Si muore un po’ per poter vivere

Non che la cosa m’interessi più di tanto, ma devo contraddire il quotidiano LaRepubblica a proposito di Caterina Caselli, quando afferma che la cantante e discografica è assente dal palco da ben 42 anni. Per l’esattezza sono 22 anni di assenza, infatti l’ultima volta che la Caselli ha calcato le scene di un palco risale al 1990, quando partecipò a Sanremo con la canzone “Bisognerebbe non pensare che a te”, stonando oltretutto clamorosamente. Anche se nel ’68 ero neonato, preferisco sentirla in “Insieme a te non ci sto più”(1968). Melodica e saggiamente struggente.


Una parola, infine, sul concerto per l’Emilia, cui va  il mio plauso per l’iniziativa.
Nel contempo detto concerto mi fa scattare automaticamente la convinzione che, ancora una volta, lo Stato non c’è, nel senso che non ha i mezzi.
E uno Stato senza mezzi(in tal caso finanziari)che affidabilità ha?

Viavai solidale

L’accidente familiare, di cui ho parlato qualche post fa, ha messo in moto una serie di visite  a casa di amici e parenti, lontani e acquisiti, che ha dell’incredibile e dell‘oneroso in termini di contraccambio. Alcuni non so neanche chi siano. Addirittura s’è precipitata, fortunatamente a piccoli gruppi, un’intera generazione di parenti acquisiti che, in nome del concetto di rispetto familiare, e allargato, ha stazionato per qualche ora nel pomeriggio e durante il dopo cena. Cosa implica tutto ciò? Che, appena dovesse verificarsi qualche accidente in una di queste famiglie, so che dovrò restituire la visita. Nei piccoli centri ‘sto viavai è d’uso, è una forma arcaica di solidarietà nel dolore e nel male, che ancora resiste e al quale non posso sottrarmi. Pensavo che, a 25 anni di assenza dal paesello, qualcosa si fosse modificato nei costumi. Invece mi sono sbagliato.

Ma quanto mi pesa!

Che t’aggia di’?

Tra qualche giorno la blogger e collega(lontana) Lanoisette convola a nozze con il suo Benza. Di persona non li conosco, però attraverso il blog presumo di avere capito che l’ironia è la nota dominante di questa coppia, per me virtuale, ma di fatto stra-reale. Non trovando altro modo per formulare gli auguri, ho pensato di dedicare loro questo clip di qualche anno fa. Una canzone pop molto ironica e originale. Come d’altro canto appaiono i due sposi.

Mel

File

Ci sono comportamenti che mi fanno imbestialire.
Sono dovuto riandare al supermercato per acquistare una confezione d’acqua, pur avendo poco prima fatto la spesa.
Tipica dimenticanza.
Mi metto in fila, anche se non è chiaro se sia una fila stare a branco di pecore davanti alla cassa.
Un cliente, un uomo di 50 anni circa, permette a due signore che passino prima di lui.
E fin qui posso anche non dire nulla.
Ma quando dichiara ad alta voce di averle fatte passare perché sono donne e hanno da fare a casa, erano circa le 19.30, allora avrei voluto insorgere.
Il verme solitario mi ha poi lanciato uno sguardo, ha osservato attentamente il mio misero carico e con indifferenza ha scaricato sul tapis roulant tutta la sua mercanzia.
Io, dal canto mio, ho assunto un’espressione marmorea e glaciale, ignorando la sua mancanza di urbanità.
Ma, se sa leggere bene in faccia alle persone, ha percepito tutto il mio disprezzo.

Davanti a una cassa, si cede il posto a chi ha un solo prodotto o a chi è donna?
Questo non è rispetto per il gentil sesso, ma cafoneria autentica.

Intorno

A pomeriggio inoltrato, seduto su una panchina. E all’ombra.
Lo stridulo cachinno delle rondini tra il miagolio incerto di una micia e il vento poetico che mi spira nella testa.


Che voli di rondini intorno!
Ne ho compreso finalmente il senso.
Il poeta deve stare su una posizione comoda, probabilmente seduto e per giunta in una zona d’ombra, infatti se si limitasse a sollevare il capo in alto, in direzione del cielo, i suoi occhi potrebbero seguire, al massimo, una o più rondini muoversi, ma non ne potrebbero cogliere il moto circolare e circoscritto. Perché il movimento possa essere ritratto e trascritto in parole, è necessario avere il quadro di tutto il movimento circolare e ciò è possibile soltanto grazie alle ombre proiettate sulla porzione di terra illuminata dal sole. Immaginiamo due panchine, di cui una al sole; quella che c’interessa, come punto di osservazione, è all’ombra. Seduto, il poeta legge o scrive e, anche se non vuole, l’occhio è costretto a cogliere anche lo spazio che c’è fuori dal libro; egli non vede le rondini che volteggiano sul suo capo, ma ne scorge le ombre proiettate sulla fetta di luce. Ombre di rondini che ruotano regolari almeno per ogni giro competo e veloci. Suoni(gridi) e ombre si fanno poesia, mentre gradita giunge la sera.


Ora il miagolio s’è spezzato, ma è comparsa la micia.
Muso bianco, pelo grigio e chiazze di rosa-beige.
Si dilegua subito dopo dietro un cespuglio, ma mezza coda svetta fuori.