Corvi. Di ieri, di oggi.



Lo stato è comunanza di stirpi e di villaggi in una vita pienamente realizzata e indipendente. Questo è opera dell’amicizia(philia), perché l’amicizia è scelta deliberata di vita comune. Dunque, fine dello stato è il viver bene… E proprio in grazia delle opere belle(kalòn praxeon) e non della vita associata si deve ammettere l’esistenza della comunità politica”(Aristotele, Politica III, 1280b).

Di Margaret Doody e della creatura letteraria generata dalla sua penna, niente meno che il detective-filosofo Aristotele, mi ha parlato un sopraffino lettore, un collega di storia dell’arte, il cui entusiasmo è stato tanto incoraggiante per l’acquisto del libro quanto abissale la mia ignoranza sull’esistenza di una preparatissima professoressa canadese di letteratura comparata, che si diletta nella scrittura di gialli ambientati nella polis ateniese del IV secolo a.C.
Ho voluto cominciare dall’ultimo, Aristotele e la favola dei due corvi bianchi, pubblicato da Sellerio nel 2012.
Prima di iniziare a leggerlo, nutrivo delle riserve, ritenendo si trattasse della solita operazione commerciale d’oltreoceano, ma mi sono dovuto ricredere subito.
L’ambientazione è perfettamente ricostruita secondo le conoscenze di cui si è in possesso sulla gloriosa città dell’Attica, linguaggio e costumi ricalcano adeguatamente una comunità di cittadini, il cui legame politico con la città si è ormai allentato, infatti dietro le quinte della scena democratica ateniese, e non solo, si muove uno sciame di personaggi che a tutto è interessato tranne che al benessere della polis e al rispetto delle leggi civili e religiose.
Sembrano muoversi, invece, con intento costruttivo e spirito investigativo-speculativo i filosofi che frequentano il Liceo di Aristotele, ma sarebbe un errore considerarli tout court saggi. Diverse, infatti, sono le loro esperienze di vita, differenti le soluzioni proposte alla disputa filosofica che, di volta in volta, li vede impegnati e a cui è legata, in qualche modo, la soluzione del caso poliziesco.
La Doody, infatti, salda insieme speculazione filosofica, scegliendo appositamente per ogni giallo un libro dello Stagirita, indagine poliziesca e, nel caso dei due corvi bianchi, anche la favola letteraria.
L’argomento del romanzo in questione è costituito dal denaro e dalle implicazioni di esso nella gestione della vita politica; ciascun personaggio dà in qualche modo un contributo alla disputa, ma l’ultima parola spetta ad Aristotele sotto il versante della filosofia e su quello investigativo a Stefanos e Teofrasto, i suoi bracci destri nelle indagini poliziesche, che confermano, attraverso la soluzione del caso, la tesi del maestro.
Lo specimen riguarda due cugini, il vedovo Caronide e il ricco Simmaco, il primo presunta vittima delle macchinazioni del secondo, che vorrebbe pappargli le ultime briciole di beni rimastigli in possesso.
Le indagini di Aristotele e Stefanos faranno emergere una realtà ben lontana da come Caronide e Simmaco l’hanno rappresentata; il vedovo disperato si scopre essere un profanatore empio, disposto a infrangere ogni legge religiosa pur di rimanere attaccato avidamente ai suoi beni, mentre il ricco e gaudente Simmaco un contrabbandiere di merci ed evasore fiscale.
Adeguatamente incastonata nel giallo con classico metodo ecfrastico è la favola dei due corvi bianchi, che il filosofo centellina ai suoi alunni e amici nel corso della disputa filosofica e dell’indagine poliziesca.
Ai duri di comprendonio e ai tardi di logica la favola dei corvi svela non soltanto la morale da meditare, ma anche la presa di consapevolezza della sostanza politica del caso risolto: “La vita umana vera e propria si estrinseca in seno alla polis, all’interno del nostro stato, –afferma Aristotele- il mondo più ampio di cui entriamo a far parte… Nessun uomo è padrone assoluto di se stesso, e una famiglia non è padrona assoluta dei suoi membri e delle sue risorse, né della comunità che sta intorno o al di sopra di essa…L’uomo che si crede veramente estraneo alla sua comunità non è un vero uomo. È una bestia o è un dio. Oppure uno che si crede un dio, vale a dire un pazzo o un criminale. Io non credo affatto d’essere al di sopra o al di fuori della società”.
Mi ha colpito della Doody lo spregio della volgarità del linguaggio che di solito caratterizza i contemporanei personaggi del giallo, nessun riferimento alle loro abitudini sessuali e ai gusti culinari dei detective.
E ciò si spiega se si tiene conto proprio dell’ambientazione del giallo, non per dimostrare che Aristotele e i suoi fossero liberi dalle passioni dell’uomo comune, ma perché sarebbe stato anacronistico affrontare tali intimità in un contesto che è essenzialmente filosofico e politico.
In ciò la scrittrice dimostra soprattutto la competenza nel sapere che nel mondo antico la mistura di elementi narrativi eterogenei sarebbe stata un’infrazione alle leggi dell’armonia e del decoro letterario.
Cosa che a noi contempoiranei è quasi del tutto estranea.
Cosa che ci fa sentire quel mondo ancora più lontano di quanto non lo sia già.
Denaro e contagio della corruzione ci sono invece più familiari, come le cronache politiche di queste ore ci stanno ampiamente raccontando.
È proprio nella favola dei due corvi bianchi che Aristotele rappresenta in modo paradigmatico la parabola discendente del comportamento umano: la presunzione della superiorità del singolo, la scoperta di una techne che gli consenta di saggiare l’intelligenza, la conseguente ricerca dell’utile economico, l’avidità alimentata dal successo, il contagio di altri uomini-corvi, la corruzione dilagante, la rovina di sé e della comunità.

L’immagine è stata tratta da http://giuliorincione.blogspot.it/2011/04/aristotele. All’autore dell’acquerello vanno i miei complimenti per la bravura nella rappresentazione del filosofo.

3 pensieri su “Corvi. Di ieri, di oggi.

  1. Conosco la scrittrice e ho collezionato quasi tutte le sue opere. Non sapevo che fosse stato pubblicato un altro dei suoi racconti. Credo che stavolta non ricorrerò alla biblioteca, e coglierò l’occasione di una passeggiata in centro per visitare Feltrinelli .

    Grazie per la dritta, Melchisedec ! Spero che anche tu continuerai a leggere la Doody, io ho trovato tutti i suoi racconti godibilissimi, salvo forse “Aristotele e i veleni di Atene” , nel quale sono presenti alcuni particolari riguardanti la morte di Socrate non proprio piacevoli, per noi ignoranti degli effetti della cicuta !
    Alla prossima !

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  2. @Bene, Ornella, questa volta mi hai preceduto, sono contento. Ho già intenzione di leggerne un altro, ma appena potrò. Già ce l’ho a casa.

    @Povna, i libri possono essere amori eterni, passioni, amorazzi…passeggeri.

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