Un lieto romore

Stamani si è realizzato uno dei sogni della mia vita: visitare casa Leopardi.
Che dire?
Ho pianto di gioia.

20 commenti (+aggiungi il tuo?)

  1. Amedeo
    Mar 09, 2012 @ 19:10:48

    Credo di poter capire.
    Per me è stato lo stesso quando, a Pietroburgo, ho visitato la casa di Dostoevskij, un completo pazzo che sapeva, però, essere dolcissimo; o la casa di Anna Achmatova …
    Emozioni che mi hanno dato il carattere, di sicuro.

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  2. 'povna
    Mar 09, 2012 @ 19:12:58

    Lo ammetto, io sono tutta make-believe e poca sostanza. Eppure qualcosa di simile l’ho provato a Lubecca, per casa Mann!

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  3. Ilaria
    Mar 09, 2012 @ 19:55:34

    Con queste tre righe hai commosso anche me… sono felice per te!

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  4. Alidada
    Mar 09, 2012 @ 19:58:42

    ci andai due anni fa, è emozionante! Sai che una casa editrice mi ha chiesto le foto su flickr per la nuova antologia che sta uscendo? (la Zanichelli)
    Recanati: guardando dall'ermo colle

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  5. kappadue72
    Mar 09, 2012 @ 20:42:10

    Il più grande poeta italiano.

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  6. Anonimo SQ
    Mar 09, 2012 @ 20:43:39

    Io ci sono stato tanti anni fa (forse ero all’università), e mi sono un poco commosso pensando al povero Giacomo chiuso in quella biblioteca. Ho visto il panorama, immaginandomi come poteva essere allora nella sua dolcezza (e ho pensato al Passero solitario)
    Poi ho pensato anche al padre, Monaldo, e mi son cascate le p… considerato il peso politico e culturale che aveva avuto…

    Anonimo SQ

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  7. seya
    Mar 10, 2012 @ 08:42:59

    Che meraviglia! io non ci sono mai stata ma deve essere bellissimo! Un pò quando a San Francisco mi sono fatta il giro dei quartieri che negli anni ’70 ospitavano i giovani intellettuali…bello bello!

    Seya

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  8. pensierini
    Mar 10, 2012 @ 09:34:02

    Anch’io mi sono commossa, a Recanati, nel contemplare la piazzetta vista dalla casa, il panno di lana della biblioteca e a leggere le citazioni su pietra.
    Inoltre, c’era in quel periodo una bellissima mostra, dal titolo “Giacomo e la scienza”, di cui comprai il catalogo e che poi prestai molte volte ai miei studenti.

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  9. 'povna
    Mar 10, 2012 @ 10:18:30

    OT: Mel, ti ho scritto in posta a proposito di una iniziativa scolastica che ti potrebbe interessare!

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  10. Raymond
    Mar 10, 2012 @ 15:46:34

    me l’avevi detto che saresti capitato nei miei paraggi, ebbene, in linea d’aria, eri a meno di 20 chilometri da dove vivo io 🙂
    Immagino la tua emozione caro Prof !

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  11. melchisedec
    Mar 10, 2012 @ 17:50:21

    Devo ritornare a Recanati, ma da solo.
    🙂

    Anonimo, Monaldo è stato un buon padre; su Leopardi e i suoi familiari ci sono ancora molti pregiudizi, c’è un contesto culturale di cui bisogna tener conto. Io non penso che noi siamo migliori.

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    • Anonimo SQ
      Mar 10, 2012 @ 20:16:43

      Chiedo scusa, molto rispettosamente, ma un uomo di “cultura” che sperava in un nuovo Copernico che rimettesse la Terra al centro dell’universo, dove Dio l’aveva messa, da dove gli erranti scienziati l’avevano rimossa…
      abbiate pazienza, io sono veneto, ma Monaldo da ‘ste parti rieccheggia qualcos’altro…

      Son passati anni da quando ho studiato l’argomento, ma pare (e non solo a me, ma ad emeriti vs colleghi) si tratti di un uomo fuori dal suo tempo. La madre, dovendo supplire alle sue incapacità, si dice trascurasse la famiglia per il “feudo”. Non so se fosse proprio anaffettiva, ma non ci ha fatto una bella figura, per quanto ne so…
      Se poi vogliamo revisionare… allora quelli di prima (che hanno così descritto le situazioni) erano tutti scemi ?

