Numeri


Personale docente di ruolo in servizio 611.995
supplenti temporanei 97.301
supplenti annuali 17.924
totale supplenti 115.225

assenti per ferie in giorni di lezione (6 giorni/anno) (fruizione media 4 giorni) 14.836 da regolamentare
assenze per assemblee sindacali in orario di lezione ( 9 ore in media) 9.273 nel pomeriggio, per esempio
esoneri legge 104 ( ore/cattedra) (3 giorni al mese) 6.750
permessi aggiornamento e formazione (art.64 CCNL) sempre più scissi dalle materie d’insegnamento
esoneri per diritto allo studio (seconda laurea) 3.055
esoneri per legge 113 1.540
esoneri RSU ( ore/cattedra) (25 ore annue per 1,2 sindacalista per scuola) 1.364
sindacalisti esonerati
esoneri per dottorato di ricerca 650 scegliere tra didattica e ricerca
esoneri per mandato elettorale 430
esoneri RLS ( ore/cattedra) 606
comandati per supporto all’autonomia 500 la rovina della scuola italiana
comandi presso IRRE (ANSAS) 220 a che servono?
comandati presso le associazioni 200 a che servono?
comandati presso il MIUR 140 a che servono?
psicopedagogisti utilizzati 70 a che servono?

totale assenti per comandi, esoneri, utilizzazioni, ferie, permessi 44.723

Quello che un insegnante non deve fare


In queste ore c’è poco da scherzare, ma certi episodi hanno il merito di alleggerire un po’ l’aria pesante, che spira dalla catastrofe antropico-naturale dell’Emilia Romagna.

L’altra mattina una collega, che naviga da trenta anni nel mare sempre in burrasca della scuola italiana, s’è presentata, trafelata, in sala-comandi per un je m’accuse sincero sincero.
A me e all’altra collaboratrice stavano cascando giù le mandibole per lo stupore.

La collega ha interrogato due studenti di primo anno.
E sottolineo primo anno.
A uno ha assegnato 5, all’altro, grazie anche all’impegno indefesso, 7.
Terminata l’ora, il ragazzo con il 5 è uscito dall’aula, inveendo contro la prof. e accusandola di essere stata iniqua nella valutazione.
Al che la collega, di trentennale esperienza, ma molto ingenua, colpita da un momento di debolezza(è una donna dolcissima, una signora d’altri tempi), ha abbassato il voto del beneficiato da 7 a 5, ristabilendo, a suo modo, l’ordine delle cose.
Dopo venti minuti la genitrice del diminuito, avvertita tempestivamente via cellulare, s’è materializzata a scuola* per conferire con la povera collega, apostrofandola con non belle espressioni.

Ora, cara collega dall’esperienza trentennale, tu ci vieni a chiedere consiglio su come agire, quando dovresti essere tu maestra di moniti e consigli?

*Il custode è stato, chiaramente, cazziato a dovere, per avere consentito alla vipera a due teste l’ingresso a scuola senza previo appuntamento con la professoressa.
Troppo buona e debole debole.

5 alla quinta o 55?

In altri tempi me lo sarei inghiottito in un boccone di rimprovero.
Ora, che sono più saggio, me ne sono fatto una risata e ho spiegato le ragioni del no.

Erano appena passati cinque minuti dalla verifica orale, quando l’interrogato, a cui ho dato come voto 5, mi ha chiesto se potesse essere nuovamente interrogato, seduta stante, per recuperare il 5.

Punto primo: due verifiche nello stesso giorno e per la stessa materia, a distanza di cinque minuti l’una dall’altra, mi provocherebbero un pasticcio sul registro, dove le caselline, caro mio virgulto, possono accogliere un solo voto. A meno che io non elevi il 5 alla quinta o lo trascriva nella casella successiva, ma con il rischio che si legga 55 se confermato il cinque, 56 se recuperi con un 6, 57 se recuperi con un sette.

Punto due: probabilmente, affascinato dal gratta e vinci, ritieni che essere interrogato equivalga a grattare.
Ma il grattare non implica il vincere.
Quando uscirai, appena a destra dell’ingresso, c’è un tabacchi ben fornito.
Tenta lì!

Ad un ragazzino di primo anno si può anche perdonare quest’intemperanza, o no?

Il latino-mangime

Mi sono imbarcato, come tanti miei colleghi, nell’avventura dei corsi di recupero.
Di latino, nella fattispecie.
La nota dolente, tra le tante, è che mi sono stati affibbiati degli alunni di classi non mie.
Il corso si è risolto in un autentico sfacelo, sia per il disinteresse generalizzato, sia per le frequentissime ostruzioni di carattere logistico, quali giorni di vacanza(giustificata) a pioggia, impegni dei ragazzi in mille attività pomeridiane coincidenti spesso con le mie lezioni, interruzione dell’energia elettrica, terremoto, impegni collegiali.
Quindi ho svolto soltanto 1/3 delle ore programmate.
Ai due ordini di cause di cui sopra si aggiungono pure difficoltà di natura didattica e metodologica: il latino è uno, ma gli insegnanti siamo tanti e diverso è tra noi l’approccio metodologico.
Tra le tante follie didattiche… qualche collega, a partire dal terzo anno di liceo, costringe gli alunni a tradurre brani d’autore senza l’ausilio del dizionario, dopo avere precedentemente proposto loro almeno dieci brani dello stesso autore e della stessa opera.
Come se fossero galline d’allevamento industriale, i ragazzi vengono fatti ingrassare con dosi massicce di mangime cesariano, illudendosi il collega che qualche cosa, prima o poi, dovrà pur rimanere nella testa dei polli.

Per quanto mi riguarda ho chiuso con i corsi di recupero destinati ad alunni non appartenenti alle mie classi.
Non intendo perderci la salute.

Scuola, territorio di nessuno

La realtà è che le nostre scuole non sono adeguatamente messe in sicurezza e non sono più il luogo dove si crede che i ragazzi siano al sicuro.
Dagli edifici al personale.
I custodi poltriscono davanti alle scrivanie, dedicandosi alle parole crociate.
I bidelli necessitano di un permesso per ogni minimo problema o presunto tale.
Nelle scuole hanno fatto il loro ingresso pure degli ex detenuti, assoldati dalle cooperative e svolgenti mansioni che, vuoi o non vuoi, riguardano i nostri ragazzi.
Non va meglio sotto il profilo igienico: la pulizia dei locali è scarsa, automobili in sosta davanti agli ingressi e, dulcis in fundo, cassonetti della spazzatura.
Durante il giorno a scuola è un viavai di estranei non sempre facilmente riconoscibili: operai a vario titolo, gestori dei distributori automatici di bevande e schifezze varie, genitori che accompagnano e prelevano figli a tutte le ore, e a volte, cacciati da me a pedate, anche nonni, zii, amici.
La scuola è diventata da tempo un luogo di nessuno, svenduto e venduto a tutti.
Un affare per esperti e mangiatori di denaro pubblico.
Con il pretesto dell’apertura al territorio basta un figuro con un minimo di titolo, perché acceda alle nostre aule e al nostro tesoro, i ragazzi.
Li rimproveriamo, li tartassiamo con le verifiche, talvolta litighiamo con loro, ma un dato è certo: noi insegnanti i ragazzi non li vogliamo “toccati” da niente e da nessuno.
Né tanto meno uccisi barbaramente non so da chi.