“Celebro me stesso e ciò che immagino tu immaginerai”

Ieri pomeriggio ha fatto un salto in libreria, per acquistare un romanzo prestatomi da una collega e appena letto, ma di cui parlerò fra qualche giorno. Quando un libro piace, diventa urgente possederlo, perché uno possa rileggerlo, manducarlo, apporre una qualche chiosa con un post it, ripescarlo chissà fra quale momento in base agli impulsi emotivi e alle sollecitazioni intellettive del momento che il lettore vive.
Com’è mio costume però, non esco mai dalla libreria senza avere acquistato una raccolta o un’antologia poetica; di solito la scelta si orienta o su poeti che conosco, ma di cui ho poco nella mia misera biblioteca, o su quelli di cui non ho letto nulla e che vorrei conoscere.
Ieri, per istinto, la mano ha ghermito “Foglie d’erba” di Walt Whitman e me lo sono sciroppato prima del sonno notturno.
L’ho letto, riletto, l’ho chiuso, l’ho riaperto.
Niente.
Tra me e Whitman non corre buon sangue.
L’ho trovato estremamente magniloquente, verboso, prolisso, autoreferenziale, fintamente filosofico, presuntuoso e arrogante.
A me spiace per i suoi estimatori, ma non riesco a reggerlo.
E non mi si dica che in lingua originale lo si apprezza di più e meglio.

4 commenti (+aggiungi il tuo?)

  1. 'povna
    Feb 24, 2012 @ 20:31:06

    De gustibus… etc etc.
    “E non mi si dica che in lingua originale lo si apprezza di più e meglio.”: data l’affermazione precedente per reale e acquisita, comunque (e, come già ti dicevo un’altra volta, specie in poesia) onestamente secondo me è proprio vero…

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  2. Amedeo
    Feb 24, 2012 @ 20:39:08

    Infatti: spiegaci perché l’ultima frase! Non la capisco mica, sai? 🙂

    In ogni caso, non ho ancora mai letto Whitman – ma mi si sta avvicinando, lo sento.

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  3. Ilaria
    Feb 24, 2012 @ 21:40:36

    Ah ah, Mel avrà detto così perché… Whitman non gli è proprio piaciuto e si vede che non è questione di lingua! E io su questo son d’accordo (cioè sul fatto che se proprio non apprezzi o non senti vicino il pensiero di un autore non c’è lingua che tenga) 😉 Riguardo a me, Whitman lo lessi tempo fa e ne ebbi la tua stessa impressione (magniloquente ecc.); sento che lo dovrei rileggere, per vedere se ora che sono cresciuta mi piace di più… ogni tanto osservo il libro sul mio scaffale ma… resta sempre lì! 😛 Comunque, a proposito di lingua originale, quando usi il termine “manducare” provo sempre un guizzo, perché è un termine che non conoscevo e ho scoperto grazie a te (non l’ho mai sentito o letto altrove) e devo dire che mi piace molto!

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  4. melchisedec
    Feb 25, 2012 @ 17:33:23

    Non credevo di essere stato così oscuro.
    Ilaria ha ben chiarito.

    🙂

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