra ciò che veramente è buono e ciò che, invece, non lo è.