Ora la primavera non ci basta

 Domani si celebra la Giornata Mondiale della Poesia.

In questo momento non so se sia proprio opportuno "celebrare", qualunque cosa sia.
A sud della mia isola, dei disgraziati, stando ai racconti del mio amico Francesco di Lampedusa, dopo avere affrontato i pericoli del mare e le angherie dei malavitosi, giacciono ammassati in una stamberga puzzolente e senz'acqua; si riparano dal calo notturno della temperatura fasciati da una pellicola di plastica, che neanche permette la traspirazione.
Spendono i soldi che hanno con sé al bar o al tabacchi, almeno i più fortunati.
C'è chi non può acquistare una bottiglietta d'acqua.
Si comportano bene, ma si può anche immaginare che certi risvolti igienici siano inevitabili.
La salsedine incollata sui corpi, la mancanza d'acqua, un unico wc funzionante, senza scarpe, con i vestiti stesi ad asciugare sulle inferriate a portata di mano, i bisogni fisiologici…
Hanno, invece, un atteggiamento tronfio le forze dell'ordine inviate a Lampedusa.
Non tutto, mi racconta Francesco, viene filmato dalle telecamere e raccontato dai giornalisti.

Ancora più a sud impazzano nel cielo aerei e razzi.
Muoiono esseri umani.
Da una parte e dall'altra.

Volgendo lo sguardo dentro casa nostra, non ci sono ragioni per rallegrarsi.
Tra le chicche, il fatto che si stabilisca per via legislativa cosa debba essere punito prioritariamente; in sé la norma non è malvagia, ma presenta due elementi di fragilità: la commistione fra potere legislativo e giudiziario e il possibile dilagare di reati, la cui punibilità potrebbe naufragare proprio in nome della priorità di cui sopra.
Come se a scuola, a giugno, anno per anno il collegio, o peggio il ministero, dovesse stabilire per decreto per quali lacune prioritarie non ammettere alla classe successiva…
Sul nucleare si fa un passo indietro, soltanto perché si rischia di perdere le elezioni.
Non per il bene comune!
A scuola, e questa è una delle patate da pelare nei prossimi giorni, si scopre che la valutazione dell'Invalsi per i ragazzi del secondo anno delle superiori non è obbligatoria; a quanto ho letto, al collegio dei docenti è lasciata la scelta.

Le cose non vanno certamente meglio qui nei blog.
La maggior parte di essi giace in uno stato di abbandono, che desta sentimenti di desolazione e scoraggiamento. Personalmente non ho la disposizione d'animo adatta a scrivere uno straccio di commento, vuoi per l'eccessiva autoreferenzialità degli argomenti, vuoi per l'inevitabile cortigianeria, che spinge il commentato a commentare nel tuo blog subito dopo che tu hai commentato nel suo.
Con le dovute eccezioni, s'intende.

Ergo, con quale disposizione d'animo si può celebrare la Giornata Mondiale della Poesia?
Eppure me lo impone, anche se dolcemente, il mio adorato lavoro.
Proprio domattina, una delle mie classi si misurerà con una poesia di argomento storico; ne ho già proposte altre come esercitazione.
Io spero il meglio, chiaramente.

Per la giornata, invece, scelgo il conterraneo Salvatore Quasimodo.

Oggi ventuno marzo
 
Oggi ventuno marzo entra l'Ariete scansione0004
nell'equinozio e picchia la sua
testa maschia contro alberi e rocce
e tu amore stacchi
ai suoi colpi il vento d'inverno
dal tuo orecchio inclinato
sull'ultima mia parola. Galleggia
la prima schiuma sulle piante, pallida
quasi verde e non rifiuta
l'avvertimento. E la notizia corre
ai gabbiani che s'incontrano
fra gli arcobaleni: spuntano
scrosciando il loro linguaggio
di spruzzi che rintoccano
nelle grotte. Tu copri il loro grido
al mio fianco, apri il ponte
fra noi e le raffiche
che la natura prepara sottoterra
in un lampo privo di saggezza,
oltrepassi la spinta dei germogli.
Ora la primavera non ci basta.

Dedico la poesia ad Antonio Ingroia, uno dei pochi uomini di Stato che fa ben sperare.

10 commenti (+aggiungi il tuo?)

  1. iosempreio
    Mar 20, 2011 @ 21:02:00

    leggevo oggi pomeriggio su qualche giornale online  che a lampedusa alcune persone hanno manifestato, perché non vogliono che arrivino i "disgraziati".
    personalmente, non credo che la poesia risolva qualcosa.

