"La giusta distanza" di Mazzacurati

Lagiustadistanza07Esiste una misura tale che ci permetta di assumere la giusta distanza tra noi e la realtà che viviamo?
È valida la classica risposta?
Né troppo vicini per evitare un coinvolgimento emotivo, né troppo lontani per non risultare algidi e vaghi?
 
È il tentativo che il regista Mazzacurati si propone nel film “La giusta distanza”(2007) attraverso Giovanni, un giovanissimo aspirante giornalista dall’aria innocentemente voyeuristica, impegnato nella nebbiosa provincia veneta a sbrogliare la matassa dell’omicidio di Mara, cui fa da contorno un’inchiesta atipica, ossia scoprire chi sia l’efferato assassino di cani, il cui sangue sembra lasciare tutti nell’indifferenza.
La storia prende le mosse dall’arrivo in un piccolo paese di Mara, una giovane maestra dalla bellezza semplice e quotidiana, eppure tale da infiammare l’immaginario morboso dei residenti, stupiti anche dal fatto che una trentenne decida di stabilirsi da sola in un luogo isolato.
Attorno a Mara ronzano come mosconi lo stesso Giovanni, che più volte mette a disposizione della donna le sue competenze di informatica per consentirle di navigare su internet, il poetico e sentimentale Hassan, il meccanico tunisino perfettamente integrato, insieme alla sorella e al cognato marocchino, nella comunità, e un tabaccaio straricco, il quale è sposato con una rumena scelta in un catalogo on line e che da tipico sporcaccione di provincia ritiene naturale darsi da fare con ogni donna che gli capiti sotto tiro; è Mara invece, probabilmente per solitudine, a puntare l’occhio sul giovane e aitante autista d’autobus del paese, almeno fino a quando non scopre che è già impegnato e in procinto di sposarsi.
Sarà, invece, l’affascinante e timido Hassan a corteggiare con successo Mara, tanto da proporle, dopo qualche incontro, di sposarlo.
La giovane donna, però, di fronte alla prospettiva del matrimonio si irrigidisce e sembrerebbe orientata a scegliere di lasciare l’incarico  per recarsi in Brasile.
Dopo qualche giorno, tuttavia, ne viene ritrovato il cadavere, mentre tutti credono che sia partita.
Il dito viene puntato sull’arabo.
L’inchiesta di Giovanni, di cui viene narrata indirettamente anche la formazione umana e professionale, parte dal suicidio in carcere di Hassan, accusato di avere commesso l’omicidio di Mara e si conclude con la scoperta del vero assassino.
Infatti, prima di ammazzarsi, Hassan ha scritto su un biglietto di essere innocente.
 
Ho trovato il film di Mazzacurati splendido, delicatamente poetico e al contempo realistico.
La sua abilità di regista è  nel dosaggio equilibrato di tutti gli elementi che compongono il miscuglio della realtà, tant’è che è difficile bollare come drammatico il genere di appartenenza della pellicola.
Mazzacurati non indugia troppo sul patetico-sentimentale, ma è capace di rappresentare i sentimenti, non insiste sullo sfinimento psicologico, tra il  depresso e l’isterico di molti personaggi tipici dei film italiani, ma ne pennella con dovizia delicata le sfumature dell’animo, riesce a far convivere l’orizzonte del reale con quello dell’immaginario, non cedendo né agli allettamenti scandalistici del noir, né alle morbosità dei nostri fantasmi interiori.
 
Magistrale il ruolo di Hassan nell’interpretazione di Ahmed Hafiene.

Attuali gli spunti di riflessione: una lettura, in parte positiva, della convivenza fra extracomunitari e Italiani, una ri-valutazione della professione giornalistica e un quadro impietoso della piccola provincia, dove sembra che tutto vada bene, mentre in realtà stanno in incubazione vizi pubblici e privati.

12 pensieri su “"La giusta distanza" di Mazzacurati

  1. Ma qui al cinema non ci va nessuno?!? Certo che è un film bellissimo, condivido la tua analisi, così come invece "La ragazza del lago" (argomento e genere simili) l'avevo trovato piatto, televisivo, confuso.  Questi film però, Mel – ribadisco –  vanno visti al cinema, nel momento in cui escono e se ne parla, non recuperati casualmente anni dopo sul piccolo schermo. Sono un po' pedante, lo so.

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  2. Chi non l'ha visto, se lo procuri! Bel film!Quanto al grande schermo…Dei miei amici cari… due amano i film, ma odiano stare seduti in poltrona al cine, una ama generi che io detesto, un altro ama andare al cine in gruppo, cosa che io detesto, quindi non è facile recarsi al cine.Aggiungiamo anche il costo; io andrei anche tre volte a settimana, ma non si può.Raramente vado solo, mi pare triste.

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  3. andare da soli al cinema: non è triste, è solo un'abitudine diversa (io l'h ofatto per tre anni, quasi tutte le settimane, anche du evolte a settimana).il prezzo: non ci sono dei cineforum/cinecircoli, dalle tue parti? generalmente con una tessera annuale si spende intorno ai 3euro a proiezione..

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  4. una bella recensione!il film l'ho visto e condivido quanto scrivi, un  racconto "misurato" che lascia lo spazio di riflettere oltre l'apparenza. Bello. In quanto alla domanda iniziale penso ci siano situazioni in cui riuscire a prendere la giusta distanza emotiva sia fondamentale per affrontarle al meglio, alcune invece richiedono il rischio del coinvolgimento!

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  5. caro Mel, mi fa moltissimo piacere che tu abbia apprezzato questo film. Un paio d'anni fa l'ho visto anch'io, e l'ho rivisto venerdì sera alla televisione. Veramente BELLO, fatto bene, tutti bravi.  E' la prova  che si può fare del buon cinema con  pochi mezzi, senza effetti speciali, senza  nudi e senza efferata violenza. Oltretutto,  l'ambientazione è perfetta e l'atmosfera di provincia, con il suo melting pot, è attualissima.  Un abbraccio, Ombraserena.

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  6. Da me nei giorni feriali il biglietto del cinema costa la metà… infatti ormai saranno anni che non vado al cinema nei weekend o la sera; non so se sia così anche nelle altre città. In genere ci vado con un'amico ma se anche son da sola non m'importa, ci vado lo stesso. Però sono di quelli che fanno fatica a stare fermi seduti per due ore al buio… quindi al cinema ci vado poco! Benedetti dvd e tv quando mi permettono di vedere film che ho perso, anche se è vero che al cinema è un'altra cosa!

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