Dieci

Simpatico, ironico, intelligente. severgnini
Sono tre attribuzioni, che non si possono negare allo scrittore e giornalista Beppe Severgnini, autore de La pancia degli Italiani. Berlusconi spiegato ai posteri, edito da Rizzoli.
Ne ho ascoltato e gustato l’intervista proprio ieri sera a La7.
Uno scialo autentico sentir dialogare la signora Bignardi con il giornalista di Crema.
Secondo quanto ho capito, Severgnini spiega i dieci motivi per cui l’onorevole Silvio Berlusconi domina la scena politica italiana da quasi vent’anni.
Con linguaggio semplice, ironia, acume e soprattutto senza acrimonia.
La chiave di lettura del libro è nell’introduzione; viene, infatti, riportata una frase di Giorgio Gaber.
Dovrebbe suonare su per giù così… non temo Berlusconi in sé, ma Berlusconi in me.
 
Io corro in libreria.

La "praivasi"

La tutela della privacy continua a generare i suoi mostri.belauschte_leute
 
Alcune librerie, si sa, hanno trasferito on line i cataloghi con cui pubblicizzano le novità editoriali e le promozioni; sarà anche per via della crisi che è possibile fruire di considerevoli sconti su libri appena pubblicati fino al 15%, soltanto se l’acquisto avviene tramite internet.
Perciò ho colto al volo l’occasione e ho ordinato due libri, fra  cui un saggio di Pietro Citati su Leopardi, che ho già iniziato a leggere.
Il vantaggio è andato oltre il 15%, infatti non avrei pagato le spese di spedizione, a patto però che mi fossi recato in libreria, la stessa dei saldi, a ritirare il pacco.
Così è stato e ieri, mentre la pioggia e il vento giocavano con l’ombrello, mi sono presentato alla cassa per ritirare i libri.
L’impiegata è stata molto gentile; si è recata velocemente al deposito e stava per porgermi il plico di cartone, lungo almeno 75 cm,  con dentro i due libri, quando, bloccandola, le ho chiesto la cortesia di sconfezionarlo e di riporre i libri in una busta di plastica, in considerazione del fatto che fuori la pioggia battente avrebbe inzuppato il cartone.
Ancora una volta con gentilezza l’impiegata ha accolto la mia richiesta, ma improvvisamente si è materializzato davanti a noi un altro impiegato, un giovane flessuoso e scuro come uno scimpanzè, che ha redarguito con sprezzante ironia la collega, ricordandole che, in base alla legge sulla privacy, non avrebbe dovuto sconfezionare il pacco, ma consegnarmelo così com’era.
Al che sono intervenuto, chiarendo all’essere scimmiesco che ero stato io il colpevole dell’infrazione della legge e che, per una volta, io avevo autorizzato qualcuno a ledere il mio diritto alla mia privacy.
Non c’è stato verso: pur col sorrisino, lo scimpanzè ha continuato a infierire sulla collega.
A questo punto non mi è rimasto che sferzarlo:«È apprezzabile lo zelo con cui svolge il suo lavoro, tuttavia dovrebbe anche imparare ad avere considerazione degli esseri umani. Le consiglio, la prossima volta, di mortificare la collega in un luogo più appartato. Credo sia una sfumatura del diritto alla privacy essere rimproverati e mortificati fuori da occhi indiscreti».
 
Io penso che la legge sulla privacy vada rivista.
Perché, ad esempio, non imporre agli esercizi commerciali che alle casse venga allestito un piccolo box, all’interno del quale il cliente, allungando la mano, possa digitare serenamente il pin del bancomat lontano da occhi indiscreti?
Cosa è più privato?
Ciò che uno legge o il pin del bancomat?

Amplessi spirituali

Vorrei parlare di un tipo di relazione amorosa immaginaria, che si consuma all’interno delle parrocchie e delle sagrestie siciliane; soltanto di queste ho qualche dato, anche sulla base di ciò che mi viene raccontato, perciò non posso estendere la mia analisi all’intero territorio nazionale.

La denominazione ufficiale di siffatta relazione è figliolanza spirituale: un sacerdote offre assistenza spirituale paterna a unfiglio o a una figlia che, ad un certo punto del processo di conversione, ritengono opportuno farsi guidare da un ministro cattolico, onde fruire di un appoggio lungo il percorso accidentato della fede.

