I morti-vivi sfregiati

 “Leggere i classici: che vuol dire? Se io dico che leggere i classici è risentirli, riviverli, risuscitare in sé il fantasma poetico, nel senso generico, etimologico, di intuizione creativa che mosse un autore a scrivere, uso una formula così generica e così poco impegnativa che è fin troppo facile accettarla. Solo qualche maestro di scuola pedante, di quelli che tante volte hanno fatto prendere in uggia i classici, ha potuto credere un tempo (ma chi ci crede più?) che leggere i classici volesse dire cercarvi l'applicazione di norme grammaticali più o meno artificiose, farne uno strumento di tortura per i ragazzi. Ma cos'è questo "risentire e rivivere", questo mettere a contatto due mondi lontani nel tempo? C'è qui una distanza da superare, che non esiste se leggiamo uno scrittore contemporaneo.
Una distanza da superare, non un vuoto da colmare a qualunque costo. Oggi, per rendere più accetta la lettura dei classici, per darle un diritto di accesso nel nostro mondo, senza contraddire lo slogan che nega ogni valore a una civiltà di cui l'era atomica crede di poter fare a meno, ci si sforza di condurre i classici a noi, renderli più orecchiabili, immergerli nel nostro mondo, e quasi a riscattarli dal torto di esser vissuti in altre età, si parla di "attualità" di Cicerone, "attualità" di Virgilio, e così via. Questo non è leggere i classici nel senso in cui l'intende la critica storica, che si propone di immergere i testi nella storia, inquadrarli nel "loro" ambiente, capire le intenzioni di un autore, i sensi che egli voleva esprimere per i lettori del suo tempo, non costringerli a parlare un linguaggio che essi, se risorgessero dal sepolcro, non capirebbero più. Per la critica storica leggere i classici significa intendere, attraverso di essi, la civiltà che li espresse, ricercare i significati che potevano cogliere i lettori a cui essi si rivolgevano, capire che cosa i classici volevano e potevano dire, e non far loro dire quello che a noi interesserebbe che essi avessero detto. Immaginare un Aristotele che nella sua poetica anticipa i canoni dell'estetica idealista, o chiedersi se Sallustio dia una interpretazione più o meno marxista della storia del suo tempo non è leggere Aristotele o Sallustio: molto piu semplice è leggere Croce o Marx e lasciar stare Aristotele e gli storici latini, i quali nulla potevano sapere e prevedere di ciò che il pensiero umano avrebbe costruito oltre venti secoli più tardi, nulla potevano pensare o dire di ciò che la mente umana ha elaborato dopo di loro lungo il travaglio dei tempi. Certo, se noi leggiamo un classico, lo leggiamo forniti di una esperienza culturale e attraverso nostre categorie mentali che sono diverse da quelle degli antichi. A quali condizioni l'antico e il moderno possono confrontarsi? Perché  qui "leggere" è "confrontare", non gia "deformare": confrontare due civiltà, la loro e la nostra, non già deformare quella per costringerla negli schemi mentali di questa. Non si tratta di addomesticare i classici, ma di intenderli per quello che furono, cioè trovare in loro non la nostra civiltà, ma i "presupposti" della nostra civilta che da quelli è discesa e da quelli è storicamente condizionata e spiegata. Intendere il mondo antico per intendere il moderno, e attraverso il confronto acquistare coscienza di noi stessi: perché la storia, come la natura, non fa salti, e l'oggi ha la sua spiegazione nella storia di ieri, e non si intende senza penetrare quella. L'Umanesimo non si intende senza il mondo c1assico, nè  il classicismo dell '800 senza l'Umanesimo, né  Pascoli senza Virgilio, né Carducci senza Orazio”.

(Ronconi è l'autore; non so da dove sia tratto; me lo diede una collega durante un corso d’aggiornamento)
 
Se si partisse sempre e in ogni caso da questo presupposto, di cui condivido pure il respiro invisibile, si potrebbe bocciare almeno il 99% degli allievi. Per me è stata una giornata faticosa, avendo dovuto difendere qualche classico dagli sfregi della banalità, quella che prospetta la scuola delle crocette, modello sempre più radicantesi nella prassi didattica. Resistenza! Una lotta impari difendere dei morti, che son vivi.

3 commenti (+aggiungi il tuo?)

  1. povna
    Feb 15, 2011 @ 20:42:00

    belli i classici, bella questa pagina. anche se, per esempio con questo libro splendido, potremmo anche ribattere, in nome delle teorie sui mondi possibili, le dinamiche emozionali della lettura e tutta la scuola di pensiero di filosofia del linguaggio alla Walton, che un testo è sempre scrittura e lettura (appunto a quattro mani).

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  2. melchisedec
    Feb 16, 2011 @ 06:44:00

    @Grazie per la segnalazione, Povna; in una seconda fase(è quello che facciamo tutti) la lettura viene masticata e filtrata dalla visione del mondo del lettore, ma in un'ottica di studio "scientifico" della letteratura il primo passo, a mio parere, è restare fedeli all'albero e alle sue radici.

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  3. povna
    Feb 16, 2011 @ 15:34:00

    no, no, chiaro, una contestualizzazione è necessaria sempre, ci mancherebbe!

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