Rosso

Anche quest'anno, come ogni agosto che si rispetti, il pomo d'oro inaugura la saga delle conserve.

Costo a peso lordo per cassa euro 12-16; l'oscillazione del prezzo dipende dal periodo di acquisto, a luglio più caro, ad agosto di meno.
 

Già mondato… in attesa del bagnetto in acqua fredda e poi a bollire.
Per tradizione/pregiudizio/esperienze pregresse nessuna mano mestruata può toccare i pomi, a meno che in inverno non si voglia stappare una bottiglia di champagne rosso piuttosto che della salsa.
Domattina levataccia all'alba.

Code & Co

Quando l’ingegno umano può essere definito maligno…

lingue di fuoco 
I piromani, non so se professionisti o patologici, forse entrambi, intridono di benzina, o comunque di materiale altamente infiammabile, della stoffa, che legano alla coda di un coniglio o di un gatto. Appiccata la fiamma, i miseri animali divengono delle torce animate.
È facilmente intuibile, considerata la velocità del leporide e del felino, che il tempo occorrente a ridurre in cenere la vittima è abbastanza sufficiente perché si possa propagare un incendio per un raggio più o meno vasto.
Lo raccontava, ieri sera, un ex vigile del fuoco, ormai in pensione, mentre si mirava tutti insieme questo presepe sul mare e le sirene dei mezzi di soccorso si mescolavano al concerto del vento di scirocco.

presepe sul mare
Se non fossi civile, saprei io a quale coda dei debosciati attaccare la stoffa con il combustibile; le pene ci sono, magari occorrerebbe inasprirle, ma non basta.
Personalmente punto sull'educazione e la cultura.
O mi illudo.

Nelle foto un incendio nei pressi di Giardinello(Pa) catturato mentre l'automobile era in corsa(non ero io a guidare), quindi la qualità è pessima, nell'altra il porto di Castellamare del Golfo(TP), un presepe sul mare.

Una mano

debe9db4b02578a5e66530421c4f6d99Me la date una mano, perché io possa reperire un libro introvabile?
Mi sono rivolto alla trasmissione Fahreneit di Raitre, ma il primo appello è caduto nel vuoto.
Stamani ho inoltrato alla redazione un’ulteriore email e spero in una risposta.
Di quale libro si tratta?
È una datata guida didattica usata dalla mia maestra delle elementari, eccone i dati:

Autrice GIRALDI DOLORES
Titolo   INSEGNO IN(prima, seconda, terza, quarta, quinta)
Ediz. ATLAS
Anni di pubblicazione 1965-70

Non pretendo di possederne tutti i volumi, ci mancherebbe.
Le biblioteche scolastiche ne sono dotate, questo lo so, ma i volumi non sono né in prestito, né sono vendibili; è, infatti, in bella mostra nella scuola elementare che ho frequentato, però sta lì ad ammuffire, poiché i contenuti sono a dir poco arcaici e inattuali.
Ho anche cercato su Ebay, ma invano.
La casa editrice Atlas non mi ha risposto.
Mi farei mozzare la testa, ma sono sicuro che qualcuno possiede a casa la guida che cerco.
Non voglio averla gratis, ci mancherebbe!
Quali sono le ragioni della ricerca?
Nostalgiche, e questo è il punto primo.
Di studio, infatti da tempo sto ideando uno studio storico delle guide didattiche all’insegnamento e dei libri di lettura per bambini in uso nelle scuole fra il ’60 e il ’70.

Me la date una mano?

Segni e segnali

Nelle relazioni umane di ogni tipo il dilemma fondamentale, nel quale ci si invischia, è il margine di approssimazione che intercorre tra segni e segnali.
I segni di cui parlo non sono tanto le parole, ma i fatti, i comportamenti, gli atteggiamenti, la cui caratteristica è la ricorrenza, la ripetitività fino all’ossessione.
 
Nella circolazione stradale, si sa, non esistono segni, ma segnali, perciò tutto è reso più facile227942 dall’accettazione, più o meno forzata, di un codice condiviso e l’automobilista, più o meno prudente, deve prevedere che, se si imbatte in un triangolo con disegnata una mucca, la carrozzeria della propria automobile ne potrebbe uscire danneggiata.
Nell’ipotesi più comune nel divenire realtà, lui e l’automobile ne escono indenni.
 
