Perché il primo settembre possano allietarsi i riparandi del primo anno con il compito d’italiano, stamani, intanto, mi sto divertendo io con Cechov, tra i russi il mio preferito.2
Non conoscendo la lingua russa e non potendo perciò verificare di persona la genuinità del testo originale, devo accontentarmi di confrontare tre diverse traduzioni del medesimo racconto; tutte ne esprimono il senso generale, ma durante la terza lettura emergono a macchia di leopardo differenze sintattiche e lessicali notevoli.
Tralascio le prime.
 
Non c’è forse un abisso tra “rispose di non avere fame” e “rispose di essere sazio?”
Uno può non avere fame per vari motivi: sta male fisicamente o è sazio o è nervoso o si è imposto una penitenza…
Il personaggio viene presentato quasi come un asceta, perciò è plausibile che non abbia fame.
 
È lo stesso dire “gli misero un caldo mantello” e “gli misero un pesante mantello?”
Il calore si sprigiona dopo che si è indossato il mantello.
Si può indulgere al traduttore, ipotizzando una metonimia.
 
Qui, però, m’infurio.
Vale indifferentemente, di fronte alla scena di un saggio con il cranio sfondato da alcuni assassini, usare “il suo volto esprimeva stupore” e “il suo volto esprimeva lo stupore?”
Non si sa che Cechov rende carne i vizi e le virtù? I sentimenti e pensieri dei suoi personaggi?
Un traduttore dovrebbe saperlo.

5 pensieri su “

  1. concordo con te su tutta la linea degli obbrobri traduttori, in generale… in questa estate di lettura, talvolta non in originale, ho collezionato una quantità di sfondoni imbarazzanti… è veramente triste, soprattutto pensando al prezzo medio del libro…

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  2. Bene, Mel, comincia a studiare il russo, allora… è una bellissima lingua ma sui libri non rende, è di quelle che devi vivere.Però sei fortunato. Puoi anche insegnare ai tuoi ragazzi a rispettare le parole come nomi di esperienza eppure mi sa che non basterebbe neanche questo. Bisogna che diventi carne anche la punteggiatura, se no io la vedo grama.(Cerca di non indulgere troppo ai traduttori… a meno che tu non sia un cannibale, si capisce. Però stai attento comunque, perché la carne umana pare che faccia venire la tigna.)  Sei stato protagonista di un incubo terribile qualche giorno fa. C'entrava anche una bottiglia di vino da 750 cl.Ciao,Umberta

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  3. Interessante il commento di Umberta, oltre al tuo post, Mel. Infatti io amo gli autori russi e il mio cruccio è che non conoscendo minimamente quella lingua, anche quando "sento" che nella traduzione c'è qualcosa che non va, posso al massimo andare a consultare un'altra traduzione, come hai fatto tu, ma lo sento che quella lingua andrebbe masticata meglio. Comunque anche a me capita sempre più spesso di trovare errori anche grossolani; se sono romanzi scritti originariamente in inglese, francese e (un po') in tedesco, riesco a correggere il tiro da me andando sull'originale… ma che faticaccia! 😉 (il fatto è anche che sono pigra e leggo in traduzione anche i romanzi che con un po' di fatica in più potrei leggere in originale…).

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  4. @No, Umberta, non ci penso neanche!  Meglio approfondire ciò che si sa, anche perché a 40 anni non è facile intraprendere lo studio di una lingua. Per il russo mi accontento di una "collatio" non proprio rigorosa.Sulla punteggiatura… sapessi che lotta ingaggio con i ragazzi!Mi spiace per l'incubo.@Flalia, ho notato che le traduzioni "datate" sono le più fedeli all'originale.Sei fortunata, conoscendo più di una lingua straniera. Combatti 'sta pigrizia!

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