Mortificazioni legalizzate

Sono tre i giorni più mortificanti della mia carriera scolastica da docente.
Uno di questi è proprio oggi, diciassette maggio.
 
Il primo è ormai sbiadito e ne rido anche un po’.
Da supplente, negli anni ’90, ebbi un incarico di italiano e storia della durata di 45 giorni; si trattava di due classi presso un istituto tecnico nautico.
Fu un inizio pessimo, da me vissuto come annullamento di tanti anni di studio e di belle speranze.
Lo scontro con una delle classi fu feroce e fui compianto sia dai colleghi di ruolo, che mi guardavano come fossi un mostro da addomesticare, sia dal preside, che si infischiò letteralmente di una nota disciplinare che avevo scritto sul registro di classe.
Anzi poi venni a sapere, voci di corridoio, che il preside mi aveva definito “pazzo”.
Dopo lo scontro, tuttavia, vinsi con la parola l’istintiva ritrosia dei ragazzi a studiare letteratura, ma il merito non fu mio; mi conquistai le simpatie del mafiosetto della classe, che intimava ai compagni silenzio.
Soltanto così quei quaranta giorni trascorsero sereni, senza particolari scossoni; soltanto una volta li beccai, negli ultimi banchi, mentre si passavano un giornaletto pornografico.
Machiavelli contro scene hard.
Mancavano sei giorni e non li avrei più rivisti.
Mi sbagliavo a pensarlo.
Ne incontrai uno, l’anno dopo, sulla spiaggia.
Mi strinse la mano calorosamente, come fossimo stati due vecchi compagni di scuola.
Dall’episodio ho imparato che gli alunni in classe non sono gli stessi di quelli che poi sono fuori, tra la gente, in famiglia, con i pari loro.
E questo vale sia in positivo che negativo.
 
Il secondo è tragicomico.
Fu in occasione di una seconda e ultima esperienza alla scuola media inferiore.
Tredici alunni con allegato ragazzino down.
Questi, mentre meno me l’aspettavo, improvvisamente decideva di sputare o sui compagni o sull’insegnante; le ragazzine erano prese dai loro traffici d’amore, i maschi si facevano guerra, ricorrendo a tutte le forme più demenziali di sopruso.
Quell’anno mi salvò il collega di sostegno.
Gentile, preparato, comprensivo.
Da lui ho imparato la speranza; un insegnante deve sempre sperare nel miglioramento della persona che è l’alunno.
Non è stabilito dagli insegnanti che l’allievo, che tacciamo di abulia o di qualsivoglia pecca,  non possa poi rivelarsi un lavoratore solerte, un amante appassionato, come anche uno scansafatiche.
 
Oggi, dopo vent’anni, la mortificazione ha una forma più raffinata.
A scuola un martedì nero.
Il Dirigente mi ha ridotto l’orario di lavoro da quattro a tre ore, mi ha strappato dalle classi in cui insegno italiano, latino e storia, mi ha posto come assistente-vigilante in una classe non mia, così anche altri colleghi, come pedine di un gioco di potere, sono stati spostati in altre aule.
Mezza scuola s-mobilitata.
E tutto questo marchingegno burocratico perché?
 
Perché gli allievi di seconda  svolgessero la prova INVALSI, che altre scuole hanno già svolto il 10 maggio.
 
Una decisione imposta, non condivisa, né votata.

6 pensieri su “Mortificazioni legalizzate

  1. che cosa triste. sopruso dall'alto. ma, mi chiedo, come è stato possibile? se non le avevate fatte il 10 maggio immagino fosse per una delibera del collegio: come ha potuto il preside farle svolgere dopo e senza un ordine di servizio?

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  2. I due precedenti tu li chiami mortificanti eppure sono significativi di una crescita, basata sulla gavetta … come si suol dire, acquisita in via impeccabile. E ora ti vengono a controllare ?!? Mai che qualcuno invece tenti di capire quale sia la buona norma per tenere saldamente in mano una classe. Ma possibile che ti capiamo meglio noi di loro ? Sarà perche tra "matti" ci si prende meglio … at minchiam Prof !
    Ps. io ho fatto il biennio del Nautico prima di approdare con esame integrativo alla scuola classica da geometri. Però ad Ancona l'istituto nautico era temibile, una scuola molto seria, e il preside (quello sì… davvero un mezzo matto) un repubblicano storico.

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  3. @Noisette, erano assenti due classi quel giorno, quindi la prova è stata rimandata. Altro motivo per dire che è stata una pupazzata imposta.

    @E' vero, Ray. Sarà anche vero che il passato lo si dipinge sempre migliore del futuro, rimane il fatto che la libertà d'insegnamento è in serio pericolo.

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