Le tette difettose

Anche una mia amica, Lina, è incappata nelle protesi fasulle.
Ora, dopo due anni di seno finto, deve subire l’intervento dell’espianto e rimettere le tette nuove.

Una donna apparentemente infelice.
Da vera stupida credeva che il suo problema fosse il seno piatto.
Dico, dopo 18 anni di matrimonio, tre perle di figli e un marito del tutto dedito a lei e alla famiglia, un marito innamorato come il primo giorno, un marito che fa gli straordinari perché la famiglia se la passi discretamente, che cucina, organizza, provvede a che non manchi il necessario, e a volte anche il superfluo.
Lui s’è caricato sulle spalle un debito e l’intervento è stato fatto.
Cosa è cambiato?
Proprio nulla.
Stupidamente infelice era prima, a ragione è infelice ora, perché, quando si tratta di salute, tutti ce la facciamo sotto.
In questi giorni s’è presentata con un avvocato dal chirurgo e ha già concordato ogni cosa.
Anche la consegna delle vecchie tette finte.
Perché l’avvocatessa vuole procedere anche contro la casa produttrice.
E questo mi pare lecito.

Per il resto nessuna pietà.

14 pensieri su “Le tette difettose

  1. io , invece, ho conosciuto di recente una signora a cui era stato ricostruito un seno dopo l’asportazione, causa tumore

    la cosa è successa anni fa, quando l’istituto oncologico dove era stata operata, ha richiamato per controlli molte pazienti a cui era stata inserita quel tipo di protesi che risultava difettosa, la protesi era di una ditta francese, ma fabbricata in cina (!!!)

    la signora mi ha raccontato del dolore post operatorio e di come si sia sentita presa in giro, visto che i chirurghi le avevano assicurato pieno successo

    questa storia mi ha fatto rabbrividire perchè nei casi come quello che cito oltre al dolore e alla sofferenza della malattia se ne aggiunge un altro, ben più grave
    quando si parla di salute non si può scherzare
    se nemmeno possiamo fidarci di coloro che hanno nelle loro mani le nostre vite dove andremo a finire?

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  2. NOn capisco se condanni l’attribuire l’infelicità alle tette o la scelta di rifarsi il seno tout court. Io non sono così d’accordo.
    Piccolo aneddoto. Mia cugina: 35enne, tre figli, marito che la ama assai, non se la passa male. Dopo le gravidanze il suo seno non era altro che mammelle completamente svuotate, secche, che penzolavano fino a metà pancia, con appesi i capezzoli. Lei diceva di non riuscire più a sentirsi bene, a proprio agio, femmina. Si è rifatta la sua terza scarsa, che davvero non noteresti mai essere artificiale. Io direi che ha fatto benissimo. Non era assolutamente necessario, ma se ha preferito farlo, perchè no?
    In fondo: se ad un uomo mancasse per una qualche ragione un testicolo, sicuro, sono sicuro che se lo rifarebbe, nessuno direbbe nulla. Fa parte di un’integrità del corpo.
    Per scelta, sia chiaro, nessuna necessità. Ma perchè condannarla?

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  3. Essere felici non significa avere ciò che si desidera, ma desiderare ciò che si ha! Quante donne invidierebbero la situazione familiare della tua amica, e lei non lo immagina.

    Capisco pure che un difetto fisico possa amareggiarti o farti sentire a disagio come donna o come persona….

    Mah! Recenti esperienze in ambiente medico, a causa della malattia di mio padre, forse l’ho già detto, chiedo venia, hanno talmente minato la mia fiducia nella scienza medica (o meglio, negli uomini che di questa scienza fanno professione), che temo avrei molti problemi a farmi operare anche in caso di estrema necessità . Perciò questi interventi puramente estetici mi lasciano perplessa. I prodotti cinesi? Finché posso li evito, con estremo disgusto, pure.

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  4. Io credo che quello che tu proponi alla riflessione, Mel, siano in realtà due cose diverse. Da un lato la scienza medica che non fornisce al meglio il suo contributo (quale che sia la causa per cui a essa ci si deve avvicinare) e – come tu dici – è giusto e doveroso tentare di avere almeno un risarcimento, che non solo risarcisca la vittima ma faccia sì che chi ha sbagliato paghi.

    L’altra è una questione più sottile, che riguarda l’accettarsi così come è e una insicurezza che probabilmente fa agio nel corpo ma è più profonda. E su quello credo che sia difficilissimo comprendere davvero che cosa succede a quella cosa bizzarra che chiamiamo animo umano. Per quanto mi riguarda, dico che non ricorrerei mai alla chirurgia plastica senza che essa fosse portato di un altro intervento (il caso di Blue, per intenderci). Ma poi mi fermo e dico anche “per ora”. Perché non so che cosa mi riserva il futuro. E per questo sono anche possibilista nel giudizio (che di primo acchito sarebbe molto simile al tuo), perché tutto diventa più sfumato.
    Diciamo allora che penso: “mi dispiace”, in molti sensi.

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  5. Difficile dire dove è giusto cercare la felicità. Io non direi in un paio di tette finte, e neanche dentro un’automobile molto potente, tanto per dire. Ma in questo mondo qui dove viviamo il corpo è un’ossessione, lo è per tutti – quante persone conosci che non si tingono i capelli? Ed è un mercato troppo ghiotto perché non diventi terreno di speculazioni folli.
    Un po’ lateralmente mi viene da chiedermi dove stiamo andando, se diventa naturale andare dal medico con l’avvocato (che, immagino, di medicina capisca ben poco). Dici che ci sono bravi e cattivi medici, così come ci sono bravi e cattivi insegnanti, e mi viene da chiedermi quanto ci resta prima di trovare anche noi, tra i banchi, gli alunni col loro avvocato.

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  6. Ritengo che il fatto più sconcertante , che prima mi era sfuggito , sia che il marito di questa signora abbia dovuto chiedere un prestito per pagare l’ operazione. Ecco, l’idea di spendere cifre a tre zeri per interventi di questo tipo, e di accendere ( si dice così? ) addirittura un mutuo perché non si dispone dei fondi necessari… ecco , lo trovo davvero illogico, insostenibile.

    Ora poi mi chiedo, e tacciatemi pure di egoismo: gli interventi necessari per rimettere le cose a posto saranno a carico dei pazienti, dei medici che hanno sbagliato o del Sistema Sanitario Nazionale, cioè tutti noi ?

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  7. @Ornella, infatti è vergognoso.

    @Povna, il senso del post è soprattutto questo: la dissennatezza degli esseri umani. Me incluso.

    @LGO, se l’insegnante commette un reato, perchè no? Non certamente per il suo lavoro condotto con professionalità.

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    • Mah, forse la saggezza popolare, nella sua superficialità, potrebbe dire che la tua conoscente è stata solo sfortunata, in fondo.

      Non fosse per la truffa siliconica, avrebbe solo il rimpianto economico, ma, si sa, di soldi se ne buttano tanti, a volte, non è quello che ti rovina.

      Il punto importante, secondo me, è che almeno, così, ha scoperto che le poche tette non erano la causa della sua felicità/infelicità, e questo è già un passo avanti di crescita interiore. E allora, ha fatto un passo avanti nella conoscenza di se, no ? Non le avesse “modificate” sarebbe sempre stata fissata lì, ora può andare oltre, + nel profondo.

      Spero solo che l’ulteriore approfondimento non costi altri debiti, per il povero marito.

      Anonimo SQ

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