Pasticci

Anche quelli che si fregiano del titolo di cuochi senza titolo possono toppare e pasticciare.
Bastano talvolta un momento di distrazione e una dose di presunzione ed è fatta.
Ieri sera, fra amici, abbiamo fatto la pizza in casa e i calzoncini-fagottini al forno.
L’impasto, secondo una ricetta che mi è stata fornita da un conoscente, è così composta: 700 gr. di farina 00, 150 gr. di farina di semola, 150 di amido, lievito di birra(due cubetti), acqua tiepida, 1 cucchiaio di zucchero, 1 cucchiaio di olio d’oliva e 1 cucchiaio di sale.
La sofficità assicurata.
Come ho rovinato, invece, l’impasto e il palato?
Ho aggiunto ben due cucchiai di sale.
Il pane in pasta sembrava una salina.
Come recuperare?
Su suggerimento di un altro esperto ho aggiunto dello zucchero a velo.
La salinità è scemata, il dolce potenziato.
Ne è venuto fuori un misto dolce-salato.
Eppure c’è chi ha avuto il coraggio di fare bis.
Il tutto fra risate con lacrime; se si aggiunge pure l’interruzione della corrente elettrica per pochi minuti, la ricerca di un mozzo di candela, i display dei cellulari trasformati per l’occasione in lucciole fluorescenti e il fumo di due fagottini carbonizzati, si può immaginare il caos. 

9 thoughts on “Pasticci

  1. …però adesso puoi spacciare come di tua invenzione i fagottini dolce-salati: questo mix di sapori bene o male piace sempre.

    Lo sai come è nato il risotto allo zafferano? Grazie ad un incidente…

    t&t

    (buona domenica)

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  2. beh, in ogni caso una serata divertente, credo, anche se in modo un po' paradossale! quando andavo a scuola a educazione tecnica, per un sei mese, facemmo esercizio di cucina (avevamo l'attrezzatura a scuola). facemmo un sacco di ricette, più e meno difficili e buone, ma io ricordo vivida ancora adesso solo quella volta che la farcitura alla panna – per cause di frullatura maggiore – fu trasformata in farcitura al burro..!

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  3. Il sale gioca brutti scherzi.
    In famiglia si ricorda ancor un episodio "spassoso".  Il giorno della mia prima comunione, casa piena di parenti e amici, dodici tazzine di caffè pronte sul vassoio, e lo zio che voleva aiutare le ha zuccherate… con il sale fino. Vi lascio immaginare il risultato:  che smorfie di disgusto !!! Da allora ognuno ha zuccherato la propria tazza di caffè, senza aiuto alcuno. 

    Ciao a tutti, 

    Ornella 

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  4. Quel che conta è che il divertimento non sia mancato! La mia ricetta è, 3 etti di farina '00', 2 di farina di grano duro, un cubetto di lievito, due prese di sale, due cucchiai di olio…io però, nella mia porzione, di sale ne aggiungo sempre una vagonata, quindi avrei certamente apprezzato la tua versione non corretta dallo zucchero a velo!:)

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  5. Concordo col commento di Tenebrae.
    L'arte di cucinare è veramente un'arte in tutti i sensi. I sapori hanno una loro materialità. A volte basta poco per sbagliare il dosaggio, che è un gioco di equilibri, che non tollera il troppo o il troppo poco. Delle altre, l'errore diventa foriero di scoperte gastronomiche: nuovi sapori, insospettati, insospettabili.

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  6. @Ornella, il tuo racconto è anche uno scherzo…tremendo. Il sale nel caffè. Orrore.

    @Pandora e Daphnee, è vero: con i veri amici anche un niente è meraviglioso.

    @Marcello, me ne sono dispiaciuto, però poi qualcosa è stato recuperato. Se i fagottini fossero stati non commestibili, non sarebbero spariti dal desco.

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  7. Mi scuso per il ritardo nel rispondere.

    A me la storia l'han raccontata così (ma può essere un apocrifo).

    Lo zafferano nasceva come colorante per la pittura su vasta scala.
    Risulta che una volta (mi dicono ai tempi di leonardo durante la lavorazione del cenacolo) cadde dello zafferano nella 'schiscetta' di uno degli aiutanti del maestro…

    insomma, facendola breve, fu da lì che si scoprì la commestibilità di questo colorante.

    saluto

    t&t

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