Il giovedì è il mio giorno libero. Non so come i colleghi-blogger trascorrano il loro, ma il mio è pienissimo di impegni. Mi sono alzato prima dell’alba, erano le sei, e dopo il caffè ho terminato la correzione di un pacco di versioni dal latino, ma sono in lista d’attesa altri due pacchi, versioni e analisi del periodo. Mentre il sole prosciugava l’ultimo fiato del gelo notturno, mi sono dedicato alle piante; alcune le ho ritirate dentro, nel mio studio, per evitare che il freddo pungente le annerisca facendole appassire, ad altre, il cui fusto erboso è sempre assetato, ho dato qualche goccia d’acqua. Poi è stata la volta delle faccende domestiche, quelle che mi competono; il poco tempo a disposizione non è bastato per spolverare a fondo la libreria, per cui, se una mano incauta dovesse spostare un volumetto, raccoglierebbe anche polvere. Attendo le vacanze natalizie per lucidarli uno per uno. Alle dieci mi sono recato in città per una parte delle spese cibarie, la spesa grossa come si suol dire. Il centro commerciale era quasi vuoto, ma in compenso traboccante di prodotti e merci da avere l’imbarazzo della scelta. Ho voluto acquistare, tra l’altro, una confezione di caffè mai gustato, di cui qualche amico parla bene e del salmone. Sì, oggi ho cucinato io il primo: farfallette al salmone con panna e del tenerissimo prezzemolo tagliuzzato. Nel pomeriggio, dopo il caffè-novità(è ottimo), altra spesa grossa, detergenti e casalinghi, ma stavolta in un negozio a pochi chilometri da casa. La giornata non è ancora finita; dopo cena, una riunione con un missionario della Costa d’Avorio e, se sarà rimasto tempo, un’occhiata al libro di geografia, perché non ricordo qual è l’argomento prossimo da trattare. Altrimenti domattina.