Bilancio annuale

I bilanci, quelli che più autenticamente fanno bene e al contempo male, uno se li fa nel chiuso della propria clausura interiore, in cui regna il silenzio.
La clausura interiore è il tempio della libertà assoluta, dell’indicibile e del desiderabile colto allo stato puro.
Provando, però, a fare un po’ d’ordine, ecco cosa sono in grado di dire su questo ormai vecchio anno, anzi decrepito.
Ho alleggerito di molto il tratto della mia grafia; non ho più necessità di fogli particolarmente assorbenti e di punte di biro eccessivamente tondeggianti.
Riesco a cogliere con più prontezza del passato la sofferenza altrui, anche quando è ben mimetizzata.
Sono pochissime le persone con cui c’è un contatto autentico.
Nello stesso tempo è maturata la convinzione che non c’è relazione umana scevra di opportunismo, anche solo innocente e inconsapevole, dettato da quella dose di egoismo che ci fa somigliare molto ai gatti.
Ho letto più libri di quelli che avevo programmato di leggere, ma tanti ne rimangono da leggere; ho anche rivisitato qualche classico, come Sorelle Materassi, Ventimila leghe sotto i mari, Papà Goriot e la Bibbia. Altri saranno risetacciati.
Un po’ più maturo professionalmente, ma inflessibile e filologico: i miei scatti d’ira con gli alunni sono diminuiti in numero, ma non in forza, mi sono armato di una più paziente ironia guardandoli per ciò che realmente sono: persone il cui bisogno d’apprendere è soffocato dalla vita che vivono e dalla cultura che hanno intorno.
Qualcuno m’ha tolto il saluto, c’è chi, incrociandomi, volge lo sguardo altrove, chi mi evita e anche chi nutre per me un affetto profondo.
Dopo qualche anno, però, le risposte* arrivano.
Sono aumentati i momenti di riflessione sulla morte, da la quale nullo homo vivente pò skappare.
Ho speso pochissimo in abbigliamento: poche cose, ma buone. Il boicottaggio del consumismo sono riuscito a realizzarlo in parte; farò di meglio.
Non ho ripreso la pratica dello yoga causa logistica impediente, ma non è detta l’ultima parola.
Non penso di avere altro da dire.

scansione0002Auguri a tutti i blogger, chiaramente! Scelgo uno stralcio di Adriana Zarri; non so se la ricordiate, ma ha partecipato qualche anno fa ad una trasmissione di Santoro.

Signore, non voglio il tuo cielo, Signore, voglio la mia terra:
le strade, i pozzi, le fontane, e le lune che cadono nell’acqua;
e, se c’è un rovo irto di spine, voglio anche quello,
perché fiorisce, a primavera;
e se c’è un rospo, sul sentiero, voglio anche quello,
perché sa gracidare, nella notte, lungo la riva dello stagno…
Adriana Zarri(1919-2010)

*Spero che non si stanchi mai di seguire passo passo i suoi allievi, di sgridarli quando peccano in negligenza, di riprenderli quando non riescono più a seguirla, di “provare e riprovare” ad insegnargli che la letteratura va vissuta oltre che imparata, che essa non avrà mai un effetto immediato e utilitario, ma che può arricchirli interiormente e , più in là, regalargli il brivido di cogliere una citazione o di ricordare ancora dopo anni ed anni quel passo della “Divina Commedia” su cui lei particolarmente si accaniva o che spesso citava…
La ringrazierò a lungo per la dedizione e per il sapere che mi ha trasmesso in quei 5 anni di liceo e spero che possa trovare sempre nuove soddisfazioni e appagamenti che possano continuare ad alimentare la vocazione per questo mestiere”.

(Tratto da un’email di augurio di un ex alunno) 

Inamidare

Prima che in ambito profano il verbo inamidare, ossia bagnare un tessuto in una salda d’amido perché diventi rigido e lucido quando lo si stira, nasce in ambito ecclesiastico.
Soltanto delle monache potevano escogitare un sistema, per impedire che, durante la consacrazione, una pur minima particola di ostia consacrata potesse incunearsi tra gli interstizi del corporale e della palla.
Ho scoperto che corporale e palla subiscono un trattamento speciale, prima che siano messi in commercio: vengono, infatti, immersi in una soluzione di acqua e amido per un paio di giorni e fatti asciugare su lastre di vetro. Le mani provvedono a stendere quanto più uniformemente possibile l’amido soluto e contemporaneamente a stirare corporale e palla.
Oggi provvedono le industrie tessili, ma nei monasteri di clausura sono ancora le monache a dedicarsi certosinamente alle operazioni.
Tanto di elogio! 