E fin qui non c’è proprio nulla da obiettare, se è vero che ciascuno di noi, nelle forme ritenute a sé più congeniali, elegge qualcuno ad assistente spirituale, a volte senza neanche rendersene conto: può essere l’istruttore di palestra come il cantante preferito, l’amico del cuore o il capo di un partito.

Figliolanza spirituale è espressione linguisticamente sentita pura e innocente, perché evoca nell’immaginario uno dei prototipi cardine delle numerose relazioni che gli esseri umani possono stabilire anche sul piano reale, ossia quella che vede legati reciprocamente padre e figlio/a.

Tuttavia, talvolta la figliolanza spirituale innesca, sul piano immaginario, tra padre spirituale e figlia/o una relazione amorosa, eterosessuale oppure omosessuale, che assume le stesse movenze di una reale relazione a due, che quasi mai però prevede si consumi sul piano fisico.

I figli spirituali sono pronti a tutti, anche al martirio, pur di spalleggiare, idolatrare, difendere ed esaltare il proprio padre spirituale/amante: lo seguono ovunque, in parrocchia e in sagrestia, ai convegni, alle messe per i sani e i malati, per i rinnovati dello spirito e per le milizie mariane, scambiano sms e diventano amici su FB, vanno in vacanza insieme con il pretesto del ritiro spirituale. Se, destino infame, un parroco viene trasferito presso altra sede, le figlie si sentono tradite e dichiarano guerra al vescovo, si piazzano nella parrocchia di destinazione del padre spirituale e riempiono di improperi e offese le nuove parrocchiane, invocano il dono dell’ubiquità per seguire il padre ovunque egli vada.

E non è finita qui.

Di solito almeno due sono i sacerdoti di una parrocchia, perché c’è troppo da fare e uno non basta. I figli e le figlie si informano preventivamente se dice messa questo o quel sacerdote, perché, se celebra il padre amante, vanno a messa, altrimenti rinunciano o rimandano; la stessa cosa avviene per i chierichetti adulti e adolescenti. A stuolo se c’è il padre amante, a cui baciano finanche la mano, o, nel caso in cui non sia così, il povero sacerdote di turno è costretto a dir messa da solo.

Insomma la composizione dei fedeli in chiesa è in funzione della presenza dell’idolo.

Ci sono poi le scenate di gelosia, gli ammutinamenti, le vendette silenziose, i dispetti, sia dall’una, sia dall’altra parte.

Li dovreste vedere, padre e figlio/a, quando fra loro non c’è burrasca: i loro sguardi si beano in veri e propri amplessi spirituali.

Il cimitero degli ombrelli

Detesto con tutte le mie forze l’ombrello. 4b652b20621b820f7a1a9b788bf785f4
Nel giro di due giorni ne ho smarriti due, uno azzurro, acquistato in Olanda quest’estate, il più discreto fra quelli disponibili come colore, con il pomello a forma di tulipano, l’altro di cui mi sono appropriato stamattina in sala docenti, che ho usato per due ore, giusto il tempo di ripararmi dalla pioggia battente.
Non so, però, dove lo abbia abbandonato.
L’ennesimo, insomma.
Domattina andrò in perlustrazione, non per recuperarlo, ma per rovistare in sala-docenti; ho scoperto, infatti, che c’è un angolo, dove vengono ammucchiati gli ombrelli dimenticati, interamente ricoperti dalla polvere, ma funzionanti.
Ne erano proprietari o colleghi trasferiti o gente, come me, incurante dell’oggetto-ombrello.
È prerogativa degli insegnanti smarrire gli ombrelli?

Il pacioso Avati

Come al solito, Antonello Piroso, giornalista-conduttore di La7, ci ha regalato una delle pagine di più alto profilo giornalistico, intervistando il regista Pupi Avati, di cui è già nelle sale Una sconfinata giovinezza.
Speravo di trovare l’intervista sul sito di La7, per riascoltarla e segnare qualche appunto sulle riflessioni del pacioso Avati, ma non è stata caricata.
Tuttavia una frase, o meglio un abbozzo, sono riuscito a digitare sul mio cellulare, qui ne riporto il succo: Pupi ha dichiarato di aver sempre provato interesse, umano e conoscitivo, per chi cade, per chi improvvisamente passa, per esempio, da una condizione di privilegio a una di rovina.
Compassione, direte voi lettori?
No: in chi cade c’è sempre una parte di noi stessi e, facendocene carico almeno sul piano dell’interesse umano e della conoscenza, si ha la possibilità di capirci di più.