Noi, invece, ci muoviamo dentro un labirinto di segni, che difficilmente possiamo interpretare come segnali univoci di un messaggio; a volte, anche per non farci del male, ci foderiamo gli occhi o autogiustificandoci o indulgendo verso gli altri o spezzando ogni legame con le persone che non riusciamo a inquadrare dentro il nostro orizzonte di vita.
Chiaramente esistono innumerevoli reazioni e non ci sono leggi fisse; di immutabile e fisso c’è che noi non possiamo pretendere di cambiare gli altri, né possiamo pretendere da loro ciò che essi non possono o non vogliono darci.
Di immutabile e fisso c’è che, a prescindere dalla somma delle esperienze accumulate, ci si addolora di fronte all’ennesima meschinità vissuta.
untitledFortunatamente è un dolore sempre meno acuto del precedente, ma lo si avverte ugualmente.
Maturando si impara ad essere sicuramente più pazienti nei confronti degli altri e si concede loro un ampio margine in ciò che comunemente chiamiamo “beneficio del dubbio”.
Convertire definitivamente i segni in segnali inequivocabili, o peggio ancora in leggi, sarebbe(o è) come prendere atto di una disfatta.
Meglio essere malleabili, elastici, pazienti, astuti, ma sempre vigili, esercitandoci nell'arte, non dico di decifrare, ma di cogliere i segni.
In Sicilia si dice “fissa sì, ma non minchia”(fesso sì, ma non minchione).

E appese al cielo miliardi di stelle

«Un ringraziamento per avere fatto, appositamente per me, il mondo così grande e vario.
Di avere fatto tanti miliardi di altri uomini in apparenza simili a me per tenermi compagnia e di averli disseminati ovunque, affinché in qualsiasi punto vada, non abbia a trovarmi solo.
Inoltre: di averne fatti vivere molti molti altri miliardi prima della mia nascita allo scopo che le loro avventure mi possano distrarre e far pensare.
E di avere creato tante terre lontane dove, se fossi diventato esploratore, avrei potuto esplorare.
E messo al mondo tanti sapienti quali mi potessero spiegare le infinite stranezze di questo regno; pur lasciandone la parte maggiore ancora avvolta nel mistero affinché, se attratto, ne possa scoprire qualcuna anch’io, o per lo meno fantasticarci sopra nelle sere d’estate.
E appese al cielo miliardi di stelle, di cui scorgo una minima porzione; riservando le altre al caso che fossi diventato un astronomo e mi fosse piaciuto investigarle.
E così via via potrei continuare la enumerazione per centinaia di pagine.
Pensandoci, qualche volta mi sembra perfino che sia una esagerazione.
Quante montagne, mari, città, linguaggi e musiche, albe e tramonti che non vedrò mai,
non sospetterò neppure che esistono.
Un universo smisurato, con una infinità di vite difformi, una cosa così grande e bella per me, meschino essere che non sa neppure guardarsi intorno.
Questo travaglio di nascite, di sofferenze, di tragedie, perpetuato da milioni di anni al solo scopo di compiacermi!
Dio ti ringrazio di aver favorito tanti dolori, affinché possa apprezzare il mio piccolo bene.
Meglio ancora, di aver provocato odi e guerre infernali perché, misurando la perfidia degli uomini, non mi affezioni eccessivamente a questo mondo.
Meravigliosa sollecitudine!
Tutto è stato studiato in modo che, a poco a poco,questa cosa mi piaccia un po’ meno,
e io cominci invece a desiderarne un’altra.
Eppure guardate bene non basta.
Tutto e tutti intorno a me, fissandomi negli occhi, mi additano con il loro esempio la vanità delle cose,o mi fanno cadere perché io senta com’è ruvida la terra; con pazienza infinita disfanno, via via che le tento, le trame della mia attesa.
2_5Non basta, vi dico.
Cieco, io rialzo ogni volta la testa spregiando tanta sapienza che dilaga nell’universo.
Ogni mattino ricomincio, stupidamente mi accingo a godere questo palazzo misterioso.
Il coro giornaliero di pene, singhiozzi e morti mi minaccia invano.
Io non voglio capire.
L’ospite sorridendo non si stanca di additarmi la porta, invitandomi a guardare più in là, verso il regno felice. Ma io stupido mi ostino, resto seduto a giocherellare, aspettando, trastullandomi con delle pietruzze.
Incaponito me ne sto fermo, e trasalgo ad ogni scricchiolio,
nella solitudine del giardino».
(Dino Buzzati)
***
 Il testo è tratto dal mio libro di grammatica delle medie “Le meraviglie della parola”, ma non so di quale opera di Buzzati faccia parte)