Quiz a scuola

scansione0006Si sussurra da più parti che anche i ragazzi, che concludono il biennio delle superiori, debbano essere sottoposti alle prove confezionate dall’Invalsi, perché si possa testare il livello di preparazione raggiunto dagli allievi; le due materie di riferimento pare siano italiano e matematica.
Così, da qualche giorno, sfilano nella sala degli insegnanti alcuni rappresentanti delle più affermate case editrici sul mercato librario, per propinare ai docenti dei libercoli che, a loro volta, dovrebbero essere pubblicizzati alle classi seconde, affinchè, procedendo all’acquisto, queste possano, con sopradettosillabario, opportunamente esercitarsi.
Nessuno reagisce, o meglio se ne parla poco tra i docenti; anzi i piùcheligi, sfidando il famigerato tetto massimo, con le buone o con le cattive, travestite di buone, hanno dolcemente obbligato i propri alunni all’acquisto dell’eserciziario in vista del quiz finale.
Tuttavia, pur conscio della passività dei docenti, proni a qualsivoglia proposta e in cuor loro allettati da un fantomatico aumento salariale per la bravura che avranno dimostrato nell’avere allenato, attraverso il libercolo, degli alunni-macchina, devo sollevare una serie di obiezioni; ciò non implica che mi sottrarrò al compito, se di obbligo si sarà trattato.
 

  • A che servono le prove di verifica alle quali, durante l’arco dell’anno, sottoponiamo i nostri allievi? Essi comportano giorni di preparazione e di correzione. Si vuole tornare agli esami di ammissione alla classe successiva a conclusione di ogni anno scolastico? Lo si dica chiaramente!
  • Se già attraverso le verifiche curriculari, effettuiamo la valutazione degli apprendimenti, che cosa si valuta attraverso un’ulteriore batteria di quiz e test? Gli alunni o i docenti? Cosa abbiamo insegnato o il come? O entrambi?
  • Se già, lo scorso maggio, i consigli di classe hanno rispettato il tetto di spesa, imposto per via legale, perché non si gravasse sul bilancio familiare, con quale ardimento si chiede agli alunni di acquistare un altro testo che, pur costando pochi euro, comporta comunque una spesa?
  • Se si analizzano le prove del libercolo, c’è da piangere: all’alunno non si chiede alcuno sforzo; questi deve limitarsi a leggere, comprendere il testo in superficie e, attraverso una spia, contenuta nella domanda, nella risposta giusta fra le quattro e nel testo letto può agevolmente apporre la x risolutiva. Un po’ più decenti sono i quiz grammaticali. Resta il fatto che l’alunno non veicola ciò che sa, non lo passa al setaccio del pensiero logico e della critica; diventa, invece, un mero risolutore tecnico, uno sportivo che si allena in vista della gara finale.

E il docente?
Un allenatore, un domatore di giovani imberbi alla dura lotta della vita sociale.
Perché, quello che conta è sconfiggere l’avversario.
La conoscenza, infatti, è concepita come arma per farsi avanti.
Arma per primeggiare, essere primi in classifica, scalzare l’altro, dominarlo, ridurlo, insomma, a sporca pedina di un gioco che è sporco.

9 commenti (+aggiungi il tuo?)

  1. povna
    Mar 28, 2011 @ 19:31:00

    Son d'accordissimo, Mel. Su tutto e in specie la grammatica. Diceva tempo fa il Disegnatore (che con la grammatica ha fatto poca amicizia): "prof., ma il problema non sono gli esercizi, quelli dopo un po' sono in automatico, il problema è riuscire a ricordarmi le cose giuste al posto giusto quando parlo e quando scrivo!". Appunto.

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  2. povna
    Mar 28, 2011 @ 19:31:00

    Son d'accordissimo, Mel. Su tutto e in specie la grammatica. Diceva tempo fa il Disegnatore (che con la grammatica ha fatto poca amicizia): "prof., ma il problema non sono gli esercizi, quelli dopo un po' sono in automatico, il problema è riuscire a ricordarmi le cose giuste al posto giusto quando parlo e quando scrivo!". Appunto.

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  3. Kappadue72
    Mar 29, 2011 @ 08:35:00

    Essendo anch'io uno che mangia pane del governo, non posso non notare come le scelte prese nei ministeri siano spesso prive di buon senso, pur trattandosi il mio di un settore molto diverso.
    Tuttavia qui mi sembra che ci sia di più, un vero e proprio piano per distruggere la scuola pubblica, e spero tanto di sbagliarmi.

