scansione0001Uno dall’età di 15 anni, a cui i genitori hanno concesso quasi tutto, come uscire ed entrare da casa a qualsiasi ora, a marinare abitualmente la scuola oppure ore di lezione con entrate posticipate e uscite anticipate, strategicamente organizzate con la complicità di padre e madre, ad assentarsi ad almeno uno dei compiti tri-pentamestrali per far quadrare a proprio favore la media, a recarsi a scuola con la moto o con l’auto-scarafaggio per minorenni, guidata in modo spericolato, che reazione può avere davanti a un tema d’italiano con voto cinque/decimi, scritto senza errori di morfo-sintassi, ma per il 60% fuori tema e con un linguaggio inadeguato al contesto?
 
Innanzitutto contestare.
Bene, se la contestazione riguarda la richiesta di chiarimenti in merito agli errori commessi, è sacrosanto dovere del docente illustrare, anche pedantemente e puntualmente, le falle del compito e fornire al giovane utili consigli per il compito successivo.
Invece, se la contestazione scaturisce dalla tracotanza maleducata di chi ritiene di avere subito un trattamento iniquo da parte del docente e inoltre, arrogandosi il diritto di valutare da sé l’elaborato, sta a menare il can per l’aia, stabilendo confronti con gli elaborati dei compagni, soppesando sulla bilancia errori e punti, allora è sacrosanto dovere del docente ammonirlo severamente e invitarlo, nel caso in cui lo ritenesse utile, a rivolgersi presso altra sezione della scuola o a cambiare istituto stesso nella speranza di un più equo trattamento.
Da premettere che a scuola da tempo la correzione di un compito è regolata da appositi indicatori, descrittori e punti corrispondenti e che pertanto essa non è affidata all'estro soggettivo dell'insegnante.
Nell’ipotesi seconda mi sono ritrovato io con un alunno proprio prima del ponte dei morti.
E le mie urla sono giunte finanche in corridoio, essendosi d'un tratto risvegliato in me l'hercules furens da qualche tempo sopito.
 
Oggi rientro a scuola.
Detto fatto.
 
L’allievo s’è trasferito presso altro istituto.
C’è da dire che l’istituto presso cui ha chiesto asilo è abbastanza largo di maniche.
E in città queste notizie le sanno tutti.
Padri, madri e figli.