Segni e segnali

Nelle relazioni umane di ogni tipo il dilemma fondamentale, nel quale ci si invischia, è il margine di approssimazione che intercorre tra segni e segnali.
I segni di cui parlo non sono tanto le parole, ma i fatti, i comportamenti, gli atteggiamenti, la cui caratteristica è la ricorrenza, la ripetitività fino all’ossessione.
 
Nella circolazione stradale, si sa, non esistono segni, ma segnali, perciò tutto è reso più facile227942 dall’accettazione, più o meno forzata, di un codice condiviso e l’automobilista, più o meno prudente, deve prevedere che, se si imbatte in un triangolo con disegnata una mucca, la carrozzeria della propria automobile ne potrebbe uscire danneggiata.
Nell’ipotesi più comune nel divenire realtà, lui e l’automobile ne escono indenni.
 
Noi, invece, ci muoviamo dentro un labirinto di segni, che difficilmente possiamo interpretare come segnali univoci di un messaggio; a volte, anche per non farci del male, ci foderiamo gli occhi o autogiustificandoci o indulgendo verso gli altri o spezzando ogni legame con le persone che non riusciamo a inquadrare dentro il nostro orizzonte di vita.
Chiaramente esistono innumerevoli reazioni e non ci sono leggi fisse; di immutabile e fisso c’è che noi non possiamo pretendere di cambiare gli altri, né possiamo pretendere da loro ciò che essi non possono o non vogliono darci.
Di immutabile e fisso c’è che, a prescindere dalla somma delle esperienze accumulate, ci si addolora di fronte all’ennesima meschinità vissuta.
untitledFortunatamente è un dolore sempre meno acuto del precedente, ma lo si avverte ugualmente.
Maturando si impara ad essere sicuramente più pazienti nei confronti degli altri e si concede loro un ampio margine in ciò che comunemente chiamiamo “beneficio del dubbio”.
Convertire definitivamente i segni in segnali inequivocabili, o peggio ancora in leggi, sarebbe(o è) come prendere atto di una disfatta.
Meglio essere malleabili, elastici, pazienti, astuti, ma sempre vigili, esercitandoci nell'arte, non dico di decifrare, ma di cogliere i segni.
In Sicilia si dice “fissa sì, ma non minchia”(fesso sì, ma non minchione).

6 pensieri su “Segni e segnali

  1. Be', io di accettare le umiliazioni inflitte da altri e comprendere le loro meschinità mi sono un po' rotta. Non credo che il dolore, ogni volta, sia meno acuto del precedente, non credo che se siamo persone sensibili riusciremo mai a costruirci una corazza. "Non possiamo pretendere di cambiare gli altri" ma, se ho ben compreso il tuo post, non possiamo continuare a giustificare e accettare le meschinità di una persona che non sa stare al mondo perchè tanto "si sa, lui/lei è fatto/a così!" . E' troppo comodo, per quella persona, guadagnarsi l'assoluzione in questo modo."…né possiamo pretendere da loro ciò che essi non possono o non vogliono darci", allora allontaniamoli dalla nostra vita, oppure prendiamoli "con le pinze" e trattiamoli con sufficienza, rivolgendo le nostre attenzioni a chi le merita.E' un po' ermetico il tuo post, Mel, non mi è chiaro se vuole essere un invitto alla tolleranza (senza per questo doverci comportare da coglioni), o segnalare il rischio di universalizzare certe reazioni, che invece hanno una pluralità di origini e ragioni e possono variare a seconda di chi le compie.

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  2. @Neanch'io, Gipsy. Ho affinato così tanto l'olfatto che sento subito puzzo di bruciato.Lo so, il post è ermetico, infatti nessuno, tranne te, ha avuto il coraggio di commentare; non ho voluto raccontare fatti, circostanze e persone. Ho voluto astrarre e generalizzare, ma evidentemente non ci sono riuscito.Cambiare gli altri.Non ci si può ostinare a cambiare gli altri, ma ciò non vuol dire subire, ci mancherebbe.Pretendere dagli altri.Ognuno ha i propri limiti, a volte invalicabili.Se non ci sta bene, vaffanculo!Sono d'accordo con te.Soltanto chi merita può essere degno delle nostre attenzioni.Infine… aggiungo che ci sono relazioni parentali e d'amicizia che non possiamo buttare via come se nulla fosse. Un po' di sforzo magari occorre.Per capire e farsi capire.@Anonimo, gli esseri umani comportano già fatica.

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  3. Spesso mi sono soffermato a ragionare che noi impieghiamo tempo prezioso a decodificare segnali di interlocutori di varia natura. Nelle condizioni più restrittive addirittura giocando d'anticipo per captare l'intenzione del replicante di turno, valutando convenienze, possibilità ed interscambi. Quando il tutto confluisce in incondizionata fiducia, vuol forse significare che quel tempo non è stato sprecato, anche se, a mente sincera, pensi pure: "Ma che fatica!"Anche perchè non ci sono le soluzioni sul retro, come nei rebus o nei cruciverba…

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  4. E' anche vero che la nostra serenità dipende dallo stato delle nostre relazioni, per cui è nel nostro interesse, del nostro benessere,  saper leggere i segni e decifrare i segnali altrui. Ciascuno di noi è unico anche nelle sue contraddizioni: pretendere risposte fisse in sintonia col nostro modo d'agire e  pensare è spesso impossibile, pur sperando il contrario almeno da chi ci sta a cuore. La delusione purtroppo è esperienza ricorrente perchè l'altro coi  suoi segni e segnali è inevitabilmente "filtrato" da noi stessi e dalle nostre aspettative. Altra cosa è la meschinità che ha un suo riconoscimento oggettivo, per cui pazienza e tolleranza diventerebbero accettazione rassegnata, se non addirittura complicità.E a volte, specie nei rapporti parentali, ci tocca semplicemente subire o almeno tacere ingoiando rospi…ser

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