Ultimi giorni di dicembre

In città la gente formicola per le vie.
Il traffico pedonale spesso s'inceppa: ho dovuto pure assistere alle effusioni di due cani che, incontratisi per caso, sono letteralmente impazziti di passione, annusandosi ovunque. La marcia di tutti s'è arrestata di botto ed ero sul punto di lanciare un urlo di protesta, ma poi ho realizzato in un lampo che nessuno dei pedoni, compreso me, avrebbe avuto il diritto di interrompere quell'idillio canino.
Poi l' andirivieni è ripreso, inarrestabile.
 Ho notato, però, che gli esercizi commerciali sono vuoti, tranne gli alimentari, i negozi di intimo, che proliferano tanto quanto probabilmente scema il desiderio sessuale e, nessuno lo penserebbe, le librerie.
In classifica ci sono Eco, King, la Littizzetto e Antonella Clerici con un ricettario la cui veste grafica è davvero carina.
Magari lo regalerò alle donne di casa.

Osservazioni non scientifiche

tarta 004Le mie tartarughe godono di buona salute.
E stanno crescendo.
Il passaggio dall’autunno all’inverno mi aveva fatto temere il peggio: le piogge e il freddo le avevano rese torpide e perciò ho provveduto a cambiare loro ambiente e locazione.
Le ho trasferite dalla terrazza all’interno della casa e ho adattato un acquario a terrario; ma non è finita qui.
Il neon dell’acquario non si è rivelato sufficiente a scaldarle, pertanto ho acquistato una lampada speciale con raggi di vario tipo, imitanti il sole.
D’altro canto non c’è alternativa: o gli animali si trattano bene o è meglio non averne.
M’era anche balenato di rispedirle al mittente, ma un dono è un dono, soprattutto se supportato da una richiesta implicita.
La lampada speciale le ha rimesse in moto e in questi giorni di vacanza mi piace osservarle.
Sono estremamente schifiltose: snobbano alla grande il radicchio, mentre gustano avidamente foglie di lattuga e di cavolfiore.
Su suggerimento di un’esperta, un po’ esaltata a dire il vero, ho dato loro uno spicchio d’arancia e della carota tritata, ma hanno gradito soltanto l’arancia.
Le mie tartarughe non conoscono mezze misure: stanno immobili come statue sotto la lampada o sfrecciano come forsennate da un angolo all’altro del terrario allo scopo unico ed esclusivo di fuggire, però si arrampicano sugli specchi nel vero senso dell’espressione.
Talvolta l’una si inerpica sul carapace dell’altra, illudendosi di raggiungere non so quale altezza; quella che funge da scala sopporta docilmente le acrobazie.
Perché si creasse un ambiente più naturale possibile, avevo dislocato nel terrario qualche lastra di corteccia di sughero, ma l’ho dovuta togliere, perché la discesa dalla passeggiata montana le ha fatte ribaltare più di una volta: a zampe all’aria si rivelano estremamente indifese e tenere.
Le tartarughe emettono un verso indefinibile, quasi un sibilo; per sperimentarlo, basta coglierle di sorpresa afferrandole con le mani. Immediatamente il capo, protetto da una guaina elastica, si ritrae dentro il carapace e viene emesso il ffssfsfsfsfsf.
Vedono bene: il movimento delle dita le fa ritrarre, così come quello di un foglio o di un lembo di tenda.
Si muovono goffamente e la posa più bella l’assumono quando i capi fuoriescono interamente: in questi momenti somigliano moltissimo ai serpenti. 

Particolari di Natale

Eccomi di ritorno da un giretto con appresso la digitale!

 

suigeneris

Un presepe sui generis

 .Maria e il bimbo

.Un po’ cresciutello

.Quando si dice angelo angelo…

.Pecorelle

il sole dietroLe mani delle monache:ricami su tulle

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