Cominciamo bene…

scansione0003se, dopo avere cestinato il calendario dell’anno passato, ne affiggo uno, che avevo conservato tra le pagine di un corposo volume, perché non facesse alcuna piega, e che riporta esattamente lo stesso numero, 2010.
Ma me ne sono accorto stamani.
Per quasi tre giorni ho creduto si trattasse di un errore:
1 gennaio venerdì, 2 gennaio sabato, 3 gennaio domenica.
Si è capito che sono a corto di calendari.
Il motivo è presto detto.
Sempre più raro trovare un calendario semplice, con sfondo bianco, sul quale appuntare la scadenza delle bollette, il consiglio di classe, il collegio dei docenti, un convegno, un aggiornamento; anche i macellai e i panettieri, che un tempo commissionavano ai tipografi calendari essenziali, come quello brevemente descritto, si sono scatenati.
Troneggiano, infatti, foto di vitelli, salsicce e pecore, panini, focacce e pizze, mentre lo spazio riservato ai giorni è limitatissimo.
Per giunta su carta lucida non è agevole segnare proprio nulla con la biro, altrimenti bisogna munirsi di un pennarello.
Il languire dei calendari lineari ci dà la misura del peso sempre più preponderante della visibilità iconico-simbolica come segno di presenza nel mondo.
Anche solo con una costata di maiale infiorata da rosmarino e salvia.