Coriaceo

Ultimamente il mio motto preferito, che condivido a scuola con qualche collega, è “trarre il meglio dal peggio”. Ed ecco le ragioni.
A scuola devo rimanere ancora per molti anni, pertanto per chi si trova in una condizione analoga non sono ammissibili né un atteggiamento disfattista, né un inorgoglimento miope che scaturisce dalla sfida titanica di modellare la scuola sotto l’egida del nuovo a tutti costi.
Siamo misura di tutte le cose, innanzitutto.
Perciò le scelte vanno soppesate singolarmente con atteggiamento quanto più scientifico possibile.
Ipotesi, dati, verifica e poche parole con tendenza all’azzeramento della vis polemica.
Tutto il preambolo per dire che, in questi giorni, si dibatte nella mia scuola sul valore/disvalore dei test dell’Invalsi; essi, in modo più o meno surrettizio, hanno fatto il loro ingresso anche nella misurazione e valutazione dei risultati raggiunti dai nostri allievi, pertanto i conti li dobbiamo comunque fare con una realtà nuova e gravida di perplessità e timore per i docenti soprattutto.
Questi temono, infatti, di essere valutati, o meglio sospettano che i risultati possano diventare, nelle mani di qualche esaltato, uno strumento per dimostrare l’inefficienza in toto della scuola pubblica.
Non è un timore infondato, ma è altrettanto vero che scuciture di inefficienza sono visibili ancora nel tessuto professionale della popolazione scolastica italiana.
Personalmente non credo che i test Invalsi e con essi la filosofia di chi li vorrebbe falce per mietere i rami secchi possano essere risolutivi dei problemi della scuola italiana, né approvo del tutto la battaglia, combattuta sotto il profilo epistemico-pedagogico, di qualche illustre professore universitario italiano; il dato eminentemente reale è che ci sono, pertanto, prima che sbarazzarcene con argomentazioni ideologiche, sarebbe professionalizzante per i docenti provare a sperimentarli a partire dal nostro quotidiano didattico.
Non mi riferisco a quelli preconfezionati dalle case editrici, che, come sempre accade, stanno lucrando abbondantemente a danno delle famiglie italiane, ma a quelli redatti da noi docenti sulla base del lavoro svolto nelle nostre classi; so che in molti istituti italiani sono partiti dei corsi di aggiornamento/formazione finalizzati alla conoscenza e sperimentazione della filosofia Invalsi.
Purtroppo, per un ritardo nella comunicazione, sono stato “eliminato” da uno dei predetti corsi, ma confesso che mi sarebbe piaciuto parteciparvi.
Il presupposto sarebbe stato sempre il medesimo: “trarre il meglio dal peggio”.
Ma soltanto provando e sperimentando, non negando aprioristicamente.
Poiché, tuttavia, le mie corna sono più coriacee di quelle di un montone, nel mio piccolo sto proponendo a una delle mie classi un compito strutturato esattamente alla stregua di quello che redigerebbe un invalsiano.
Non posso socializzarlo qui per ovvie ragioni, né in questo momento storico posso con i colleghi; vorrei farlo con un/una docente-blogger, di quelli che passano per di qua, scansando proiettili e sassi del fromboliere entusiasta.
L’email, a cui scrivermi, è la seguente: frombolo2@libero.it.
Accetterei volentieri critiche e suggerimenti.

4 commenti (+aggiungi il tuo?)

  1. 'povna
    Nov 27, 2011 @ 11:16:44

    Mel, il mio indirizzo mai è lapovna@gmail.com: se ti va di scrivermi e di mandarmelo in pvt mi farebbe piacere discuterne!

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  2. ilfromboliereentusiasta
    Nov 28, 2011 @ 05:26:09

    Grazie, Povna, per la tua collaborazione, ringrazio anche i colleghi che mi hanno scritto in pvt. 🙂

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  3. Ilaria
    Nov 29, 2011 @ 14:51:11

    Concordo col tuo spirito, Mel. Trarre il meglio dal peggio è sempre meglio che star fermi a brontolare…

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