SerchioQualche parola su “Lucca” di Giuseppe Ungaretti, proposto per l’ennesima volta ai maturandi.
 
Il testo fa parte della quinta sezione dell’Allegria dal titolo Prime, databile al 1919, dopo l’esperienza della guerra.
È una prosa poetica di tristezza e disicanto, di accettazione serena della ferrea legge della vita, almeno secondo la prospettiva soggettiva del poeta, che dopo le esperienze sofferte e godute ha in vista come ultimo orizzonte la morte.
Il poeta, tuttavia, parte da lontano, precisamente dall’infanzia, quando la madre, a sera, snocciolava grani di rosario e immagini di Lucca; proprio in quella fase dovette costituirsi nell’immaginario del poeta il mito della città dei padri, di quella gente campagnola curva da duemila anni sulle sponde del Serchio ad attingere acqua e speranze.
Il nostos a Lucca, poetico innanzitutto, consumato dall’io lirico nell’attualità del presente, è insieme un approdo di conferma dei racconti materni, ma anche e soprattutto una presa di coscienza dell’inevitabilità della partenza, del viaggio, al contempo spaziale e umano che attende lui e la gente di Lucca, nei cui connotati scopre, non senza terrore, la sua origine e il suo destino.
Non si tratta di esplorare nuove terre, di intraprendere un inedito itinerario alla ricerca di chissà quale nuovo senso da attribuire alla vita.
Il senso è già tutto nel “qui” e può svelarsi soltanto nel farsi carico di una parabola che è insieme storica, umana e antropologica.
La vicinanza diremmo “etnica”di Ungaretti alla città in carne e ossa è confermata nel testo dalla triplice ripetizione del deittico “questo”, cui fa ecco l’avverbio di luogo “qui”.
Lucca è perciò il sangue dei suoi antenati, è la fatica della zappa e della zolla, è la decisiva conferma di un passato che si spoglia di ogni valenza mitica e significativa e non apre alcuna prospettiva consolatoria sul futuro, che non sia quella della rassegnazione alla morte, seppure destata dai vagiti di un’indistinta prole, frutto non di un amore mortale, passionale, effimero, ma garantita ciecamente dall’appartenza alla specie animale.

***
Ometto le notazioni di carattere stlistico e storico-letterario.
Appena avrò visionato i quesiti ministeriali, non mancherà l'occasione di aggiungere qualche postilla.
***
L'immagine ritrae il Serchio ed è tratta da qui.
***

AGGIORNAMENTO

Ho ascoltato sul sito di LaRepubblica(qui) l'audiointervista di Loredana Lipperini sulla prima traccia. Premetto che stimo e seguo da tempo la conduttrice-scrittrice.
Mi spiace, ma devo rilevare delle inesattezze.
Punto primo: Ungaretti è poeta abbastanza frequentato a scuola, proprio per via del legame del poeta con la Prima Guerra Mondiale.
Punto secondo: La prosa-poesia proposta dal Ministero poco c'azzecca con la Guerra, fa parte, invece, di quel filone autobiografico che corre parallelo all'altro pilastro portante dell'Allegria, appunto la Guerra, ma qui, in "Lucca", i temi rimangono scissi. Cosa che, per esempio, non si verifica ne "I fiumi".

***
Altresì mi ha messo in crisi il commento dell'illustre Giorgio De Rienzo(qui) a Lucca; probabilmente non ho capito un tubo io della poesia in questione.

***
Stendiamo un velo pietoso sui quesiti ministeriali, che non intendo commentare, essendo essi incommentabili.
Lo ridistendo per il saggio artistico-letterario. Per la serie "Dammi tre parole, sole, cuore, amore…"