Materiale di facile consumo(e spreco)

Io che sono tendenzialmente un topo rovistatore, frugando tra i cassetti della scrivania del posto di comando per mettere un po' d'ordine tra permessi brevi, elenchi di alunni, graduatoria d'istituto e quant'altro di burocrazia, ho scoperto che si possono ancora utilizzare 4 gomme, due temperamatite, 9 matite, 10 biro tra rosse, blu e nere, un pennarello blu, un evidenziatore giallo, elastici di varia misura. In attesa del nuovo materiale di facile consumo, ho distribuito il vecchio al personale, dopo essermi accertato che l'inchiostro non si fosse prosciugato e avere temperato almeno 5 delle 9 matite, tra semi-nuove e mozziconi. Ho poi suddiviso in due parti i fogli in A4 già stampati, ma inutilizzabili per un'ulteriore stampa di documenti, per farne carta da appunti. In un'ora e mezza ho potuto riordinare soltanto un cassetto. Agli altri provvederò fra giorni.

Ottiche

Le meschinerie di appena 13 giorni di scuola

Sul versante docenti…
 
Sventolare motivazioni ideali e filosofiche per giustificare e coprire meri interessi personali.
Puntare i piedi come i bambini capricciosi e buscarsi una malattia di 5 gg. come forma di protesta contro chi confeziona l’orario di servizio.
Fingere di star male e recarsi al pronto soccorso per sottrarsi alla supplenza nella classe terribile.
Allagare di inchiostro il registro di classe per annotare comportamenti non corretti degli alunni, senza essersi accertati preventivamente dei fatti, avere ascoltato buoni e cattivi e soppesato saggiamente soluzioni meno estemporanee e più costruttive.
Abusare delle ore di permesso da recuperare che non si recupereranno quasi mai nella propria classe.
Arrivare a scuola cronicamente in ritardo, almeno 10-15 minuti dopo il suono della campanella(A quando il badge?).
Entrare in classe con 5-10 minuti di ritardo spesi in lamentele, sindacazioni peregrine, pettegolezzi.
 
Sul versante bidelli…  
 
ottica Sentirsi sempre parte lesa, sfruttata, maltrattata.
Ingigantire ogni minimo problema.
Ostacolare l’organizzazione didattica.
Fingere di pulire aule e arredi.
Chiedere permessi a pioggia.
 
I migliori, al solito, chi sono?
I nostri ragazzi.

Oggi voglio parlare di funerali cattolici e della misericordia che esercitano i presbiteri verso i "presenti" in chiesa, in genere parenti e amici del defunto, che a volere esagerare pare più vivo dei vivi.
Si sa che la messa, come attualmente la conosciamo, è in un certo senso interattiva: il celebrante "recita" delle formule, cui i "fedeli" sono chiamati a rispondere, a meno che non ne siano impediti per motivi fisici e menomazioni alla lingua.
In realtà il mutismo è dovuto a ignoranza del formulario cattolico da parte dei più e pigrizia intellettuale; eppure se si dovesse effettuare un sondaggio tra i presenti, il 90% risponderebbe di essere cristiano, cattolico-cristiano, o di limitarsi a credere in Dio.
Raro il caso che un agnostico o un ateo possano mettere piede in una chiesa.
 
D'altra parte c'è da dire che la chiesa cattolica ha sempre "giocato" su questa doppiezza con la speranza di recuperare pecorelle smarrite: tuonare contro il peccato e accogliere i peccatori, anche i più impenitenti nell'incoerenza della propria vita.

Scene di mutismo imbarazzante si verificano poi anche durante la celebrazione delle celebrazioni, il matrimonio.
Ci sono i preti complici dei muti, quelli che spezzano l'imbarazzo con una battuta, quelli che, coerentemente con la scelta della propria vita, esortano, rimproverano ed esecrano.

Se non si fosse capito, sono stato di funerale.

Voce di uno che grida nel deserto

La falce ministeriale comincia a fruttificare.
Ho seguito una classe per due anni.
Per questioni di numero la perderò.
Umanamente mi dispiace; qualche allievo è entrato in confusione, qualche altro ha pianto a dirotto.
Ci sono poi gli indifferenti.
La classe sarà smembrata.
Punto.
Per i ragazzi sarà come iniziare da capo.

Per me è una liberazione.
Qualche risultato c'è stato, ma altre volte mi sono sentito un po' come Giovanni che grida nel deserto.
Quindi va bene così.
Mi conforta, invece, il fatto che manterrò una classe a dir poco deliziosa.
Umanamente e culturalmente.

Una giornata in campagna per salutare tre amici speciali.
Ritornano a casa, in Brasile.
Chi da due, chi anche da sei è lontano dalla propria casa, che è poi un altro mondo, sente prima o poi una certa nostalgia, che in alcuni casi può generare  una più o meno larvata depressione.
Da questa temporanea esperienza di convivenza con loro ho capito che i Brasiliani sono molto tenaci e seri nel portare avanti una missione, un impegno, un compito.
Anche il più semplice.
E sono anche schietti.
Una di loro ha dichiarato apertamente che anche noi in Italia abbiamo un pezzo di terzo mondo e in effetti non ho potuto obiettare nulla; nei loro ospedali, al pronto soccorso, soltanto per riportare un esempio, il malato viene immediatamente visitato da un medico, che si accerta che non ci siano complicanze cardiache, misura la pressione e, a seconda dei casi, anche la temperatura.
Sui risultati di questo screening iniziale viene stabilito il codice di attesa.
L'altra sera(ne ho parlato qualche post fa), mi sono sentito mortificato, quando Josefa ha dovuto urinare su un bicchiere di plastica del distributore-bevande.
Ora sembra andare tutto per il meglio, ma mi spiace che Josefa porterà con sé in Brasile questo brutto ricordo.
Oggi ho trascorso la giornata in allegria, ma più silenzioso del solito.
Al momento dei saluti ho faticato a trattenere l'emozione del distacco, che tra qualche giorno sarà definitivo.
Ho detto che andrò a trovarli in Brasile, ma temo sia stata una promessa da marinaio.
Dopo averli frequentati, posso affermare di sentirmi più ricco dentro, più deciso nelle scelte da fare, quelle che danno una direzione al percorso di vita.

A loro dedico le immagini che, durante la mia passeggiata pomeridiana e solitaria, ho rubato alla natura.

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