L’arte di Bennett

Ho letto due libri straordinari, di cui è autore lo scrittore inglese Alan Bennett(1934).
Il primo è “Camere sporche”(Adelphi, 2011), l’altro è “Nudi e crudi”(Adelphi, 2001).
In entrambi è protagonista la media borghesia impiegatizia inglese degli anni che ci appartengono e che stiamo vivendo; l’abilità narrativa di Bennett consiste nella vis narrativa “comico-realistica” che attraversa le sue storie e anima i dialoghi dei suoi personaggi.
In “Camere sporche” si fronteggiano due racconti, che hanno come argomento la famiglia, una in “disfacimento”(una vedova riceve la conferma, attraverso l’esercizio del voyerismo, che il suo matrimonio è stato un madornale fallimento) e l’altra in formazione ed egualmente destinata al naufragio come la prima(un giovane rampante sposa la bruttina Betty nascondendole la propria omosessualità); in “Nudi e crudi”, invece, una coppia di mezza età, dopo un furto subito in casa(dalla moquette ai mobili, dagli elettrodomestici alla cena preparata, lo stesso giorno del furto, dalla protagonista), avrebbe la possibilità di cominciare una nuova vita, più consona alle pulsioni e ai desideri dei protagonisti, di azzerare abitudini, convenzioni e fingimenti accumulati nel corso di tanti anni, ma non riesce nell’intento: da una parte le resistenze del marito, un avvocato legato al suo ruolo e al suo “Mozart”, dall’altra il recupero, all’improvviso, di tutta la refurtiva, rinvenuta in uno squallido deposito allo stesso modo in cui era stata lasciata in casa prima dello svaligiamento, non innescano il cambiamento, anzi mortificano i tentativi di novità della moglie e acuiscono le ossessioni del marito.
Bennet è un narratore impietoso, abilissimo nello smascherare gli autoinganni dei protagonisti, le loro meschinità e bassezze, capace di strappare al lettore un sorriso mai carico di sdegno o di ribrezzo per le “brutture” lette.
Un filo che lega le tre storie è il convincimento che alberga nelle mente dei personaggi più falsi: questi ritengono che nessuno sia a conoscenza delle turpitudini e dei vizi nei quali sguazzano, mentre in realtà o ne sono a conoscenza tutti, ma fingono di non sapere perché in fondo anch’essi sono marci dentro, o ne è a conoscenza proprio chi avrebbe il diritto alla verità(è il caso di Betty), ma che per convenienza tace.
In Bennett pare che nessun personaggio si salvi, ma per dirlo è forse necessario leggere altre sue opere.
Sotto il profilo letterario la scrittura di Bennet è agevole, esilarante, ben adatta alla rappresentazione teatrale, fortemente mimetica; anche quando la scena è piccante, e sono frequenti le scene erotiche, Bennett non è mai volgare, perché si limita ad alludere.
E alludendo lascia a briglie sciolte la fantasia del lettore.

9 thoughts on “L’arte di Bennett

  1. Bennett è veramente un grande: dotato, anche dal punto di vista linguistico, di quel peculiare e tutto British sense of humour. Questi non li ho letti, ma me ne sono passati sotto le grinfie parecchi, che ti fanno trascorrere qualche ora in intelligente buon umore!

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  2. Nulla da aggiungere alla tua chiarissima ed esaustiva analisi. Grazie, anzi.
    Volevo commentare ma l’ha già fatto povna al mio posto: quello di Bennett è proprio tipico umorismo British.
    Per me difficilissimo, abituato a quello russo che è assurdo.

    Se non ti è ancora capitato, leggi di Bennett “La cerimonia del massaggio”. Esilarante. E anche “Scritto sul corpo”.

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  3. @Povna, mi ha alleggerito lo spirito Bennett.

    @A proposito di russo, Amedeo, da’ uno sguardo al post su Brodskij, se puoi.

    @Blue, Bennett è leggero, ma con contenuti.

    @LagattaGennara, è vero, un po’ contorto “Nudi e crudi”, visionario nella parte finale.

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  4. Non conosco Bennett, se non superficialmente… mai letto nulla di lui; lacuna che devo colmare (insieme alle mie altre).

    Son contenta di averti “ritrovato”… un sorriso 🙂

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