Perplessi

I libri di Vito Mancuso sono per me un’autentica tentazione, cui non riesco a resistere.
Parlarne è altrettanto seducente, ma con il rischio di forzarne l’interpretazione, pertanto chiedo venia all’autore per il rischio della banalizzazione e della semplificazione conseguenti alla compressione di un post lettura.
 

bacon-258 Io e Dio(Una guida dei perplessi), edito da Garzanti, è sin dal titolo nomen omen, perché chi si aspetterebbe, dopo e durante la lettura, di trovare delle risposte bell’e pronte potrebbe provare un sentimento di cocente delusione.
Perplessilo si è all’inizio e tali si rimane dopo averlo manducato.
Chi sono i perplessi?
Immaginate un tessuto ben filato, il cui ordito però, a causa dell’accavallarsi di fili di diversa natura e origine, risulta agli occhi e al tatto eccessivamente caotico e poco funzionale agli usi della vita, che è materiale e spirituale.
Si tratta di un tessuto la cui eterogeneità provoca troppo freddo d’inverno, troppo caldo d’estate, è inadatta alle prime folate di vento autunnale e anche al timido sole primaverile.
È un tessuto inutilizzabile, che si decide ugualmente di usare per obbedienza, consapevole e millantata, o per trascinamento inconsapevole all’opinione comune dominante, sia nella versione dell’oltranzismo religioso, sia in quella del laicismo autoreferenziale.
Chi adopera un tessuto di siffatta consistenza è un perplesso.
Un perplesso che tuttavia non rinuncia al bisogno di sacro e sacralità, che da più parti reclama il suo diritto ad esistere.
Il sacro della Legge, della Libertà, della Cultura e della Natura, il sacro del Piattume quotidiano, della Rassegnazione supina al materialismo dell’hinc et nunc, il sacro della Famiglia, del Lavoro, dell’Arrivismo, del Velinismo, il sacro del Denaro e del Profitto, delle Banche, dell’Opposizione e della Maggioranza, etc..
Ciascuno impasta il proprio Sacro, anche con pattume e razionalità.
C’è, però, un sacro tale che possa accomunarci di là dalle specifiche individualità?
Leggendo il libro di Mancuso, si fa un po’ d’ordine perplesso nelle nostre menti confuse, infatti la trattazione mette il lettore a diretto contatto con le domande della vita, con cui prima o poi, meglio prima, bisogna fare i conti.
Prima che muoia tuo figlio, magari campione promettente di corse motociclistiche, prima che un tumore sbrani una mente brillante, prima che un invecchiamento ti induca a riporre nel frigorifero il mazzo delle chiavi di casa o dell’automobile, prima che una gang bang violenti tua figlia adolescente e via così.
Il saggio di Mancuso presenta innanzitutto i pregi della chiarezza e della consultabilità per il suo andamento essenzialmente divulgativo, ma non può essere letto tutto d’un fiato ed è consigliato anche a chi è asciutto di filosofia; si impone altresì all’attenzione del lettore per l’ampio e dettagliato ricorso alle ricostruzioni etimologiche dei termini vivi e morti della tradizione filosofica cristiana e cattolica con l’inevitabile strascico di cultura giudaica e greca.
Il lettore può accostarsivi, traendo gli stimoli necessari per ripassare, o studiare, la storia della filosofia teologica occidentale, della tradizione del magistero cattolico e delle moderne acquisizioni della scienza, infatti le pietre vive, e insieme scandalose nel senso di inciampo, del testo di Mancuso si possono riassumere nelle contraddizioni del perplesso di oggi: il vuoto culturale, ipotizzato da Mancuso, entro cui barcolla l’istituzione Chiesa Cattolica, abbarbicata più che mai nella difesa del principio d’autorità contro quello che Mancuso definisce principio d’autenticità dell’essere umano, può diventare terreno di contrattazione tra le più moderne acquisizioni della scienza e dell’antropologia sociale e una lettura autentica dell’umano, assetato di sacro, senza che si instauri un’ulteriore religio dello scientismo e del sociologismo che sospende il giudizio in attesa di teorie e prove scientifiche?
Certamente il filosofo Mancuso dà anche la sua risposta personale, infatti il titolo del libro è Io e Dio, non Tu e Dio; ho trovato particolarmente interessanti i capitoli della pars costruens del saggio, Perché credo e La vita come domanda, ossia il 58 e il 59.
Nel primo si legge: «Io credo in Dio perché ciò mi consente di unire il sentimento del bene e della giustizia dentro di me con il senso del mondo fuori di me», nell’altro si fa riferimento alla favola n.220 di Igino, che Mancuso ha appreso tramite Heidegger, la Cura: «Che cosa vuole ciascuno se non attenzione amorevole da parte degli altri? E che cosa dare agli altri se non la medesima attenzione amorevole desiderata per noi?».
Non mancano nel saggio di Mancuso argomenti definibili pruriginosi: c’è una lista abbastanza ricca di alcuni libri ancora oggi all’Index Librorum Prohibitorum(anche le mie adorate Operette morali e Jacopo Ortis, penso per il suicidio) ed è manifesta l’accusa che tutti muoviamo alle gerarchie ecclesiastiche: l’ipocrisia con cui si coprono le magagne dei politici.
È una pietra tra le mani che non si può nascondere, ma che da tutti si scaglierebbe volentieri.
 
