Caratterizzare un personaggio

Oggi voglio parlare di fruizione televisiva. Intanto non so come sia andata a voi con il digitale terrestre, ennesima presa in giro all’italiana. Certamente la qualità delle immagini è migliorata notevolmente, sebbene talvolta si verifichino brevi momenti di “segnale debole o assente”, che poi producono il medesimo effetto, ma, detto ciò, quale rivoluzione avrebbe determinato il digitale terrestre? In provincia, rispetto al capoluogo, non è cambiato nulla, anzi la situazione è peggiorata. Non è più possibile seguire almeno un’edizione del notiziario regionale, infatti le storiche tv locali sembrano siano state risucchiate dall’inghiottitoio del digitale, mentre al contrario proliferano indefinibili canali televisivi, con la denominazione di Italia e un’infinita sequenza di numeri cardinali, dal 2 a salire, che trasmettono musica, aste di quadri, gioielli e prodotti di vario tipo, show di balere e cantanti improvvisati di scarso valore artistico. Per non parlare poi della geminazione dei canali Mediaset e dei relativi accoliti, che occupano più di un numero digitale, e di La7, che si riproduce mostruosamente su più canali. Molte tv satellitari, dai nomi poco televisivi(Vero, Real Time), sono migrate anche sul digitale, quindi è possibile seguirle su doppio canale. Insomma il quadro è deludente, perciò, tirando le somme, personalmente ripiego su qualche bel film. Sto così rivedendo i gloriosi film legati a 007(fino agli anni ’70, mi piacciono di meno i successivi), gli intramontabili e sporadicamente alcuni di recente produzione, che non ho avuto modo di conoscere, quando furono proposti sul grande schermo. Tra gli intramontabili come non citare quelli la cui regia è affidata a Billy Wilder? Ieri sera è stato uno scialo seguire “Testimone d’accusa”, per la cui trama rimando qui. Mettendo a confronto il vecchio e il nuovo, ho notato innanzitutto la tendenza dei registi del passato a mettere in luce la caratterizzazione dei personaggi, il cui profilo viene curato nei minimi dettagli, per cui è inevitabile che certi personaggi rimangano indelebilmente impressi. Nel film “Testimone d’accusa” Wilder tratteggia magistralmente, per esempio, la governante di Emily French, Janet McKenzie; nel corso della requisitoria più volte il giudice è costretto a stoppare la vecchia e pettegola Janet alla cui testimonianza lei aggiunge considerazioni o digressioni del tutto fuori tema rispetto al dibattimento. Anche l’esodo dalla scena rispetta il modello della pettegola moralista: impettita e tronfia, sguscia via dal tribunale non senza prima sostare al centro dell’aula per fulminare con uno sguardo di condanna colui che crede assassino di Emily French. Altro esempio di personaggio a tutto tondo è l’avvocato di Mr. Vole, Sir Wilfrid; il suo amore viscerale per il trionfo della giustizia è tale che, sebbene il proprio cliente venga assolto, tuttavia continua a nutrire dei dubbi anche dopo il verdetto. L’epilogo finale, meraviglia di sceneggiatura, confermerà i suoi sospetti.
Sul fronte del nuovo, ho visto un film pregevole, LE RICAMATRICI, pellicola che mi era sfuggita. Il tema della maternità e l’amicizia tra due donne, una giovane impiegata che, proprio a partire dall’evento di una gravidanza inaspettata(?), e come nella peggiore delle ipotesi il padre è un uomo sposato, che non intende abbandonare la moglie né riconoscere il figliolo, coltiva il proprio sogno, ossia diventare una ricamatrice d’eccellenza, e quella di una donna, artigiana navigata d’alta moda, abbastanza affermata, che perde il proprio figlio per via di un incidente con la moto. Tra le due donne si instaura dapprima un rapporto di lavoro che gradualmente sboccia in un’autentica amicizia di mutuo e umanissimo scambio: la giovane ricamatrice, Claire, apprende tramite Mme Melikian l’arte del ricamo, ma anche quella di amare la creatura che le cresce in grembo e, a sua volta, Mme Melikian riesce a elaborare tramite Claire il lutto per la perdita del figlio, sfuggendo così alla depressione e alla morte per suicidio. Eccellente film, ma i personaggi? Non sarebbe possibile parlare di caratterizzazione, tanto è vero che personalmente non sarei in grado di stabilire quali siano i profili umani e morali dell’una e dell’altra. Peccherò di presunzione, ma mi pare che il cinema contemporaneo non sempre si dedichi alla costruzione di personaggi, il cui profilo possa fissarsi indelebilmente nella memoria del fruitore. Sicuramente perché la sensibilità è cambiata, ma talvolta sembra che sia più un vezzo dire “la sensibilità indefinibile di noi post moderni” che la sostanza delle cose. Per dire l’ultima su “Le ricamatrici”, della giovane rimane impresso l’abbigliamento, il cui colore preferito è il verde(scelta simbolica?) nelle sue varie tonalità, della ricamatrice navigata la tristezza sul volto, pur con qualche sorriso nello scioglimento finale. Quindi temi eccelsi, arte della recitazione discreta, ma caratterizzazione scarsa.