      Anonimo SQ

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      • 'povna
        Mar 10, 2012 @ 21:30:39

        AnonimoSQ: ti assicuro che Mel ha ragione, e non parla di revisione, ma semplicemente di quello che a lettere si studia (e a scuola un professore bravo ti insegna) da Sapegno in poi. Poi c’è una branca biografistica e fatta male della storia letteraria che applica uno pseudo-freudianesimo d’accatto. Ma è una minoranza, e non parlo di tempi recenti. Fidati: ché, d’altra parte, noi letterati non ci sogniamo di mettere in dubbio quello che tu ci diresti di Linus Pauling, anche se al liceo ce l’avessero spiegato male.

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      • melchisedec
        Mar 11, 2012 @ 06:45:37

        La mia risposta, eccessivamente sintetica, non rende ragione di ciò che voglio dire, Anonimo SQ.
        Non è mia intenzione revisionare un bel nulla o esaltare le qualità intellettive di Monaldo, ma sganciare l’opera leopardiana dalla necessità del determinismo di marca positivista e neopositivista, secondo cui l’opera di un artista è determinata necessariamente dalle condizioni storiche, “ambientali”, familiari, etc…
        Inoltre mi è stato insegnato che tre dei peggiori nemici dello studio della letteratura, come della filosofia, sono “fare dello psicologismo” sugli autori, “sottoporli a processo” e “giocare al gioco del se fosse stato”.

        Monaldo, per l’epoca e per il contesto storico-culturale in cui è vissuto, è stato un buon padre, sicuramente non oculato nelle scelte economiche, tant’è che Giacomo stesso s’è ritrovato in età matura in una situazione ai limiti dell’indigenza, se è vero che un certo Colletta(è così che si chiama ancora oggi la raccolta di denaro per qualcuno)si fece promotore proprio di una raccolta-fondi per sostenere il poeta.
        Il sogno di Monaldo era di nutrire i figli(Giacomo, Carlo e in parte anche Paolina)di erudizione e conoscenza, convinto che queste avrebbero consentito loro di avere un posto di rilievo nella società aristocratica tra XVIII e XIX secolo; periodicamente i figli, sotto la vigile custodia paterna, svolgevano delle prove d’esame di scrittura letteraria, saggistica e scientifica e di tali prodezze culturali i ragazzi davano prova davanti a un pubblico di dotti.
        Per realizzare ciò, Monaldo aveva investito in acquisto di libri, gli stessi sui quali Leopardi, lettore vorace, capace di memorizzare soltanto dopo un’unica lettura 8400 parole, anche in lingue diverse, si è formato.

        Oggi cosa avviene di diverso rispetto al secolo XVIII?
        Quali genitori, in generale, non investono sul futuro dei figli, ciascuno secondo i mezzi che ha a disposizione, secondo il contesto in cui vivono, secondo le oppotunità del momento, le mode…?
        Eppure non è detto che le scelte siano sagge, razionali, destinate al successo.
        Ieri come oggi.

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        • Anonimo SQ
          Mar 11, 2012 @ 12:18:32

          Ahimè : scopro con voi (te e povna) che mi avevano presentato, ai tempi, un Leopardi “biased”.

          Vero è che la complessità, mano a mano che ci si avvicina ai fenomeni, appare sempre più, anche nel mio campo, al punto che spesso ogni caso sembra caso a sè. Proprio per questo giganteggiano quelli che (come il Pauling di povna !) riescono ad astrarre dai singoli casi ed a ricavarne le leggi “universali”.

          Lo stesso, evidentemente, accade anche nelle lettere. Resta la difficoltà di doversi accorgere di essere stati “ingannati” forse in buona fede, forse per sovra semplificazione, forse per superficialità, da chi avrebbe dovuto dare una conoscenza di decente livello, che se non ripresa dopo all’università, dovrebbe costituire una base per la vita. E io che pensavo di avere avuto un bravo insegnante di italiano (ma per lui esistevano quasi solo Dante e Manzoni…). Se non ricordo male, era un appasionato di “gestalt” (?).

          Mah ! Quel che posso dire è che mai nelle mie lezioni ho sovrasemplificato per sveltire o far meno fatica, di solito cerco di far almeno intuire la complessità, eventualmente rimandandone l’approfondimento ai corsi (appunto) specialistici.

          Grazie, comunque.

          Anonimo SQ

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  12. blue
    Mar 10, 2012 @ 21:43:11

    credo sia la stessa emozione che provai quando entrai nello studio di Antonia Pozzi a Pasturo e ascoltai il suono delle sue parole sciogliersi nel mio cuore…

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  13. lanoisette
    Mar 11, 2012 @ 20:17:04

    ah, casa leopardi è uno dei miei grandi desideri.

    PS: e se decidi di fare una puntatina a pasturo, fai un fischio: non ho mai visto la casa di Antonia, ma ho passato l’infanzia tra quelle montagne e rileggerle nelle parole di Antonia mi commuove sempre.

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