Costruire… sul niente

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Ho iniziato a frequentare un corso di formazione per tutor della durata di due anni; ne sarà declinazione concomitante un progetto educativo che coinvolgerà soltanto qualche studente del mio liceo.
Il faraonico corso-progetto ha come obiettivo l’abbassamento del tasso di dispersione scolastica
Ho molte remore.
 
Innanzitutto il tasso di dispersione nei licei è basso, quindi il progetto mi sembrerebbe più adatto per ragazzi della scuola media, dove i numeri, soprattutto in Sicilia, sono grassi.
Le cause della dispersione nei due diversi ordini di scuola non sono riconducibili alla stessa matrice; sulle medie non so dire proprio nulla, al contrario sui licei: mancanza di un consapevole orientamento sulla prosecuzione degli studi, orientamento disorientante, di cui sono in parte responsabili i colleghi delle superiori che fanno orientamento alle medie, preoccupati più di accaparrarsi il maggior numero possibile di alunni che di spiegare la realtà scolastica liceale, il deficit linguistico-culturale delle famiglie di provenienza, l’allettamento sul piano dell’immaginario esercitato dalla facoltà di medicina.
Vogliono diventare tutti medici.
E poi c’è la causa innominabile della dispersione, quella probabilmente non registrata a livello di dati: la stronzaggine dei professori che continuano a selezionare gli alunni degni di un liceo sulla base della provenienza familiare.
Esistono realtà scolastiche dove è inammissibile che il figlio di un operaio o di un custode possa frequentare un liceo. Dentro le scuole esistono delle cupole mafiose di colletti bianchi, gli stessi che sfilano alle fiaccolate per Borsellino e Falcone o gridano allo scandalo per l'immoralità dilagante, deputate al filtraggio degli alunni da inglobare nel sistema o da rifiutare.
 
Altra remora riguarda i formatori, o meglio le formatrici(8 donne su 9).
Il loro linguaggio.
Impersonale, studiato, innaturale, ricco di formule linguistiche desunte da testi di antropologia, psicologia, psicanalisi, sociologia.
Sono delle macchine parlanti, da cui non emerge mai la persona.
E poi il metodo.
Mi sono rotto del costruttivismo sul niente.
Ho perso tre ore della mia vita in registrazioni di dati personali, presentazioni, più o meno prolisse con inevitabili racconti di vissuti scolastici venati di narcisismo, scelta di fotografie con cui veicolare al gruppo, rigorosamente in cerchio, la mia idea di insegnante e tutor.
Già visto, già fatto.
 
Anche la pausa caffè-sigaretta una noia mortale.
Racconti di esperienze scolastiche dal paleolitico del primo anno di insegnamento fino al post moderno, i sindacati, la ministra, il concorso direttivo, lo stipendio, le erreeeseuuuu!!!.
 
Mi sono ripreso a sera davanti a un piatto di kebab con salsa di yogurth.
 
E dopo aver letto questa email, al ritorno.
Salve professore,
venerdì scorso son venuto a scuola per venire a trovare lei e gli altri professori, ma purtroppo lei era già andato via.
Anzitutto voglio farle i miei complimenti per il nuovo incarico ottenuto, penso sia un bellissimo segno di riconoscimento per lei che, ogni giorno, si dedica con passione alla professione di docente.
Inoltre vorrei anche informarla che ho passato i test di ammissione alla facoltà di "Medicina e Chirurgia".
Quest'anno, nelle domande di cultura generale del test, sono state fondamentali le nozioni di letteratura italiana e di grammatica apprese da lei al liceo, alcuni quesiti infatti erano incentrati sulla vita e le opere di Montale, Saba, Ungaretti e  D'Annunzio, altri invece vertevano sull'analisi grammaticale.
Ancora una volta quindi mi son ritrovato ad apprezzare gli sforzi da lei fatti durante i 5 anni di liceo, e il suo particolare accanimento verso quegli autori e quelle nozioni che oggi mi hanno permesso realizzare il mio sogno, quello di poter iniziare a studiare per divenire un medico.
La mia speranza è di tenere sempre a mente ciò che lei ci ha insegnato, anche se il mio percorso di studi mi poterà ad allontanarmi dalle materie affrontate con lei, ma soprattutto spero di poter un giorno mettere nel mio lavoro la stessa passione che lei, giorno per giorno, mette a disposizione dei suoi allievi.

