Camera e camere

Non so quale spirito di masochismo mi animi nel seguire, attraverso le trasmissioni della Camera dei Deputati, il dibattito che precede la votazione della mozione Caliendo, che è ancora in corso.
L’aula parlamentare è uno spaccato delle modalità comunicative, verbali e non, dell’Italia di oggi: aggressività verbale, veemenza nel sostenere le proprie tesi, ripetitività lessicale(le parole più gettonate sono giustizialismo e garantismo), tendenza ad offendere l’avversario, autoreferenzialità e autocelebrazione.
La maggior parte dei parlamentari non entra nel cuore della questione, limitandosi a tenere lezioni di morale e di politica o di saggia opportunità nel mantenere lo status quo, complice la situazione sociale ed economica attuale del Bel Paese.
Fra tutti gli interventi mi ha impressionato quello dell’onorevole Di Pietro, l’unico che ha sostenuto con chiarezza le ragioni della mozione; certamente la seconda parte del suo discorso ha assunto i contorni dell’invettiva satirica, ha infatti parlato di novello Nerone, di arpa, di ancelle e terrazze
Intanto, dalla stanza accanto, odo il frequente scampanellio da parte del Presidente della Camera e i suoi continui richiami all’ordine.
La cosa mi sconvolge poco.
Forse che nel quotidiano lavorativo di un docente è diverso?
Se si solleva la questione morale, si rischia il linciaggio.

10 pensieri su “Camera e camere

  1. concordo sull'analisi socio-linguistica, ma, se mi citi Di Pietro come esempio (il dibattito l'ho seguito anche io), lì, Mel, non posso più seguirti… quanto al quotidiano lavorativo, amplierei la forbice al di là dei confini della scuola: se tocchi (seriamente) la questione morale, rischi il linciaggio ovunque, in treno, in fila alla posta, nei diversi lavori, così come a scuola…

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  2. Ne ho visto una piccola porzione.Ciò che mi ha infastidito è stato l'atteggiamento di ministri e sottosegretari vari: chi  impegnato/a a messaggiare – con due cell -, chi parlottava con il vicino, ecc…Quasi la fotocopia di alcuni collegi docenti bollenti…BLue

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  3. Immaginavo, Mel, che non lo citassi come esempio in assoluto, dicevo esempio nel contesto… E però c'è sempre un certo (e più di un certo) che, in lui, che mi irrita…Concordo sulla scuola, ma la cosa triste è che, appunto, è lì, come ovunque intorno a noi. O tempora o mores… (sigh)

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  4. Anche mia mamma ogni tanto ha fatto questo paragone di fronte a certe sedute parlamentari particolarmente scalmanate… Non ho seguito il dibattito oggi, proprio per non deprimermi. Mi basta il resoconto dei tg!

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  5. @Blue, anch'io ho notato. Disinteresse, noia, disaffezione, distrazione. Mah!@Povna, l'italiano non è il suo forte…tra l'altro. Schitto lo è.@Flalia, io l'ho seguito invece proprio perché i tg, quando mandano i servizi sui politici, ripetono a memoria sempre lo stesso ritornello e intervistano sempre gli stessi.

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  6. Beh, Mel: se quella è l’espressione dello Stato ai suoi massimi livelli, immaginati cosa possa essere a quelli più bassi……….o peggio, di come si autoalimentino a vicenda. Una scena disgustosa, spero di aver capito male ma all’arrivo dell’Innominabile mi è sembrato di sentire persino un “Duce!Duce!”. Disgustoso.

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