Chincaglierie

scansione0002Dopo dieci anni è arrivato il momento di dare una rinfrescata di pittura alle pareti della sala da pranzo e del soggiorno, attiguo alla prima, e l’ultimo squarcio di agosto, ancora abbastanza caldo, mi pare il più adatto, perché la fissazione del ducotone avvenga all’asciutto.
Il pianterreno, si sa, è la zona più fresca della casa, ma anche la più esposta ad assorbire umidità dalla terra e dalle piogge torrenziali, cui da qualche anno bisogna far fronte a partire da settembre, vuoi per l’impazzimento del clima, vuoi per la cementificazione selvaggia del territorio.
Per la tinteggiatura il grosso spetta agli operai, ma la fase preparatoria e finale implicano un lavoraccio sfiancante per chi vive in casa.
Ripulire, dopo la tinteggiatura, è faticoso, ma con molta accortezza è possibile preservare mobili e pavimento dalle gocciole di candido ducotone, che inevitabilmente possono stillare dall’alto.
La preparazione, invece, comporta l’imballaggio di tutto ciò che è fragile.
Qui è il punto.
Buon senso vuole che l’operazione avvenga nella salvaguardia di tutto ciò che si può frantumare.
Ci sono momenti, però, di distrazione voluta, infatti accidentalmente ho ridotto in mille pezzi della chincaglieria, che mi sta sullo stomaco.
Nella fattispecie le bomboniere avute in regalo in occasione di matrimoni, battesimi e, nel caso di parvenu, anche di cresime e anniversari vari.
Non ho potuto eliminarla del tutto chiaramente, perciò sto ricorrendo ad altre due strategie per la soppressione dei ninnoli di pessimo gusto: nasconderli, per poi gettarli via, e destinarli distrattamente alla spazzatura.
Ciò ha lo scopo di rendere più agevole la pulizia dei mobili e al contempo di far comprendere ai familiari che quegli oggetti non hanno alcun valore affettivo ed economico, né tantomeno ornamentale.
Da tempo si è alimentata in me un’irrefrenabile avversione per gli oggetti inutili con i quali si arreda una casa o si toglie spazio al piano dei mobili.
La filosofia è pochi oggetti, funzionali all’uso o preziosi sul piano estetico.
Senza vie di mezzo, perciò.
L’ideale sarebbe eliminare del tutto i soprammobili chincagliosi, fino al punto che la sala da pranzo assuma l’aspetto di un refettorio monastico.
Ci arriverò, prima o poi.

12 thoughts on “Chincaglierie

  1. Il vantaggio di una casa propria: la si arreda come pare e piace. La mia è molto piena (mobili da tante case e tante storie) e sicuramente poche superfici sgombre, ma nessuna di chincaglieria che, nel mio caso, viene sapientemente dimenticata appena me la regalano, e a casa non ci arriva proprio!

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  2. Almeno i tuoi sono sparsi sopra i mobili e dunque "accidentalmente" possono fare una brutta fine! Mia madre li ha rdinatamente diposti dentro ad una vetrinetta, rendendoli intoccabili e in-eliminabili..
    Fino a che non me ne andrò di casa (e spero accada presto) penso non me ne libererò. L'unica mia fortuna è che non ci saranno a breve matrimoni e battesimi..

    Curiosità, di che colore rifate le pareti?

    Seya

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  3. Infatti uno dei motivi per cui me ne sono andata a vivere da sola è proprio l'incompatibilità tra me e mia madre sulle questioni di arredamento! Così ognuno ha la sua casa e se la arreda come vuole senza rompere le scatole (né fisicamente né metaforicamente) agli altri!

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  4. @Flalia, sono ninnoli assolutamente inutili. 

    Quanto allo stare in una casa propria, che dire? E' l'ideale? Ma nel caso in cui uno sia già proprietario di una porzione della casa quasi "scomponibile", che fa? Ne compra un'altra? Giammai. 

    @Povna, con il tempo ho fatto trionfare il mio gusto. 

    @Seya, bianco. Soggiorno e sala da pranzo sono rustici, il mobilio scuro, quindi preferisco il bianco.

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  5. Non so. Ti parla una che è andata a vivere fuori casa, senza mai più chiedere una lira, un euro o una pizza di fango alla famiglia quando aveva 19 anni compiuti da un mese. E che da quel giorno ha avuto una sua porta da chiudere, sua perché di tasca sua ottenuta e/o pagata.
    Non credo che sarei mai più capace di rinunciare a tutto questo, e i tot km di distanza dalla famiglia, nella mia visione del mondo, sono solo molto sani.

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  6. @ Povna

    Non credo esista un modello applicabile a tutti allo stesso modo : dipende moltissimo dai caratteri dei singoli famiglairi (l'indipendente come te, 'Povna; quello + "gregario" etc) e soprattutto dai singoli caratteri come si incontrano tra genitori e figli (gli amici ce li scegliamo, i parenti ce li troviamo senza filtro).
    Poi bisogna anche affrontare il terribile (e molto italiano) problema dell'assistenza. E chi ha genitori anziani (diciamo over 80) sa a cosa mi riferisco. Si può essere costretti a riavvicinarsi, a volte, perchè non siamo nè in Svezia nè in Danimarca, purtroppo o per fortuna (anche perchè sennò con due figli maschi ed io "fumino" mi avrebbero arrestato più di una volta).

    Comunque, se il nostro Melchisedc ha sposato una donna (probabilità > 95%), mi sa che deve rassegnarsi a convivere anche con un po' di chincaglieria. Dipendesse da mia moglie, vivremmo sepolti; dipendesse da me, il monastero sarebbe anche troppo ricco, e vivremmo in una casa vuota. Ci troviamo a metà, e forse così va bene.

    Anonimo SQ

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  7. Riavvicinarsi di sicuro, o comunque occuparsi della famiglia anziana. Ma, fidatevi, ve lo dice una mezza inglese, un conto è riavvicinarsi dopo essersene andati a 19 anni, un conto è riavvicinarsi dopo essersene andati dopo l'università, o sposandosi, o essendosene semi-andati.
    Non sarà un caso se in tutta Europa il modello di oltrepassamento della soglia da figlio a giovane adulto è più bassa di 15 anni almeno, o no?!

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  8. @Povna, nessuno mette in dubbio i dati sulla soglia di oltrepassamento. Si vuole soltanto evidenziare che esistono più modelli. Ciascuno di noi ne sperimenta uno, che nel mio caso non è detto sia il migliore. Uno fra tanti.

    L'argomento del post rimane comunque la chincaglieria.

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  9. Assolutamente, e infatti (anche io) ho tirato in ballo il vivere da sola proprio per il privilegiato rapporto con la (non) chincaglieria!
    Il resto sono risposte a risposte non mie… In ogni caso, abbasso quelli che una vecchia signora che viveva con mia nonna chiamava, con termine plastico ed efficace, i "catarri"!

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