Il dialetto sul pomodoro

Il dialetto… sul pomodoro

Il midollo spinale di una tradizione è costituito dalla trasmissione rigida di contenuti,  mezzi, riti, linguaggio di un determinato oggetto, ma il valore e il significato che attribuiamo ad esso cambiano nel tempo e sono determinati dal contesto storico-culturale in cui viviamo, oltre che dalle necessità pragmatiche.
Le conserve di pomodoro, pur con il passare del tempo, seguono anch’esse un determinato rituale, delle procedure rigide, non realizzando le quali si rischia di perderci astratto e mastria¹.
Ma il significato che attribuiamo ad esse è il medesimo di un secolo o di quarant’anni fa?
I miei nonni non avevano a disposizione le conserve belle e pronte, perciò era una necessità, come già i loro antenati, sfacchinare per tutto il mese di agosto con pomodoro, stenditoi e legna, perché allora si era costretti a far uso della legna sotto la quarara².
Perciò immaginate il quadro: l’afa estiva, il calore della fiamma e il fumo negli occhi.
Oggi il quadro è cambiato: dei prodotti industriali ci si fida poco e sul pomodoro usato sappiamo tutto: chi l’ha coltivato e chi l’ha colto.
Finché si avranno le forze e ci saranno le condizioni materiali adatte, si perpetuerà la tradizione.
Probabilmente anch’io un giorno farò uso della salsa industriale o probabilmente mi ostinerò a sfacchinare, cambiati il quadro di riferimento e l’interpretazione.

Dalla tradizione delle conserve derivano alcuni modi di dire:

1)Perderci astratto e mastria, espressione quasi intraducibile, vuol dire rimetterci, perdere non solo il prodotto finito, nella fattispecie l’estratto di pomodoro, ma anche la fatica e le abilità messe in campo per produrlo. L’espressione si adopera per indicare un fallimento di vario tipo, un investimento non fruttato, una relazione umana naufragata, etc…

2)Quarara, cioè caldara, caldaia, capace recipiente di rame o altro metallo usato per la bollitura.
Quarara si trova in un detto, “beddu si pa quarara”, pure intraducibile; è un’espressione ossimorica, perché dapprima si dà del “bello” a qualcuno, poi però si specifica che la sua qualità è buona soltanto per finire in una caldara, quindi per essere bollita o bruciata.
“Bello”, attenzione,  non ha un’accezione estetica, ma morale.
Quindi l’espressione si adopera per evidenziare le malefatte di qualcuno.
Fondamentale è il tempo di pronuncia del detto: è necessaria una pausa tra “beddu si” e “pa quarara”, laddove essa ha proprio la funzione di marcare la linea di confine tra ciò che veramente è buono e ciò che, invece, non lo è.

10 commenti (+aggiungi il tuo?)

  1. Masso57
    Ago 18, 2010 @ 11:17:00

    Ah, ecco, sei tornato: già alcune voci ti davano per disciolto in una qualche bottiglia di conserva……. 🙂

    e questo post, è una autentica prelibatezza: la dice lunga sulla bellezza di certe tradizioni.

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  2. altarf
    Ago 18, 2010 @ 11:18:00

    Splendido post ! Che dire ? Ora sappiamo tutto. Mi vien quasi voglia di ricominciare il lavoro. E pensa che con mia sorella si è lavorato quasi una settimana, tutti i giorni, un po' alla volta. Avevamo una  quarara piccola !Saluti ipercordiali, Ornella 

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  3. povna
    Ago 18, 2010 @ 17:18:00

    molto… gustoso! dopo la sfacchinata, non resta dunque che augurare buon appetito…

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  4. alidada
    Ago 18, 2010 @ 23:16:00

    anch'io amo molto le tradizioni e tutti gli anni mi dedico alle passate di pomodori e alle conserve, ma quest'anno sono scettica; costa molta energia questo lavoro e anche dei soldi perchè  almeno i tappi vanno sempre ricomprati e sostituiti… insomma, non ne ho voglia, anche perché in casa se ne fa sempre minor uso.. mah, vedremo…Buon lavoro a te..

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  5. melchisedec
    Ago 19, 2010 @ 10:48:00

    @Masso, poco ci mancava… @Ornella, la mia quarara è media, invece.@Povna, d'inverno il ragù sarà fenomenale.@Alidada, non c'è risparmio, un salasso.

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  6. Raymond
    Ago 19, 2010 @ 11:44:00

    stavo comparando le due espressioni al mio volgo e credo di aver individuato la prima nel nostro "non farci pàro" – classico di quando ci si lamenta dopo operazioni impegnative e scarsamente redditizie "non ci ho fatto manco pàro".Un pò at minchiam azzardo anche la seconda: "bella come il culo della padella" – riferito in modo canzonatoria per oggetto di poco conto o a giovincelle a rischio di "scottarsi" per loro propria futile vanità. 

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  7. latendarossa
    Ago 19, 2010 @ 15:21:00

    Mel, guarda che mi hai convinto già solo con la foto (bellissima, dimmi che l'hai fatta tu) di quei bellissimi pomodori.Adoro il pomodoro in tutte le sue manifestazioni, a volte per sfamarmi ne mangio uno naturaliter, con solo un pò di sale…

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  8. melchisedec
    Ago 19, 2010 @ 17:33:00

    @Ray, sì, c'è analogia, soprattutto per la prima. @Anch'io, Marcello,  adoro il pomodoro. Si sarebbe potuto fare di meglio per la foto… troppo lucidi i pomi.

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  9. pandora20
    Ago 27, 2010 @ 17:56:00

    Anche io sono un'appassionata del pomodoro…in 'tutte le salse'!Quest'anno sono in crisi perchè ancora non ho fatto la conserva, un po' per via delle ferie che mi hanno allontanato da casa proprio nel periodo più congeniale a tale attività, un po' perchè, a causa dell'aiuto dato al barbagianni nei lavori di muratura, ho il braccio dx invalidato da una noiosissima e perniciosa epicondilite, insomma sto rischiando un dramma non da poco…trascorrere il lungo inverno senza conserva di pomodoro!

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  10. melchisedec
    Ago 31, 2010 @ 14:57:00

    @Pandora, è meglio che ti riposi, è una gran(bella) faticaccia preparare le conserve.

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