L'altra "casa"

Dopo ventiquattro anni verrà estumulata, domattina molto presto, la bara del mio nonno materno; la legislazione, che regola sepolture ed estumulazioni, non accetta ragioni; oltretutto è necessario cedere il posto ad altri morti, pertanto, se il cadavere di mio nonno sarà diventato ossa, si conserveranno queste ultime in una piccola urna e conservate in perpetuo.
E qui è sorto il problema. Dove conservare i resti? In un ossario comune o in una tomba di famiglia? Il nonno non possedeva una cappella di famiglia, tant'è che per anni si era sovvenzionato un loculo iscrivendosi a una delle congregazioni religiose del suo paese. Una sorta di affitto annuale, poche lire, che gli avrebbero assicurato un posto sicuro al cimitero e sollevato i familiari dallo strozzinaggio delle pompe funebri al momento della sepoltura.
Sono trascorsi, però, ventiquattro anni e altri confratelli reclamano il posto.
Fortunatamente il nonno non finirà nell'ossario comune; una delle figlie, proprietaria di cinque tombe sopraelevate, ha deciso di riservare un posticino al padre, quindi tutti noi avremo la possibilità di continuare a donare un fiore e di accendere un cero al nonno. Se fosse stato sepolto in una casa comune, sarebbe cambiato poco: validi sarebbero stati fiori e cero; tuttavia noi vivi abbiamo necessità di segni tangibili, ci conforta sapere che il caro defunto è collocato in un posto fisso e determinato.

Personalmente ho la fortuna di essere proprietario di una tomba di famiglia, quindi, quando sarà giunto il mio momento, so dove sarà posto il mio corpo; talvolta lo zelo di certi uomini coraggiosi è tale che pagano già da vivi anche le spese per la lapide, onde evitare di pesare sulle spese del funerale. Io non arrivo a tanto, tuttavia, talvolta, mi balena l'idea di lasciare per testamento cosa scrivere sulla mia lapide; e ci scherzo su.

Torniamo, però,  a cose più serie.
L'estumulazione del nonno dovrà essere effettuata alla presenza di un parente; nessuno dei figli andrà.
Vi si recherà il più coraggioso, mio padre, ossia il genero.
Confesso che, per mettere alla prova me stesso, avrei voluto assistere all'operazione; ho deciso tuttavia di rinunciare, perché non so che effetto possa avere sulla mia psiche la vista delle ossa di un morto, soprattutto del teschio.
Preferisco ricordare le fattezze del volto di mio nonno da vivo.

Quando un professore smette i panni curiali e indossa quelli del casalingo, cosa può combinare?
Ridurre a taglia o-12, attraverso una centrifuga in lavatrice, la misura M di una maglia verde-muschio, a cui teneva tanto.

Quiz a scuola

scansione0006Si sussurra da più parti che anche i ragazzi, che concludono il biennio delle superiori, debbano essere sottoposti alle prove confezionate dall’Invalsi, perché si possa testare il livello di preparazione raggiunto dagli allievi; le due materie di riferimento pare siano italiano e matematica.
Così, da qualche giorno, sfilano nella sala degli insegnanti alcuni rappresentanti delle più affermate case editrici sul mercato librario, per propinare ai docenti dei libercoli che, a loro volta, dovrebbero essere pubblicizzati alle classi seconde, affinchè, procedendo all’acquisto, queste possano, con sopradettosillabario, opportunamente esercitarsi.
Nessuno reagisce, o meglio se ne parla poco tra i docenti; anzi i piùcheligi, sfidando il famigerato tetto massimo, con le buone o con le cattive, travestite di buone, hanno dolcemente obbligato i propri alunni all’acquisto dell’eserciziario in vista del quiz finale.
Tuttavia, pur conscio della passività dei docenti, proni a qualsivoglia proposta e in cuor loro allettati da un fantomatico aumento salariale per la bravura che avranno dimostrato nell’avere allenato, attraverso il libercolo, degli alunni-macchina, devo sollevare una serie di obiezioni; ciò non implica che mi sottrarrò al compito, se di obbligo si sarà trattato.
 

  • A che servono le prove di verifica alle quali, durante l’arco dell’anno, sottoponiamo i nostri allievi? Essi comportano giorni di preparazione e di correzione. Si vuole tornare agli esami di ammissione alla classe successiva a conclusione di ogni anno scolastico? Lo si dica chiaramente!
  • Se già attraverso le verifiche curriculari, effettuiamo la valutazione degli apprendimenti, che cosa si valuta attraverso un’ulteriore batteria di quiz e test? Gli alunni o i docenti? Cosa abbiamo insegnato o il come? O entrambi?
  • Se già, lo scorso maggio, i consigli di classe hanno rispettato il tetto di spesa, imposto per via legale, perché non si gravasse sul bilancio familiare, con quale ardimento si chiede agli alunni di acquistare un altro testo che, pur costando pochi euro, comporta comunque una spesa?
  • Se si analizzano le prove del libercolo, c’è da piangere: all’alunno non si chiede alcuno sforzo; questi deve limitarsi a leggere, comprendere il testo in superficie e, attraverso una spia, contenuta nella domanda, nella risposta giusta fra le quattro e nel testo letto può agevolmente apporre la x risolutiva. Un po’ più decenti sono i quiz grammaticali. Resta il fatto che l’alunno non veicola ciò che sa, non lo passa al setaccio del pensiero logico e della critica; diventa, invece, un mero risolutore tecnico, uno sportivo che si allena in vista della gara finale.

E il docente?
Un allenatore, un domatore di giovani imberbi alla dura lotta della vita sociale.
Perché, quello che conta è sconfiggere l’avversario.
La conoscenza, infatti, è concepita come arma per farsi avanti.
Arma per primeggiare, essere primi in classifica, scalzare l’altro, dominarlo, ridurlo, insomma, a sporca pedina di un gioco che è sporco.

Mi sono fioriti i primi tulipani.
 

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La zagara di un arancio selvatico ancora abbottonata
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Frutti di palma
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Un moscone tra l'edera
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Quarantotto contro tre

Tre, soltanto tre infermieri professionali si occupano di un padiglione di ortopedia e traumatologia per un totale di 12 stanze per 4 degenti ciascuna.
Il totale è 48.

Giustamente, nei confronti degli ammalati e dei parenti, il personale è sgarbato, quasi al limite della villania, schizzato, intrattabile.
L'ora riservata alla visita degenera in vendetta sotterranea: una volta si viene invitati a uscire per la terapia(ma non è l'ora delle visite-parenti?), un'altra per il vitto.
Poi scatta un'emergenza, accorrono il medico e l'anestesista e di nuovo fuori.
E poi siamo troppi nella stanza.
Insomma è un'ora odissiaca.
Per la tranquillità dell'ammalato stai zitto e non protesti.
Ti fingi deficiente, incapace di intendere e di volere, di leggere e di scrivere.
Gli fai credere che ignori l'esistenza della carta dei servizi.
E tutto questo soltanto per tre motivi: il personale ti consente di attardarti anche 20 minuti oltre il limite, vuoi la serenità del malato e, in fondo, che responsabilità diretta hanno gli infermieri, gli inservienti, i medici?

Tre, soltanto tre infermieri professionali si occupano di un padiglione di ortopedia e traumatologia per un totale di 12 stanze per 4 degenti ciascuna.
Il totale è 48.