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  4. Kappadue72
    Mar 29, 2011 @ 08:35:00

    Essendo anch'io uno che mangia pane del governo, non posso non notare come le scelte prese nei ministeri siano spesso prive di buon senso, pur trattandosi il mio di un settore molto diverso.
    Tuttavia qui mi sembra che ci sia di più, un vero e proprio piano per distruggere la scuola pubblica, e spero tanto di sbagliarmi.

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  5. melchisedec
    Mar 29, 2011 @ 13:37:00

    @Povna, ecco! Dimostri anche tu, attraverso l'esempio, che i problemi sono "altri".

    @Kappadue, non so se ci sia un disegno sotterraneo, di fatto però…

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  6. timeline
    Mar 29, 2011 @ 16:19:00

    Proprio la scorsa settimana si rifletteva di questo argomento a conclusione di un corso di aggiornamento.

    Il nostro docente sosteneva che l'università tornerà ad alfabetizzare gli studenti sulla grammatica, dal momento che non sanno scrivere.
    E questa per me è una grande sconfitta della scuola dell'obbligo.

    Noi – insegnanti di scuola primaria – si diceva che dobbiamo fermarci per primi e cominciare a lasciare sedimentare i concetti dentro le testoline dei bambini che cominciano ad essere riempite troppo presto di contenuti.
    I bambini si esercitano troppo poco.
    Non hanno il tempo necessario per far propri i concetti e le abilità.

    Il problema nasce dai programmi, troppo, troppo pieni, a fronte di tempi non adeguati.

    Personalmente non mi faccio problemi e cerco sempre di adeguare la programmazione alla realtà della classe che ho di fronte e dunque spesso ridimensiono obiettivi e contenuti, rendendoli accessibili a tutti.

    La maggior parte dei colleghi invece non lo fa per molti motivi a danno dei bambini che poi si portano dentro buchi – anzi voragini – che non verranno mai colmate, o colmate solo in parte.

    Blue

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  7. melchisedec
    Mar 30, 2011 @ 17:20:00

    Blue, voragini. Ben dici.

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  8. lanoisette
    Mar 31, 2011 @ 14:53:00

    allora, qualche considerazione, dall'"alto" della mia consuetudine con le Prove Invalsi alla scuola media

    1) credo che il meccanismo della "prova comune" nasca dall'esigenza di valutare nella sua globalità la validità del sistema di istruzione (un po' come i test OCSE-PISA a cui l'INVALSI si ispira). questo, secondo me, è un bene. che poi i risultati dei test possano essere strumentalizzati in vario modo (ad esempio, aumentando/diminuendo i finanziamenti alle scuole), è una conseguenza indesiderata e legata anche alla pochezza di chi ci governa.
    in realtà, una forma di "controllo globale" del sistema d'istruzione c'era fino a una quindicina d'anni fa, quando i commissari d'esame della maturità si spostavano anche di centinaia o migliaia di chilometri, ma il sistema era troppo dispendioso.

    2) è ovvio che per ottenere lo scopo devo somministrare dei test standardizzati e non prove soggettive. il problema è l'adeguatezza di questi strumenti: per quello che ho notato io, ti assicuro che, finora, molte delle prove Invalsi erano tutt'altro che banali, spesso perché i ragazzi sottovalunao i test a rispsota multipla e legono quesiti e risposte in modo frettoloso; altrettanto spesso, purtroppo, perché le prove contenevano errori o ambiguità o non erano "tarate" sugli apprendimenti degli alunni (la prova di grammatica di I media dell'anno scorso, ad esempio, conteneva alemno 4 quesiti su 10 di analisi logica!).

    3) l'"addestramento" dei ragazzi: io sono abbastanza contraria ad allenare in modo specifico i ragazzi a questo tipo di prove quando esse non influiscono sulla valutazione finale (come ad esempio in I media): in questi casi faccio magari 1 o 2 prove di quel tipo, spiegando qualche trucchetto relativo alla formulazione di un quesito a risposta multipla. invece, se la prova influisce (anche pesantemante) sulla valutazione (esame di III media) faccio un lavoro un po' più specifico e assiduo.

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  9. melchisedec
    Mar 31, 2011 @ 16:16:00

    @Lanoisette, sono perplesso; da una parte vengono fornite Indicazioni Nazionali da parte del Ministero, dall'altra c'è la cultura, cara alla sinistra, secondo cui le indicazioni(ex programmi) vadano adeguate alle realtà delle classi. Come districarsi in questo groviglio di spinte contrastanti?
    Non tutti insegniamo le stesse "cose" sul territorio nazionale.
    Quanto all'oggettività, credo sia quasi impossibile da raggiungere nella valutazione. Si tende e si tenta.

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