(Nell’immagine Innocenzo X, F. Bacon, 1953)

6 commenti (+aggiungi il tuo?)

  1. melchisedec
    Nov 03, 2011 @ 17:22:00

    CURA

    Cura cum quendam fluvium transiret, vidit cretosum lutum, sustulit cogitabunda et coepit fingere hominem. Dum deliberat secum quidnam fecisset, intervenit Iovis; rogat eum Cura, ut ei daret spiritum, quod facile ab Iove impetravit. Cui cum vellet Cura nomen suum imponere, Iovis prohibuit suumque nomen ei dandum esse dixit. Dum de nomine Cura et Iovis disceptarent, surrexit et Tellus suumque nomen ei imponi debere dicebat, quandoquidem corpus suum praebuisset. Sumpserunt Saturnum iudicem; quibus Saturnus aequus videtur iudicasse: "Tu, Iovis, quoniam spiritum dedisti, animam post mortem accipe; Tellus, quoniam corpus praebuit, corpus recipito. Cura quoniam prima eum finxit, quamdiu vixerit, Cura eum possideat; sed quoniam de nomine eius controversia est, homo vocetur, quoniam ex humo videtur esse factus."
    Igino, Fabulae 220

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  2. anto561
    Nov 03, 2011 @ 22:19:00

    Ohimè, Mel, l'ho visto in vetrina Martedì, ma ho comprato e sto leggendo un altro libro, forse altrettanto interessante, sulla situazione attuale, e che consiglio a te ed a tutti gli amici :
    Tony Judt , "Guasto è il mondo", Laterza, 177 pp, 16 €.

    Quello di Mancuso sarà il prossimo : spero dopo averlo letto anch'io che potremo tornare sull'argomento, ma devi darmi qualche settimana, data la profondità degli argomenti : Mancuso va letto e meditato per essere compreso(non sono un filosofo).

    Grazie comunque,

    Anonimo SQ

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  3. melchisedec
    Nov 04, 2011 @ 06:27:00

    @Anto561, Io e Dio può essere letto anche da chi è asciutto di filosofia. Ci sarà modo di parlarne, sebbene nel saggio si affronti un argomento che tira poco.

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  4. povna
    Nov 04, 2011 @ 11:48:00

    L'ho letto mentre ero in visita da Mr. Mifflin, approfittando del suo essere una biblioteca vivente (e insieme anche ad Ave, Mary, di cui avevamo parlato).
    Trovo che Mancuso presenti, nelle sue argomentazioni, una onestà intellettuale e una acutezza inderogabili. Ovviamente da non credente, ma trovo che le sue argomentazioni siano interessanti a livello filosofico (e per questo trovo anche l'approccio dal punto di vista della prima persona dichiarata di grande onestà intellettuale). Per gli stessi motivi mi è piaciuta molto di più la pars destruens, ma in ogni caso una bella mente con cui confrontarsi e meditare.

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  5. melchisedec
    Nov 04, 2011 @ 17:39:00

    Una buona prosa quella di Mancuso, Povna. La pars destruens molto interessante.

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  6. Kappadue72
    Nov 04, 2011 @ 22:17:00

    Come ti ho già detto in altra occasione, nel viso di Mancuso percepisco sia l'umiltà che la "sofferenza" della ricerca, dote abbastanza rara la prima, emozione necessaria la seconda.

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