Camera e camere

Non so quale spirito di masochismo mi animi nel seguire, attraverso le trasmissioni della Camera dei Deputati, il dibattito che precede la votazione della mozione Caliendo, che è ancora in corso.
L’aula parlamentare è uno spaccato delle modalità comunicative, verbali e non, dell’Italia di oggi: aggressività verbale, veemenza nel sostenere le proprie tesi, ripetitività lessicale(le parole più gettonate sono giustizialismo e garantismo), tendenza ad offendere l’avversario, autoreferenzialità e autocelebrazione.
La maggior parte dei parlamentari non entra nel cuore della questione, limitandosi a tenere lezioni di morale e di politica o di saggia opportunità nel mantenere lo status quo, complice la situazione sociale ed economica attuale del Bel Paese.
Fra tutti gli interventi mi ha impressionato quello dell’onorevole Di Pietro, l’unico che ha sostenuto con chiarezza le ragioni della mozione; certamente la seconda parte del suo discorso ha assunto i contorni dell’invettiva satirica, ha infatti parlato di novello Nerone, di arpa, di ancelle e terrazze
Intanto, dalla stanza accanto, odo il frequente scampanellio da parte del Presidente della Camera e i suoi continui richiami all’ordine.
La cosa mi sconvolge poco.
Forse che nel quotidiano lavorativo di un docente è diverso?
Se si solleva la questione morale, si rischia il linciaggio.