Docenti, scuola pubblica, famiglie e valori…
 
A titolo assolutamente personale e professionale, mi sento chiamato in causa, in qualità di docente della scuola pubblica, per le ingiustificate accuse, mosse appunto alla scuola pubblica, come comunità diseducativa rispetto ai valori trasmessi dalle famiglie ai giovani.
L’accusa di corruttela dei giovani da parte della scuola e dei maestri è antica quanto la scoperta dell’acqua calda ed esistono illustri precedenti a partire dal mondo antico; soltanto per rinfrescare la memoria di qualcuno, basterebbero gli esempi di Socrate, l’oltranzismo di Catone Maior verso la cultura ellenistica, Seneca e giù a scendere fino alla scuola fascista.
Perché mi sento chiamato in causa?
Per me si tratta di un’offesa alla professione, alla prassi didattica che sperimento in classe con i miei allievi.
I delatori della scuola pubblica dovrebbero ricordare che la verità a senso unico, trasmessa e inculcata dagli insegnanti, appartiene ormai alla preistoria della scuola italiana, tant’è che nessuno di noi oggi si permetterebbe di segnare come errore un’idea espressa dall’allievo e non condivisa dall’insegnante; penso sia patrimonio memoriale di tutti, ai tempi della scuola, vedersi appioppato un quattro sul tema d’italiano, perché, in modo velato e  più spesso manifesto, il professore non condivideva le idee dell’alunno, fino ad assumere un atteggiamento persecutorio nei confronti dello stesso.
Oggi, a scuola, non si agisce più così.
Per fortuna.
A scuola si educano gli allievi a costruire un metodo di studio al contempo specifico sul piano epistemologico della disciplina e trasversale sul piano dell’interdisciplinarietà.
A scuola non vengono fornite verità a senso unico, ma fonti e documenti attraverso cui ricostruire un fatto(storico, culturale, politico, etc…).
Spesso si tratta di fonti e documenti assolutamente agli antipodi sul piano del presunto colore politico di chi l’ha scritto.
A scuola non si propongono autori solo se sono di destra o di sinistra; esiste il bipartisan, per usare un termine caro ai polemisti dei talk-show: si studiano Gentile e Marx, Carducci e Pasolini, Montale e Marinetti, Catone e Ovidio,  i comunisti e i fascisti, i cattolici e gli agnostici…
A scuola non si forniscono ricette pre-confezionate, né saperi compatti, bignamizzati, banalizzati.
A scuola, proprio per la ricchezza e la complessità delle “tradizioni”, si leggono le fonti, si analizzano, si comprendono, si confrontano.
A scuola si educa pertanto alla pluralità dei punti di vista, alla contestualizzazione, all’interpretazione di “fatti” culturali, storici, scientifici…
La scuola,  insomma, è una comunità ermeneutica all’interno di una cornice storico-culturale ben determinata: l’interprete è dentro l’oggetto da interpretare, non fuori.
L’impegno, di onestà intellettuale, è di confrontarsi su modelli plurali, non singoli, né singolari, né paradigmatici, né catechistici a favore o a sfavore delle idee del docente e/o delle famiglie da cui provengono i nostri giovani.
Chi dei docenti si sognerebbe mai di sovrapporsi alle famiglie degli allievi?
O peggio di catechizzare i ragazzi?
Sanno i delatori quanta fatica per insegnare ai ragazzi a leggere e interpretare modelli plurali?
Ad argomentare? A citare le fonti? I documenti? Insomma a ragionare nel rispetto della loro intelligenza, sensibilità, storia personale?
 
Se avessi voluto fare il catechista, mi sarei iscritto a teologia o mi sarei fatto indottrinare ben bene presso una delle tante segreterie politiche di un partito.

Lucenti

 

 

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 Il bruco lucente
 
In questo momento
penso con riconoscenza
a quel bruchino lucente,
che mi rallegrava tanto
quando uscivo all’oscuro nel chiostro,
o piccola benedetta creatura,
che ti fa pensare a che cosa possiamo divenire
per i nostri compagni di pellegrinaggio,
se anche un solo momento
della nostra vita terrena
noi giungiamo ad essere lucenti.
 
(sorella Maria dell’eremo di Campello)

Semi di ghiaccio

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All'aurora il cielo ha lanciato i suoi semi finanche sulla terra dei vasi delle piante.

Quintessenze

alchimiaIn queste ore sono immerso idealmente qui, dove mostra l'immagine; armeggio con alchimisti greci, latini e medievali, studio pozioni quintessenziali e mescolanze di colori, giudizi moralistici sull'alchimia e tendenze allo sperimentalismo scientifico. Anche in forme larvali, la ricerca proto-scientifica nel mondo antico, e scientifica nel mondo moderno e contemporaneo, ha sempre trovato oppositori e sostenitori. Insomma siamo sempre uguali noi uomini: una volta è il culto della tradizione a far guardare in cagnesco gli uomini di scientia, un'altra volta il primato culturale(e politico) della Chiesa. Una questione ciclica. Ma con il post di oggi non intendo soffiare con il mantice sulla polemica scientia/conscientia; voglio soltanto dire due cosette: che è gratificante studiare e che sarebbe giusto rendere obbligatoria la collaborazione tra docenti universitari e docenti liceali: i primi annuserebbero i miasmi del basso, gli altri i volteggi dei gas nobili.
Omeostasi temporanea, no?
Tra centro e periferia.

PS: Il gruppo degli studiosi è formato soltanto da uomini. Che per la scuola è ormai raro.

"E risplenda come un croco…"

Dopo averli visti sbocciare sui romanzi e sulle poesie, finalmente li ho conosciuti dal vivo; i bulbi olandesi, comprati d'estate, stanno "partorendo"…
crocooooooooooo croco 004