14 pensieri su “Costruire… sul niente

  1. e questa ripaga un po' di tutto, vero?!

    da noi non così tanti medici, neppure dai licei. e, devo dire, questa cosa dei colletti bianchi c'è un po' (un po' meno). altissimo invece, purtroppo, il grado di (dis)orientamento da parte dei colleghi che dovrebbero orientare, troppo impegnati a dire stronzate acchiappanumeri e iscrizioni invece che di far capire davvero ai ragazzi che tipo di scuola frequenteranno…

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  2. Alla scuola media dei miei figli, secondo gli insegnanti, a parte un paio di "eletti" (da mandare al classico, ovviamente), tutti gli altri (i cretini o giùdi lì) bisognava mandarli alle tecniche o alle professionali.
    Vorrei chiedere a questo tipo di insegnanti : se poi a ripararvi, che so, il frigo, la lavatrice o l' automobile vi trovate questi "cretini", e non riparano bene, vi ioncazzate, vero ? Allora, la vogliamo capire che, che so, all'istituto tecnico sarebbe bene mandarci, per il bene proprio e di questo paese, magari almeno ina parte dei + intelligenti e capaci, capendo che per un lavoro manuale ma tecnico ci vuole la stessa se non una più grande intelligenza che a studiare filosofia o greco ?
    Poi il problema sono pure gli insegnanti str…. che disamorano, rendendole inutilmente difficili e selettive, certe materie. Il risultato, per esempio, è che dal mio liceo scientifico (di molti anni fa) la + gran parte di maturati NON si iscrive a matereie scientifiche o anche solo tecniche, ma va invece a giurisprudenza, economia, filosofia etc.

    Anonimo SQ

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  3. Tutto vero!  Che barba che noia i corsi di aggiornamento! Secondo me  a tutti servono , tranne che agli aggiornandi. 

    Per il discorso discriminazione a monte, potrei raccontare di quella direttrice didattica (!?) che circa venti anni fa ci invitò ad indirizzare gli alunni di quinta più promettenti verso una certa scuola media, naturalmente a discapito di un'altra, ritenuta più adatta ad accogliere gli…. scartini. 

    Per dire…. 

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  4. Dalle mie parti, invece, accade spesso che gli industrialotti abbiano in spregio la cultura liceale e preferiscano mandare i figli al tecnico, mentre i professionisti (medici, avvocati) li mandino al liceo anche se emeriti zucconi. Le inclinazioni dei ragazzi sono comunque tenute poco in conto, o sono viziate dalle aspirazioni dei genitori.

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  5. Mi piace troppo la lettera del tuo ex studente. Solo per situazioni simili il nostro lavoro trova ancora un senso. Nonostante tutto il resto.

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  6. Io mi ricordo che quando ho finito le medie c'è stata una sorta di Toto-Scuola per capire chi sarebbe andato dove. A me i professori dissero che avrei potuto fare qualunque tipo di scuola e scelsi il Liceo senza tanti "patemi", ma proposero questa scelta anche per altri miei compagni di classe che non erano delle cime.
    E infatti alcuni me li sono ritrovati in classe o in sezioni attigue. C'è stato chi ha avuto più problemi rispetto ad altri, però siamo soppravvissuti tutti.
    Alcuni sono andati al Tecnico, come loro suggerito, e hanno fatto 5 anni lisci e filati senza problemi, sia che fossero bravi, che no.
    Il vero scoglio figli-padri io l'ho sentito maggiormente entrando all'Università.
    Molti dei miei compagni del Liceo sono figli di Tizio e Caio vari e hanno seguito le orme paterne anche se i professori si erano dimostrati piuttosto dubbiosi nelle scelte attuate.

