11 febbraio

Oggi si è celebrata la giornata del malato; me l'ha ricordato un'amica trapanese, che due anni fa ha assistito come crocerossina i malati in viaggio a Lourdes. Nessuno degli amici la riteneva capace di aderire a un'iniziativa del genere. Quando è partita, alcuni di noi l'abbiamo salutata alla stazione. Con la divisa era ancora più bella del solito. Il viaggio le ha cambiato occhi e rotta di vita; al ritorno ci ha regalato la tipica statuetta in plastica con l'acqua benedetta.
La telefonata di stamani mi ha portato alla memoria un collega scomparso da quasi un mese; una lunga malattia l'ha tenuto lontano da scuola, dapprima a singhiozzo, poi non è più rientrato. Tante volte mi ero proposto di fargli visita, ma mi son sempre trincerato dietro pretesti ipocriti, quali "lo disturbo", "è meglio rispettare la riservatezza del malato", "prima o poi rientrerà in servizio".
Balle!                                                                                                         78d17b475f96a8aa
La verità è che teniamo lontana da noi l'eventualità della malattia, dell'infermità.
E con essa le stesse parole.
Tant'è che oggi designiamo chi sta male con "paziente".
Paziente è colui che esercita la pazienza, che attende la guarigione.
Ma non sempre questa si verifica.
Si muore, pure.
E muoiono anche coloro che assistono i malati permanenti, perché se ne fanno carico faticando nel corpo e nello spirito.
Questa giornata, perciò, è giusto dedicarla anche a chi amorevolmente si prende cura degli infermi.
Senza paura e senza ipocrisia.

10 commenti (+aggiungi il tuo?)

  1. commediorafo
    Feb 11, 2011 @ 22:28:00

    Sono volontario in ambulanza. Proprio ora sono in sede e aspetto che la centrale mi mandi fuori -ma se non accade è meglio per me e soprattuttoper gli altri-. Non sapevo della giornata del malato. Grazie per avermelo fatto sapere!
    Massimo

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  2. povna
    Feb 12, 2011 @ 09:36:00

    grazie per il post e le parole: hai proprio ragione, tendiamo a nascondere, magari in luoghi asettici quanto freddi, l'esperienza della malattia, senza ricordarci che dal nascondiglio, reale o metaforico, si può anche non tornare.

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  3. tenebraetenebrae
    Feb 12, 2011 @ 15:48:00

    grazie anche da parte mia.

    siamo in una civiltà dove regna il "del doman non v'è certezza": pensare alla malattia non fa certo parte di questa filosofia.

    I due commenti prima di me hanno detto cose fondamentali. E le hanno dette sicuramente meglio dic ome potrei dirle io.

    Aggiungo una nota etimologica.
    Paziente ha una derivazione dalla radice greca path del verbo pascho.
    Paziente è anche colui che soffre.

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  4. melchisedec
    Feb 12, 2011 @ 16:53:00

    @Grazie a te, Massimo! Proprio per il discorso fatto non è frequente ricordarsi dei malati e per giunta di una celebrazione.

    @Povna, questo il senso, a parte la mia "dimenticanza".

    @Tenebrae, vivremmo meglio se nella coscienza collettiva fosse rimasta la radice greca, ma nella coscienza linguistica dell'uomo medio non c'è, ahimè. Magari i medici ne sono consapevoli.

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  5. gipsy2007
    Feb 13, 2011 @ 11:42:00

    Sono d'accordo con te e apprezzo ed ammiro chi si occupa degli infermi, ma Lourdes lasciamola stare. Credo che ai malati servano i progressi della medicina, una rete di assistenza capillare, amorevoli cure;  non illuderli perpetuando questa idea superstiziosa dalla fede.

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  6. melchisedec
    Feb 13, 2011 @ 18:52:00

    Gipsy, anche la fede può servire, certamente non intesa come miracolo-bacchetta magica, questa è superstizione. La fede è altro.

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  7. altarf
    Feb 13, 2011 @ 21:41:00

    Caro Melchisedec, 
    leggo ora il commento di Gipsy e la tua risposta. Mi permetto di utilizzare il tuo spazio informatico per esprimere una opinione che spero sia concisa. Devo premettere che la mia fiducia nei progressi della medicina ha recentemente subito diversi scossoni, mentre sono d'accordo sulle amorevoli cure.
    Sono stata a Lourdes una sola volta, due anni fa. Non posso escludere che tra i pellegrini  che vi  si recano ci sia una percentuale di persone superstiziose. Ho visto una signora che raccoglieva in un fazzoletto le gocce di umidità che trasudavano dalle pareti della grotta; ho provato fastidio nel notare l'incredibile quantità di bottiglie, taniche , bidoni riempiti dai miei compagni di pellegrinaggio  con l' acqua che sgorga  gratis dalle fontane. 
    ( Una nota a margine: la mia direttrice, non credente, me ne  aveva chiesto una bottiglietta  perché , diceva,  poche gocce di acqua di Lourdes purifica quella dei fiori recisi che così durano di più. Per dire..)
    Ho visto però anche tanta devozione, preghiere silenziose e assorte, uomini , donne,  giovani inginocchiati sulla strada davanti alla grotta. 
    Non ho visto miracoli, del resto non me ne aspettavo, e la mia vita non è cambiata totalmente, come spesso si sente dire. Ho avuto la fortuna di viaggiare nello stesso scompartimento con una ragazza  che ogni anno dedica dieci giorni delle sue ferie al servizio alle piscine. Grazie a lei, ogni sera ho incontrato  tanti giovani: svizzeri, spagnoli , irlandesi, tedeschi, che vanno a Lourdes a fare i barellieri. Belli, allegri, vivi, "normali". L'ultima sera mi sono trovata sulla spianata, al buio, sotto il temporale, in mezzo a una folla incredibile, non ci si vedeva i piedi. Io che odio il mercato perché troppa gente mi crea ansia non ho provato, nemmeno per un minuto , il minimo timore.
    Si dirà : suggestione. Vero. A me piace pensare che quella sensazione di pace col mondo intero è stato il mio piccolo  miracolo personale. 

    Con tanto affetto, 

    Ornella 

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  8. melchisedec
    Feb 14, 2011 @ 06:48:00

    @Ornella, hai fatto bene a utilizzare lo spazio, ci mancherebbe. Ribadisco che bisogna distinguere tra fede e superstizione. Ho molto rispetto per chi ha fede e non me la sento di raggruppare tutti nello stesso calderone. Mi pare un estremismo illuministico.

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  9. gipsy2007
    Feb 14, 2011 @ 15:17:00

    Mel, è una mia personalissima opinione, io non ci vedo così tanta differenza. Non mi definisco un'illuminista, ma un'agnostica. Per me la fede è un'illusione e come tutte le illusioni non mi sento di ritenere che vada alimentata.
    Capisco Ornella, il venire a contatto con tanta varia umanità è comunque un'esperienza che arricchisce.

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  10. melchisedec
    Feb 14, 2011 @ 15:49:00

    @Gipsy, la tua opinione nesuno la mette in discussione; ho soltanto ricondotto il concetto di fede=superstizione ad un pensiero di matrice illuministica, anche se uno può andare ancora più indietro nel tempo sul piano del pensiero filosofico. Una posizione di massimo rispetto.

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