M’incombe, in questa fase dell’anno, l’obbligo degli scrutini del primo trimestre; sono assediato dai compiti, già corretti, ma da registrare sul giornale personale, devo sommare i voti e ottenere la media, aggiustarla, dove è traballante, sulla scorta degli indicatori non misurabili con un numero(impegno, costanza, interesse…), segnare con le crocette i giudizi che giustificano i voti, barrare il registro, digitare i voti via web, verbalizzare e mille altri impegni.
Non ho ancora allestito né l’albero, né il presepe.
Eppure, in questo marasma, qualcosa di profondamente poetico c’è sempre: cogliere in flagrante un alunno che termina avidamente la lettura di un romanzo propostogli dalla collega d’italiano, mentre nello stesso momento interrogo in storia un suo compagno(non ammetto che gli allievi possano dedicarsi ad altro durante le mie ore), e le nuvole al mattino presto.
C’è un punto preciso all’orizzonte, tra due montagne, che diventa fuoco di brace.
Il sole chiazza le nuvole di porpora, violetto e rosa.
Dura soltanto pochi minuti.
Il tempo di perdersi nella bellezza del mattino.
La giusta dose per rimettersi a lavorare.