    Credo che comunque sia importante che i professori indichino un certo tipo di percorso per ogni loro studente, certo però questo non deve essere vincolante. Io mi preoccuperei molto di più sull'influenza familiare…

    Seya

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  7. Il problema vero, secondo me, è che nel nostro sistema economico, e asieme in quello formativo, non esistono quelle alternative che altri paesi (per esempio la Svizzera) hanno per avviare i ragazzi al lavoro artigianale e tecnico, pur continuando a studiare (magari sino a fare alcuni corsi all'università (come in Germania) per avere comunque delle decenti basi teoriche nello specifico.
    Coniugare sapere teorico e saper fare in pratica crea delle persone estremamente capaci ed estremamente soddisfatte, lo so per esperienza personale. Crea, inoltre, dei veri CIttadini, come nei paesi veramente democratici.
    Purtroppo noi, paese mediterraneo imbevuto di ignoranza per i molti, e di cultura clasica cattolico romana per i pochi, il lavoro manuale è sempre stata cosa per esseri inferiori, per gli altri il Classico, il greco, la filosofia, la teologia…

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  8. @Fa bene, Ser, una lettera così sincera e disinteressata.

    @Selen, concordo, occorre un minimo di orientamento da parte della scuola, il vero scoglio i genitori.

    @Anto561, al Sud è così come dici.

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  9. @Anto561: posso essere d'accordo che una concezione classista e chiusa dell'istruzione abbia fatto del Liceo Classico una scuola per i rampolli della borghesia e degli istituti tecnici e professionali (soprattutto) una condanna sociale per la prole della classe lavoratrice. Ricordo un docente d'inglese che mi diceva apertamente che "i figli degli operai non dovevano andare al liceo, ma a fare le professionali" (tenga conto che il mio babbo era sindacalista).
    Una simile distinzione poteva avere senso se a dettare l'indirizzo erano le attitudini dei ragazzi: chi spinto da cose pratiche, chi da amore per lo studio, chi dalla passione per una materia piuttosto che per un'altra. Purtroppo non è così. La soluzione? Facciamo sì che tutti, alla fine, possano andare all'università… quelli cacciati a scarpate dall'itis o dal classico come quelli usciti con gloria e onore dallo scientifico o dalle professionali, senza nessuna distinzione. Io non voglio spezzare una lancia a favore dei saperi "umanistici" e delle materie connesse (che ho imparato ad amare con molta fatica: latino, greco, filosofia… e che oltretutto stanno conoscendo una certa decadenza nella loro rispettiva didattica): tuttavia guardiamoci intorno e facciamoci un esame di coscienza su chi mandiamo ad insegnare le materie scientifiche soprattutto nella scuola secondaria (salvo le debite eccezioni, sia chiaro, che cercano di sopravvivere nel deserto).
    Poi parla di teologia: quella materia è estromessa dall'insegnamento impartito nelle scuole statali italiane dalle Leggi delle Guarentigie. Lasciamo perdere poi il discorso sull'insegnamento confessionale della religione cattolica, che suscita tante polemiche e volgarità, spesso a sproposito, sia da parte della Chiesa che della politica (e anche della gente comune).

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  10. Si potrebbe aggiungere che, oltre alle inclinazioni verso questa o quella disciplina e alle capacità di apprendimento, viene tenuta in gran poco conto, se non nullo, nei vari processi di orientamento degli alunni-studenti il loro percorso di vita personale.
    Non che ci si possa improvvisare psicologi se un servizio simile non è previsto: ma, per dirne una, tutti all'alba della maturità nella mia classe avevano pronosticato che avrei proseguito all'università, magari in curricula tosti.
    Invece, grazie al cielo, all'università ci sono arrivata solo dopo aver lavorato per alcuni anni, aver sperimentato e cambiato orizzonti; che è ciò di cui avevo bisogno. Altrimenti mi sarei persa. Nessuno, però, nè fra gli insegnanti nè fra chi mi aveva sottoposto ad test appunto orientativo, aveva mai ipotizzato che gli studi superiori a quelli che stavo concludendo potessero non essere immediati.

    Non so se c'azzecca con il tuo post, ma a me par di sì.
    Il costruttivismo non lo conosco, ma ne leggevo male poco fa sul blog di Israel. Se 1+1 fa 2, mi sa che mi devi fidare ūüėČ

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