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  2. alidada
    Mar 20, 2011 @ 22:14:00

    hai detto tutto… meglio non potevi dirlo!  E' vero anche che i blog tacciono perchè c'è poca voglia di parlare.. Speriamo  di ritrovare in qualche modo  la serenità di prima..
    Mando a te un abbraccio, caro amico mio lontano

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  3. flalia
    Mar 21, 2011 @ 00:27:00

    Se non sia fuori luogo "celebrare" la poesia in questi giorni cupi e tragici da ogni parte? Ti rispondo così:

    Di vanità, di belle
    fole e strani pensieri
    si componea l'umana vita: in bando
    li cacciammo: or che resta? Or poi che il verde
    è spogliato alle cose? Il certo e solo
    veder che tutto è vano altro che il duolo.

    (G. Leopardi, "Ad Angelo Mai…")

    Oppure con le parole del mio prof. di musicologia all'università: "A cosa vi serve conoscere la musica? A niente, non ha nessuna utilità pratica ma ha importanza per la vostra vita interiore, emotiva e sensoriale. Impariamo a riconoscere in noi stessi aspetti esistenziali di cui spesso non siamo consapevoli". Se la poesia e la musica ci aiutano a essere persone migliori, dunque, ben vengano, a patto però che tutto ciò non si esaurisca in un puro compiacimento estetico o in un isolamento intellettualoide, mentre attorno a noi (e in parte anche dentro di noi) le cose prendono una brutta piega, le persone muoiono o trovano per tomba il nostro mare.

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  4. melchisedec
    Mar 21, 2011 @ 13:57:00

    La poesia educa.
    Educa perchè affina l'animo.
    Affina e non corrompe.
    Quindi serve la poesia.

    Certamente non è utile per procacciarsi escort et similia.

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  5. latendarossa
    Mar 21, 2011 @ 15:20:00

    Ne abbiamo bisogno – di questi tempi più che mai, di giornate come queste. Di poesia, e di rendere più poetiche le nostre esistenze.

    Rainer Maria Rilke, Lettere a un giovane poeta

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  6. Kappadue72
    Mar 21, 2011 @ 19:09:00

    Credo che la poesia mi abbia salvato la vita, non nel senso estremo, ma perchè me la ha arricchita più di tante altre cose.

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  7. povna
    Mar 21, 2011 @ 21:55:00

    molta amarezza, in parte anche giustificata. eppure (anche se per me marzo è un mese lungo e crudele, che conserva il peggio per l'ultimo giorno, per sempre) oggi a me la primavera basta, perché mi riempie di gioia demente, un po' così…

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  8. Raymond
    Mar 21, 2011 @ 23:34:00

    La poesia seria quando affronta le preoccupazioni non le nasconde, ma le affronta fino a sviscerare lo stesso stato che le ha concepite. Non mente come può fare un telegiornale, non ci gira attorno come può capitare in un talk show. La poesia seria, parla solo lei, per chi è mentalmente libero e capace di starla da ascoltare.

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  9. melchisedec
    Mar 22, 2011 @ 06:35:00

    @Grazie, Marcello!

    @Kappadue, ciò che dici è valido anche per me.

    @Povna, in Sicilia una bella giornata, però nel pomeriggio pizzica l'aria.

    @Grazie, Ray! Condivido.

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  10. altarf
    Mar 22, 2011 @ 07:33:00

    Non sono una lettrice di poesie, nel senso che non compero raccolte poetiche. Anni fa si usava assegnare ogni settimana una poesia da imparare a  a memoria. Così ne raccolsi un buon numero in tre agende. Alcune però non le ho mai dettate ai miei alunni. Chiedo il permesso in anticipo a Melchisedec per parteciparvi di questa.  Non so bene per quale motivo, ma quando la rileggo, sento un brivido. 

    Sette orizzonti, tutti di granito 
    portavano la Pasqua alla mia valle
    dalle quattro campane del villaggio.
    Complice il vento
    apriva le finestre
    e le tende 
    sfioravano la fronte 
    di mamma che bolliva
    le uova benedette.
    La guerra poi distrusse le campane
    e uccise quattro Pasque.
    Nella valle 
    cadde gente dal cielo in fiori bianchi 
    macchiati di tramonto.
    E quel tramonto 
    rosso sulle colline insanguinò
    trentaquattro altre Pasque fino ad ora.
    Ho giocato
    questi numeri al lotto:
    il sette 
    degli orizzonti, il quattro
    delle campane e ancora 
    il trentaquattro delle Pasque.
    Non ho vinto mai niente,
    né sono riuscito a dare 
    un numero all'amore e alla paura. 
    (Franco Fresi , Coincidenze, La Torre, Cagliari 1979) 

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