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12 risposte a Caratterizzare un personaggio

  1. 'povna ha detto:

    I film della grande tradizione hollywoodiana puntavano alla costruzione di trama attraverso la presenza dei grandi attori (divismo) e dei medi attori caratteristi, e proprio per questo la costruzione del personaggio era essenziale per relazionarsi con il pubblico (che sovrapponeva personaggi e attori) e ottenere il successo della pellicola.
    Il sistema post grande Hollywood è cambiato anche negli USA, ma in ogni caso a confronto, anche negli stessi anni, il cinema europeo (nella cui tradizione si inserisce anche Le ricamatrici) proponeva strade diverse e molto meno centrate sul personaggio (perché secondario era lo scopo, tutto american-hollywoodiano) di raccontare storie.
    Detto questo, Billy Wilder resta sempre Billy Wilder, una di quelle cose che si guardano volentieri a prescindere, non so come dire!

    (Sul digitale per me dipende dalle zone: nella casa vecchia prendevo poco e nulla; qui prendo ciò che mi serve e mi basta per essere felice – cioè appunto le varie edizioni della 7, Rainews e RaiStoria!)

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  2. Anonimo SQ ha detto:

    Immensi gli attori di quel film: Marlene Dietrich (se non ricordo male) la dark Lady (in realtà la vittima x troppo amore), Tyrone Power (il bello ma NON buono, per stridere con gli stereotipi), il caratterista che fa l’avvocato, semplicemente incredibile (non ricordo il nome) col thermos di acqua/gin.
    Una curiosità: è in B/N o a colori ? Io lo ricordo in B/N, ma erano altri tempi televisivi, quelli della mia infanzia (anni ’60).

    Anonimo SQ

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  3. tenebraetenebrae ha detto:

    Digitale terrestre: sistema sensibile ai movimenti dei gatti…dei vicini (cioè se il micio dei vicini starnutisce, questo è sufficiente a far sparire il segnale del canale che sto vedendo).
    Io tutte le sere litigo con Italia1: voglio rivedere le repliche di CSI e prima di riuscire a mettermi comodo devo trovare una posizione tipo fior di loto al contrario…

    Come in molte cose: il digitale lo gestisco io, non è lui a gestire me
    (e forse talvolta perdo qualche programma, ma meglio uscir di casa piuttosto che cocacolizzarmi il cervello davanti al tubo catodico)

    Saluti Mel

    t&t

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  4. ornella ha detto:

    Digitale terrestre ? Sparite pure qui le tv locali ( ma lo avevano annunciato, si sapeva!) , un marasma di canali, repliche a non finire e, molte sere, per non dire tutte, non ci sta una beata m…..a da vedere.

    E poi ci tocca pagare il canone.

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  5. melchisedec ha detto:

    @T&T, mai sentito “cocacolizzarsi” il cervello ! Bellissimo. Si esce se vale la pena, altrimenti libri o tv. Saluti a te!

    @Ecco, Ornella, non sono l’unico a lamentarmi.

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  6. Anonimo SQ ha detto:

    Ma voi credete ancora alla televisione ?
    Tempo perso!!!

    Anonimo SQ

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  7. melchisedec ha detto:

    Non credo sia tempo perso; il 70% è spazzatura, un 30% va bene, Anonimo SQ. Almeno per me.

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  8. Anonimo ha detto:

    In tempi non sospetti, prima del passaggio dell’analogico al digitale, ricordo il direttore di TV Cento Marche che ammoniva su possibili problemi dovuti alla penuria di frequenze libere, in contemporanea all’esorbitante richiesta di servizio da parte dell’immediato est (litorale slavo). Ora non so se le motivazioni siano ancora queste, ma di sicuro il sistema fa acqua da tutte le parti. Non so quante volte ho reinstallato la lista canali e ancora i risultati sono scarsi. Però Mediaset si vede sempre ….chissà perchè, magari in maniera provvisoria ma i suoi canali sono sempre presenti. Sarò io che penso male…
    Una delle cose più orripilanti che ho visto su un network era una specie di gara fra ricchissime adolescenti americane nel mostrare chi avesse la villa dei propri genitori più bella. Chi sa se ce l’hanno l’IMU in America.
    Ok me la smetto… e viva chi mi ha ritrasmesso i Jefferson

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    • melchisedec ha detto:

      Ray, quoto in tutto il tuo commento. Mi ero illuso che il digitale desse più spazio alle realtà locali. Invece no. Rimpiango gli anni ’80 e le emittenti locali dai nomi più fantasiosi… e non solo. 🙂

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  9. Raymond ha detto:

    Pardon … Ray è lo sgrammaticato anomino del comemnto precedente … quello dei Jefferson – ad minchiam 🙂

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